Stop alla violenza contro le donne!

 
Oltre 6 milioni di donne hanno subito violenza nel corso della loro vita. Non si buttano dati lì così senza contestualizzarli, andrebbe detto di più, certo.  Ma il fatto è che qualunque cosa ci mettiamo intorno, quel numero, rimane impressionante.

L’Onu ha inserito la parità di genere tra i suoi Obiettivi da raggiungere entro il 2030. Tra le altre azioni opportune, leggiamo “Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fine di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento”. L’attenzione c’è e va alimentata. Ma come? 

 

Perché parlare di violenza di genere

Dati Istat alla mano, la violenza contro le donne è ancora un fenomeno grave, diffuso e trasversale tra i diversi status sociali. Negli ultimi cinque anni si osservano segnali di miglioramento, dovuti anche a una maggiore consapevolezza, soprattutto da parte delle donne più giovani. “Le cifre però continuano a essere allarmanti” – spiega Stefania Doglioli, direttrice del Centro Studi e Documentazione del Pensiero Femminile– una donna uccisa ogni 64 ore. Una donna su tre ha subito, nella sua vita, molestie o violenze”. I dati aggiornati sono disponibili on line,  suddivisi per territori, fasce d’età, tipo di violenza e per autori del crimine, e sono piuttosto spaventosi. 

L’importanza delle parole

“Non sono solo le cifre ad allarmare – prosegue Stefania- ma anche alcuni messaggi che ancora, per quanto possa sembrare assurdo, lasciano intendere che esista una giustificazione a certi comportamenti. Capita così di sentir parlare di omicidi conseguenti a presunte “tempeste emotive” , o addirittura ad ambiguità nell’atteggiamento della donna volte ad illudere l’aggressore. La cultura che legittima la violenza contro le donne è fatta di svalutazione e di un tentativo sempre più forte di attaccare i diritti fino ad ora conquistati. Rappresentanti e istituzioni devono fare il loro. E’ necessario, soprattutto in alcuni contesti, che per le donne vi sia una possibilità di scelta, che non le veda solo in ruolo meramente riproduttivo e di cura. C’è bisogno di continua attenzione verso questo tema, per evitare di diminuire gli spazi di libertà e di autodeterminazione di tutte le donne”.

Donne e uomini

“Provate a pensare- suggerisce ancora Stefania- a questa particolarità. La violenza contro le donne è un crimine dell’odio fuori dall’ordinario. Donne e uomini sono stati, infatti, storicamente, i diversi con cui si è obbligati a convivere. In una ricerca condotta da VOX, Osservatorio Italiano sui Diritti sulla distribuzione dell’hate speech, i linguaggi dell’odio, negli ultimi due anni su twitter il 13,5% dei discorsi d’odio è rivolto  contro gli immigrati, l’11,5% i musulmani, il 2,8% gli ebrei, il 50,5%, il primo posto, spetta alle donne. Il rapporto tra i generi si configura come una straordinaria palestra dove potersi abituare a dare valore alla differenza, una palestra a disposizione di tutti, pressochè obbligata. Palestra importante perchè le donne sono l’unica categoria discriminata ad essere maggioranza.  E’ stato – ed è-  impossibile creare distanza fisica, evitare di frequentarle e frequentarsi. Donne e uomini fanno sì che il diverso sia parte della quotidianità. L’odio è una delle risposte al disagio che nasce dalla confusione di doversi rapportare con qualcosa che non si capisce, che sembra troppo distante da sé. 

Agire, concretamente

È appena nato e si chiama Safe, il progetto nazionale che coinvolge associazioni presenti in tutte le regioni italiane. Il suo compito è ambizioso: finanziare interventi educativi destinati alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere. Pensata e voluta dall’APS del Centro Studi e Documentazione del Pensiero Femminile, Safe è la prima agenzia specializzata in fundraising per questo tipo di intervento. “A pochi mesi dalla sua nascita – prosegue Stefania Doglioli- il progetto ha già raccolto adesioni da molte associazioni distribuite tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Puglia, Sardegna e Sicilia.  L’intento è quello di fornire strumenti finanziari e di networking, per favorire azioni di prevenzione e sensibilizzazione nella società. La violenza contro le donne non può essere parte di una società sana e tutte e tutti devono essere coinvolti nel suo contrasto. Per questo è importante favorire anche azioni per i più giovani destinati nell’ambito del sistema scolastico, educativo, formativo e del tempo libero. C’è bisogno di una nuova cultura, per parlare una lingua nuova, dove certe parole, come possesso, sottomissione, dominio, proprietà non esistono più”.

 

Stereotipi e educazione durante la crescita

Sabrina Allegra, sociologa attiva all’interno dell’ Associazione Woman Social Inclusion ci aiuta a fare alcune riflessioni importanti.  Ci sono infatti tappe e  momenti che accompagnano la crescita di bambine e bambini che danno il via a un processo di formazione e interiorizzazione di alcuni stereotipi di genere. “Se per un attimo proviamo a ripercorrere- propone la sociologa- lungo una linea del tempo immaginaria, alcune tappe, tutto diventa chiaro. A partire dall’uso convenzionale di due colori per comunicare al mondo il sesso del/la neonato/a, che poi ritroveremo a scandire esperienze fondamentali per la crescita, come il gioco; ma si ripresentano anche nell’abbigliamento e negli accessori utilizzati per la scuola. Nel mondo degli stereotipi, se ci sono colori “da femmine” e altri “da maschi”, esistono poi anche sport ritenuti essere più o meno femminili e maschili, stesso discorso per le passioni, i giochi, la scelta degli indirizzi formativi, le carriere professionali, e così via. Rispetto alle generazioni passate dei nostri genitori e nonne/i, oggi l’attenzione che ruota intorno all’importanza educativa delle/i minori è fortunatamente cresciuta, in modo particolare per quanto riguarda l’ascolto dei loro bisogni specifici, ma ancora molto è da fare”. 

Educazione e prevenzione

Insomma, il passaggio apparente complesso tra stereotipi e educazione altro non è che roba di tutti i giorni. È proprio nei piccoli gesti quotidiani, in ciò che avviene in casa, nella coppia, nella divisione dei ruoli , a scuola,  che si trasmettono modi possibili di stare in relazione, anche rispetto al genere. Per esempio, chi pulisce, chi cucina, chi lava, chi aggiusta, chi sceglie il film… Non è mai presto per iniziare a imbastire buone basi. Ecco qualche lettura,  per affrontare il tema anche con i nostri figli o studenti, partendo proprio dalle cose di tutti i giorni. Per i più piccoli: 

Il trattore della nonna Collana Giralangolo- Sottosopra, EDT

Sono una ragazza! Collana Giralangolo- Sottosopra, EDT

Lunghicapelli Collana Giralangolo- Sottosopra, EDT

Ettore l’uomo straordinariamente forte – Settenove Edizioni 

Vita di Picciu. L’amico che non si vede – Etrù editore 

E per quelli più grandi, adulti compresi!

Una “savia bambina” Gianni Rodari e i modelli femminili– Settenove Edizioni 

Tutte le ragazze avanti – Add Editore

Una. Io sono Una – Add Editore

Marmocchi– Diabolo Edizioni 

 

 

 

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