Circo Contemporaneo

Chiunque ha qualcosa di straordinario, qualcosa di positivo da esprimere e far ammirare. Questa convinzione è la base del Circo Contemporaneo. Non c’è nulla di più magico del portare lo straordinario nel quotidiano, del trasformare l’impossibile in qualcosa da imparare, del superare i propri limiti e mettersi alla prova. Il Circo Contemporaneo (o Nouveau Cirque) non ha nulla a che vedere con la tradizione di Moira Orfei o la spettacolarità del Cirque du Soleil: “Si va oltre il gesto tecnico puro, ogni spettacolo racconta una storia – spiega Riccardo Massidda, Insegnante presso la Scuola Professionale Flic della Reale Società Ginnastica di Torino, la più antica d’Italia – l’obiettivo è mandare un messaggio attraverso il simbolismo del circo”. Si abbandona la sequenza di singoli “numeri”, in favore di spettacoli in cui espressione, drammaturgia, scrittura e tecnica si fondono completamente. “La differenza tra Cirque du Soleil e Circo Contemporaneo è la stessa che c’è tra un colossal cinematografico pieno di effetti speciali e pubblicità e un film d’autore. Non è detto che il secondo sia necessariamente più noioso, è solo meno appariscente”.

Dai grandi ai piccini

Si parte dai 3 anni, con percorsi e attrezzature adattate all’età e alla preparazione di ognuno. Si inizia dalla manipolazione di oggetti, giocoleria e palline arrivando fino ai primi rudimenti di equilibrio. Già a 6 anni è possibile camminare sul filo, è una delle prime cose che si imparano insieme alle evoluzioni su tessuti e trapezio. Non c’è un’età per iniziare, né serve una formazione minima di danza, ginnastica o teatro. Non esiste neanche differenza di genere, le classi sono sempre miste. Nel Circo Contemporaneo si valorizza il singolo, lavorando su fisicità ed espressività individuali. È un percorso incrementale, non si tratta di essere o non essere portati, ciò che conta è la voglia di mettersi in gioco”.

Giocare è una cosa seria

Per i più piccoli tutto è basato sulla psicomotricità. Si propongono giochi propedeutici al lavoro formativo, con movimenti che aiutino a stimolare pensiero e reattività, ovviamente in estrema sicurezza. Ogni sessione è a metà tra scuola di teatro e ginnastica, si lavora in gruppo per favorire la socializzazione e lo sviluppo della fiducia, in se stessi e nei compagni. Dalla coordinazione alle cadute, alle leve, non si tratta mai di preparazione fisica, ma di giocare, di allenare la mente divertendosi. Come nella danza, si lavora con la musica, che non si segue come in una coreografia, ma si usa per sviluppare una propria musicalità interna. Come per il teatro si tratta di un’esibizione da presentare al pubblico, di una storia da raccontare, ma ciò avviene attraverso un linguaggio inedito, innaturale e fragile”.

L’unione tra sport e arte

Non ci sono gare da vincere, ci sono spettacoli in cui esprimersi, pertanto la competizione è solo con se stessi, è sinonimo di volontà di superare i propri limiti. Le parole d’ordine sono concentrazione, forza fisica e mentale, equilibrio e spirito di sacrificio. Sbagliare non è mai una colpa, ma un passo avanti, l’errore fa parte del percorso di apprendimento. Superare le difficoltà grazie alla costanza e all’impegno è motivo di orgoglio, permette al bambino di acquisire sicurezza, di imparare a rispettare il lavoro degli altri e il loro diritto di esprimersi. Questa consapevolezza fa da freno all’eccessivo esibizionismo o al protagonismo. L’umiltà incontra la soddisfazione grazie alla fatica, perché le scorciatoie non esistono. Abituarsi ad affrontare un pubblico fin da piccoli, infine, insegna a gestire l’emotività, aspetto che potrà tornare utile sul piano relazionale e poi lavorativo, dalle interrogazioni a scuola al public speaking”.

Innamorarsi della fragilità di un gesto

“La sensazione è di vivere la magia della fragilità. Il gesto circense, per antonomasia, è un gesto fragile ed è proprio questo che lo rende così affascinante. Il pubblico è rapito dal bassissimo margine di errore che caratterizza un movimento, solitamente rapido e complesso. II tempo di un salto mortale è inferiore a un secondo, ma occorre lavorare tantissimo per eseguirlo. Riuscire in un gesto tecnico così precario e innaturale significa esprimersi usando un vocabolario fisico nuovo, un linguaggio simbolico, che spinge oltre i limiti e rende, anche se solo per un secondo, straordinari”.

[Tatiana Zarik]

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