Una vita di corsa

Che si interpreti letteralmente o metaforicamente, si corre molto più di quanto non si pensi. I grandi, nella maggior parte dei casi, corrono perché sono in ritardo e pieni di impegni, i piccoli, più saggi, lo fanno per gioco. Correre è naturale, soprattutto per i bambini. Corrono al parco con gli amichetti, all’uscita della scuola per arrivare il prima possibile tra le braccia di mamma e papà, o quando hanno la coscienza sporca e vogliono evitare la strigliata… Corrono sempre, ma senza pensarci troppo su. La corsa, intesa come attività sportiva, viene di solito associata all’età adulta. Molti runner sono genitori che, ritagliandosi un po’ di tempo, si concedono di staccare la mente, almeno per qualche chilometro alla settimana. Ci sono addirittura blog, come il seguitissimo “Quanto corri papà!” del giornalista, papà e ultra trailer Carlo Dagradi, dove è possibile trovare informazioni, trucchi e consigli su come “allenarsi senza provocare esaurimenti nervosi a moglie e figli”.

Correre può diventare un’attività sportiva vera e propria anche per i più piccoli, come ci spiega Giuseppe Tagliente, istruttore Fidal dal 2012: “Dai 6 anni si può iniziare con un allenamento in forma ludica, una volta a settimana. La corsa è alla base di tutti gli sport, anche solo come riscaldamento, insegna la costanza nel perseguire un obiettivo e a graduare lo sforzo. Correndo con disciplina, si impara a non aver paura della fatica, con la quale si instaura un rapporto equilibrato. Chi pratica podismo in tenera età, lo deve fare come complemento ad altri sport, perché da piccoli è importante sviluppare tutti gli schemi motori di base”.

Esistono diversi tipi di corsa? “I più piccoli possono cimentarsi in tre grossi filoni: c’è la corsa in montagna, che sviluppa forza e resistenza, con distanze che non superino i mille metri e con un dislivello compreso, sia in salita che in discesa, tra i 75m/km e i 100m/km; l’altra opzione è la corsa su strada, per aumentare la resistenza, con distanze ad hoc per i più piccoli, tra i 200 e i 600 metri; infine c’è la corsa in pista, per lavorare anche sulla velocità, con tratti di 50, 60 e 600 metri”.

Dal correre per gioco, all’imparare a correre giocando. In che cosa consiste un allenamento? “Tutto si svolge generalmente all’aperto, in un parco o in pista. Si inizia con una fase di riscaldamento che prevede giochi come palla avvelenata o lo sparviero. Si passa poi a giochi più specifici per la velocità o la resistenza, tipo staffette, corse con ostacoli, salti con la corda, percorsi con gradini da salire e scendere. Si gioca a “corri la tua età”, in cui ogni bambino prova a correre per un numero di minuti pari ai suoi anni, oppure a “corri e salta”. Si conclude con una ‘gara’ finale. Tutto ciò avviene tra mini atleti raggruppati per età, senza differenze di genere. Maschi e femmine possono confrontarsi, socializzare, fare amicizia e stare insieme facendo le stessa attività”.

Misurare se stessi, condividendo la stessa strada. “La corsa permette di dare delle soddisfazioni tangibili, perché è un’attività misurabile. È semplice capire quanto si migliora. È importante incoraggiare il mini runner a trovare il proprio ritmo, con pazienza. Può capitare che un bambino giunga all’arrivo piangendo, di solito perché partito troppo forte pensando di dover vincere, basterà spiegargli che la vittoria è arrivare alla fine del percorso con il sorriso. Imparerà che è necessario partire piano e a non guardare cosa fanno gli altri. Si tratta di un’attività individuale, ma può diventare anche di gruppo quando, per esempio, si corre una staffetta o una gara a squadre dove conta il punteggio. I momenti di socializzazione sono molti, mentre si corre è normale parlare con i propri compagni di allenamento. Durante le competizioni è facile diventare amici dei propri avversari diretti, perché sono quelli che arrivano con te al traguardo. Per esperienza, le gare a squadre sono quelle che riescono a creare i più importanti rapporti di amicizia”.

I podisti in erba come arrivano, generalmente, a contatto con questo sport? “Spesso un genitore che corre porta il figlio con sé, magari coinvolgendolo in gare su strada dove sono previsti percorsi di differente lunghezza in base all’età. Vedere la mamma o il papà correre porta un desiderio di emulazione. Io ho cominciato a correre a 35 anni, poco tempo dopo ha iniziato mia moglie e poi anche i miei tre figli, che hanno continuato a praticare parallelamente calcio, basket, nuoto e ginnastica ritmica. Ora corriamo tutti. Insomma, la corsa è diventata una questione di famiglia!”.

[Tatiana Zarik]

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