Son tutti bambini prodigio?

C’è una felice età dell’oro in cui tutti i bambini sono geni e prodigio: diciamo tra i 3 mesi di vita e i primi teen. A sentire i racconti mirabolanti dei genitori, parrebbe che asili e scuole siano frequentati solo da piccoli mozart, leonardo e leopardi pronti a sbocciare. Non c’è nessuno che abbia camminato presto come Martina, parli con l’eloquenza forbita di Marcello, sappia scrivere con la maestria della treenne Carola. Poi, anno dopo anno, lo straordinario e precoce talento si rivela simile a quello di tanti coetanei e il campione in erba si ridimensiona a un simpatico qualunquello, come tutti noi. Qualcuno diventerà sì il gran fisico quantistico che quell’aggrottar di ciglia dei primi mesi lasciava presagire. Ma la maggior parte crescerà normale e a ogni anno di vita perderà un po’ di quella possibile unicità: no, non sarà una campionessa olimpionica di salto in alto, il gran ballerino della Scala, il cyberscrittore del futuro.

È così la vita e va benissimo. Da persone normali si vive probabilmente molto meglio, tra l’altro. E che noia la continua ricerca della superprestazione, del successo a tutti costi. Però sono due le molestie che noi genitori nel nostro smodato entusiasmo nei confronti dei nostri eredi possiamo evitare. Per iniziare, vietato ammorbare amici, conoscenti e colleghi con i racconti senza fine delle imprese uniche e straordinarie del figlio – un po’ di understatement, suvvia. Proibito altresì incensare il piccolo in ogni momento e per ogni microimpresa: crescere con la convinzione di essere superdotato e accorgersi in una presa di coscienza lenta e micidiale che si è dei pivelloni qualsiasi, non fa bene all’autostima di nessuno. È giusto e bello che loro siano l’apogeo dei nostri orizzonti, ma non cresciamoli con l’erronea convinzione di essere il nucleo fulgente dell’universo. Educhiamoli piuttosto al bello di una rassicurante medietà: al piacere di far bene le cose senza voler a tutti costi primeggiare, a collaborare invece di competere, abituandoli fin da piccoli al valore della solidarietà partecipativa. E poi, dopo aver ridimensionato le aspettative raso terra, non potranno che stupirci per smentirci, come sono soliti fare!

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