Riciclare pannolini e assorbenti

Pannolini, pannoloni e assorbenti producono 900mila tonnellate di rifiuti l’anno, il 3,7% del totale dei rifiuti urbani. Finalmente riciclare si può, anche in Italia.

Chi ha bambini sa quanto siano complicati i pannolini. Se ne usano tantissimi, si produce un sacco di spazzatura, difficile da gestire. Sono un rifiuto complicato e ingombrante, oltre che maleodorante. Da qualche tempo però in Italia le cose stanno cambiando: lo scorso anno è stato approvato il decreto End of Waste, che consente anche di riciclare  pannolini e assorbenti.

Pannolini e assorbenti: 900mila tonnellate di spazzatura

I pannolini e gli assorbenti sono sempre stati considerati rifiuti non riciclabili. Si parla di 900.000 tonnellate l’anno di rifiuti da prodotti assorbenti (il 3,7% del totale dei rifiuti urbani annui), che ogni anno finiscono in discarica come rifiuti indifferenziati. Basti pensare che solo un bambino, nel corso dei suoi primi tre anni di vita, consuma circa 6.000 pannolini, praticamente una tonnellata di spazzatura. Altroconsumo ha reso l’idea con una immagine: ipotizzando di sovrapporre quei pannolini uno sull’altro, si potrebbe costruire una pila di pannolini più alta della torre di Pisa. Senza sottovalutare che per il loro smaltimento in discarica sono necessari 500 anni e che, quando finiscono negli inceneritori, è necessario un trattamento preventivo specifico per motivi igienici e per permettere al materiale di bruciare correttamente. Ma così è se si usano pannolini e assorbenti usa e getta. Almeno fino allo scorso anno, quando il decreto End of Waste del ministro Sergio Costa ha finalmente autorizzato l’avvio del primo impianto al mondo di riciclaggio di pannolini e assorbenti, pronto già da tempo a Lovadina di Spresiano, in provincia di Treviso.

Il primo impianto al mondo per riciclare pannolini

L’impianto veneto, gestito dall’azienda di servizi ambientali Contarina e frutto della tecnologia di Fater Smart (ramo della joint venture tra Procter & Gamble e gruppo Angelini che produce le linee Pampers, Lines e Tampax) nasce da un progetto lungo dieci anni. Sebbene qualificato per lavorare su scala industriale, oggi opera al 15% della sua capacità, in attesa dell’autorizzazione della Regione Veneto alla piena industrializzazione. “Qualora la nostra tecnologia fosse espansa su scala industriale – ha commentato Giovanni Teodorani Fabbri, direttore generale di FaterSmart in un’intervista- potremmo permetterci su tutto il territorio nazionale di evitare di gettare in discarica un volume di rifiuti pari a quello occupato da due colossei o 14 campo di calcio ogni anno”.

Le fasi del riciclo

Il processo di riciclo prevede tre fasi: quella di raccolta nei Comuni e accumulo nella porta d’accesso. Poi avviene lo stoccaggio e il trasporto verso le unità centrali della macchina. Nella seconda fase la componente organica viene eliminata, i prodotti assorbenti usati vengono sterilizzati e i materiali costituenti vengono pre-separati. Poi, dei nastri trasportano i prodotti nell’essiccatore, dove vengono asciugati. Questo processo consente l’abbattimento dei cattivi odori e l’eliminazione di tutti i potenziali agenti patogeni. Durante la fase finale avviene la vera e propria trasformazione. Una batteria di separatori in serie, attraverso un sistema di cilindri rotanti, separa e recupera le materie prime seconde. L’impianto a pieno regime può riciclare 10mila tonnellate l’anno di prodotti assorbenti per la persona, recuperando il 100% delle materie prime che li compongono. Da ogni tonnellata di questi rifiuti si ottengono 150Kg di cellulosa, 75Kg di plastica e 75Kg di polimero super assorbente.

La nuova vita dei pannolini

Lo smaltimento e la trasformazione di pannolini, pannoloni e assorbenti permette a fine processo di ottenere plastica riutilizzabile, per esempio per i giochi da giardino nei parchi urbani o per gli arredi: per esempio con 227 chili di pannolini usati riciclati si può produrre una sedia di plastica. Non solo, l’impianto permette di ottenere anche cellulosa per biocarburante, per i capi d’abbigliamento in viscosa e polimero superassorbente, il principale materiale di cui sono composti questi prodotti. Infine lo smaltimento dei pap permetterà di riciclare il materiale in ambito florovivaistico.

La raccolta differenziata

Chiaro è, che con la legge approvata e gli impianti a regime, è necessario l’impegno e lo sforzo dei cittadini. Il presupposto fondamentale di tutto il processo di riciclo e trasformazione è chiaramente una corretta raccolta differenziata. Oggi circa 12 milioni di italiani, il 20% della popolazione complessiva, sono serviti da raccolta differenziata per i prodotti assorbenti per la persona. Circa 800 comuni in Italia hanno un servizio di raccolta dedicato per pannolini, pannoloni per incontinenti e assorbenti femminili. I Comuni che si stanno attrezzando con cassonetti, centri raccolta o porta a porta stanno aumentando, ma alcuni cittadini purtroppo non lo sanno neanche. Il consiglio è quindi quello di recarsi negli uffici del proprio Comune di residenza e chiedere se il servizio esiste.

Le alternative

E poi esiste una storia diversa. Ci sono mamme e papà che optano per i pannolini lavabili, e donne che utilizzano la coppetta mestruale, cambiando la taglia dopo aver partorito. Se sui pannolini lavabili c’è tutto un complicatissimo conteggio (oltre alla fatica) che mette a confronto l’energia utilizzata per lavare pannolini e qualche vestito in più a causa delle fuoriuscite (più probabili che nei pannolini usa e getta), sulla coppetta mestruale non si può discutere e, tra l’altro, le donne che iniziano ad usarla non tornerebbero mai indietro, per l’ambiente per l’indiscussa comodità.

 

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