Rate e debiti: com’è la situazione in Italia?

Tradizionalmente le famiglie italiane non facevano debiti. Vuoi per una radicata cultura del risparmio, vuoi per un sistema di leggi che non rendeva troppo facile l’accesso al prestito. Fatto sta che in Italia il numero dei piccoli debitori in difficoltà era un fenomeno marginale. Almeno fino a prima della crisi, per anni infatti l’Italia ha sperimentato una crescita economica continua. Poi la crisi ha messo in difficoltà molte famiglie, che si sono trovate in una situazione complessa di troppe rate, troppo alte, da pagare. Una tendenza pericolosa, che oggi dà segno di invertirsi. Se nel 2012, secondo la Banca d’Italia, le famiglie con un carico eccessivo di debiti erano il 5,4% del totale, nel 2014 la percentuale è scesa al 5,1%. In termini assoluti, significa che un milione e 200 mila nuclei familiari non riescono a pagare le rate del mutuo o della macchina. Un numero comunque elevato, soprattutto se paragonato al 2000, quando le famiglie sovraindebitate non superavano le 200 mila unità.

Quando è troppo?

Sono due i criteri per stabilire la situazione di sovraindebitamento. In primo luogo bisogna stimare il proprio patrimonio familiare: si è in difficoltà quando la sua vendita non è in grado, nel breve periodo, di coprire tutte le passività, siano esse verso banche, finanziarie, imprese, altri familiari o amici. In secondo luogo bisogna valutare il disavanzo tra patrimonio e passività: se è superiore al 30% del reddito annuo della famiglia bisogna prendere provvedimenti per non trovarsi in una situazione via via sempre peggiore.

Il Piano del consumatore

Molte situazioni si possono risolvere solo con un intervento coordinato e concordato di transazione e ripianificazione del debito, per evitare di piombare definitivamente in una situazione di povertà irrecuperabile. In Italia, ultimo tra i paesi d’Europa, la legge numero 3 del 2012 detta Piano del consumatore, ha previsto strumenti per risolvere le crisi da sovraindebitamento, per evitare che le famiglie falliscano e finiscano nelle mani dei creditori (se non in quelle degli strozzini) senza alcuna protezione. Attenzione però: non tutti possono accedere alla procedura e – soprattutto – non è una passeggiata. La legge dà possibilità di concordare con i creditori un piano di ristrutturazione dei debiti fino a una soluzione definitiva. Possono farne richiesta i consumatori che hanno contratto debiti per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta e che devono dimostrare di trovarsi in debito “senza colpa”, per cause sopravvenute. Questa valutazione è affidata al giudice. La procedura non è gratuita (vanno messi in conto i costi dell’avvocato) e si può richiedere una sola volta ogni cinque anni. Per risolvere il problema si parte dal Tribunale. Se la condizione economica è cambiata nel tempo e non corrisponde a quella dichiarata a suo tempo quando si ottennero i prestiti, oppure se le rate sono troppo alte e superano il 50% del reddito, si può chiedere la sospensione dei pagamenti. Inoltre, come per le aziende, si può negoziare un “Saldo e stralcio” sostenibile, con uno sconto della somma da pagare. È importante non aver paura, avere il coraggio di constatare la propria situazione di difficoltà e decidere di agire prima possibile, rivolgendosi a consulenti esperti e affidabili. Anche dai debiti si può uscire.

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