Saponi, culetti e acidità

Nelle nostre case i “saponi” sono presenti sotto forme di diverso tipo. Piatti, bucato, mani, doccia, capelli e via discorrendo sono i destinatari dei numerosi tipi di sapone che ci circondano. Naturalmente “sapone” è il termine generico per definire qualsiasi sostanza in grado di rendere più bagnabili di quanto lo siano in natura (e, quindi, di eliminare lo sporco) grassi e altre sostanze che si appiccicano a piatti, tessuti, pelle e capelli. Nella formulazione di saponi e detersivi entrano diversi tipi di sostanze, alcune delle quali servono a conferire le proprietà fondamentali (essenzialmente, come sopra descritto, lavare), altre invece proprietà che potremmo definire accessorie (il profumo, per esempio). La capacità di lavare è conferita al sapone da sostanze dette tensioattivi (che, cioè, hanno effetto sulla tensione superficiale dell’acqua). I tensioattivi sono molecole lunghe lunghe, capaci di legarsi da un lato all’acqua e dall’altra ai grassi e alle altre sostanze, permettendo che le due fasi si mescolino più facilmente e che l’acqua si porti via lo sporco. I tipi di tensioattivi esistenti sono numerosi e così anche gli additivi che costituiscono saponi e detersivi. Senza fermarci a fare una classificazione sistematica, è importante conoscere come interagiscono con le cose che ci stanno più a cuore: il servizio di porcellana buono, il foulard ereditato dalla nonna, la pelle delle nostre mani e, soprattutto, la pelle dei nostri bimbi.
Una caratteristica importante è la forza lavante del sapone (o detersivo) e la sua aggressività, conferita anche dagli additivi. I vari saponi possono essere più o meno aggressivi nei confronti di quel che lavano: se è vero che il culetto dei bimbi viene pulito a perfezione dal detersivo dei piatti, non è il caso di usarlo sistematicamente a questo scopo (so che a nessuno verrebbe in mente di farlo); però se dobbiamo lavarci le mani, una goccia di detersivo può andare bene. Idem se siamo in emergenza: un po’ di detersivo da bucato può aiutarci a togliere l’unto dalle pentole (a patto che il profumo di pulito di montagna non dia fastidio mentre cuocete la pasta). Proprio il culetto dei bimbi (o le mani) risulta essere uno dei target più difficili da trattare per la delicatezza intrinseca. Esistono casi, vedi per esempio quello sempre più diffuso della dermatite atopica, in cui non tutti i saponi per pelli delicate sono adatti e si deve ricorrere a formulazioni particolari, i cosiddetti “saponi non saponi”. Molti consigliano in questo caso il sapone di Marsiglia, la varietà più classica di sapone, che si ottiene facendo reagire i grassi (tipicamente olio d’oliva, ma possono essere anche grassi animali, come accadeva nelle nostre campagne fino a un po’ di tempo fa) con la soda. Il sapone di Marsiglia è debolmente basico e quindi si sposa abbastanza bene con la nostra pelle, che è anch’essa debolmente basica. Alcuni dermatologi lo consigliano per il bagno e la doccia, oltre che per i colletti delle camicie. Possiamo considerarlo un buon esempio di sapone dall’uso molteplice.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

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