Mamma e papà, decidete voi! Il brutto vizio di dare troppe alternative

Dare troppe alternative ai bambini può mandarli in confusione. Come in molte situazioni: “Meno è meglio”

Quante volte per stanchezza, voglia di accontentare o semplice abitudine, abbiamo dato mille alternative ai nostri figli? “Per colazione vuoi latte e biscotti? Preferisci pane e marmellata? Una brioche? O forse il the?”.

Discussioni di questo genere sono comuni in quasi tutte le famiglie con bambini. Con le repliche di questo teatrino in altri momenti della giornata: a pranzo, a cena e nelle varie attività quotidiane. 

Proporre tante alternative dà al genitore la sensazione di impegnarsi per accontentare il proprio figlio e non deluderlo. Ma è davvero un atteggiamento positivo?

Troppe alternative, tanto caos

I bambini hanno bisogno di poche opzioni tra cui scegliere. Quando sono troppe si rischia il caos.

Spesso, quando proponiamo più possibilità, anziché avere bambini entusiasti da tutta questa abbondanza, ci ritroviamo arrabbiature, frustrazioni, musi lunghi, rifiuti contrariati. Esattamente come nelle loro camerette, meno cose ci sono, più ordine e tranquillità si hanno.

Cosa succede quando i bambini si trovano davanti tantissimi giochi? Il caos! Tutto viene tirato fuori, provato, si gioca un po’ con una cosa, la si abbandona e si va di corsa verso un’altra. La confusione si impossessa dell’ambiente.

La stessa cosa succede quando ai bambini si danno troppe alternative tra cui scegliere. Che sia cosa mangiare per merenda, dove andare durante la passeggiata o che vestito mettere per uscire, ai bambini serve che qualcuno metta dei confini e che faccia una prima selezione in modo da lasciare il lavoro minore a lui o lei.

Un bambino, quando si trova nella scomoda posizione di dover scegliere tra tante alternative, può arrivare a sentirsi molto solo, perché vorrebbe qualcuno vicino a lui in grado di prendersi sulle spalle il fardello della scelta.

Decidere per lui è, in poche parole, farlo sentire sicuro e accudito.

Meno opzioni, più leggerezza

Lo dicono più o meno tutti i manuali sull’ordine e la gestione della casa, meno è meglio. Come il saggio di Marie Kondo “Il magico potere del riordino”, in cui si spiega come eliminare il superfluo per semplificarsi la vita.

Si può utilizzare la stessa tecnica come metodo per comunicare con i nostri bambini, non solo per fare pulizia nei cassetti. In questo modo si riusciranno a ridurre litigi e tempi morti, coinvolgendo comunque i bambini e facendoli sentire partecipi del processo decisionale.

Questo è il punto centrale, non escluderli dalla decisione ma allo stesso tempo non lasciare tutta la responsabilità della scelta sulle loro spalle. Mettere in atto queste strategie è più semplice di quanto sembri.

Per esempio, per scegliere gli abiti da indossare, si possono preselezionare due capi tra cui poi il bambino deciderà. La sua sete di autonomia sarà soddisfatta, poiché avrà scelto da solo, ma senza eccessivo stress.

Il grande vantaggio di essere un genitore assertivo

Quando bisogna fare qualcosa per cui non sono previste alternative, per  esempio uscire per andare a un appuntamento o a una visita, un buon genitore sa che deve mettere la frase in modo tale da non lasciare al piccolo la possibilità di ribellarsi o rifiutarsi.

Le parole usate importanti. Al posto di un “hai voglia di uscire a fare la spesa?” che lascia aperte troppe strade, meglio un fermo: “tra dieci minuti dobbiamo uscire per andare a fare la spesa. Adesso finisci il disegno, così possiamo prepararci”.

In questo modo il bambino avrà una cornice entro cui muoversi, un tempo definito e un obiettivo chiaro.

Per il cibo vale la stessa regola, anticiparlo, preselezionare al massimo due alternative e non lasciare troppe scelte. “Per pranzo preferisci la pasta? O la mozzarella? La fettina o la frittata?” non va bene. Meglio un semplice “per pranzo ci sono gli spaghetti al pomodoro, so che ti piacciono tanto, poi se vuoi possiamo mangiare una fetta di mozzarella”.

Marcare i confini, creare dei limiti e dare al bambino degli appigli a cui aggrapparsi, in modo che sappia che a lui, ci pensano mamma e papà.

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