Tempo di gratitudine

Fra regali di Natale e auguri di Buon Anno alle finestre la parola “grazie” è nella hit-list delle piú usate. Ma la parola “grazie” è ancora collegata in senso profondo a un sentimento di gratitudine o l’abitudine a pronunciarla disperde l’apprezzamento sincero nell’automatismo? E ogni Natale i bambini si avventano sui regali come nibbi, lasciando noi genitori con un leggero senso d’inquietudine. Adesso son piccoli, ma piú tardi riusciranno a riconoscerlo, assaporarlo e apprezzarlo? E a che età si comincia a provare la gratitudine, in ogni caso? Di fronte a un riottoso mutismo, nevicano copiosi i “guarda che conto fino a tre”, i “come si dice?” E le occhiatacce, seguite da una trita selva di paroline magiche. Ma che frustrazione… E allora è arrivato il tempo di prenderci una pausa e riflettere tutti insieme sul significato della gratitudine. E sulla sua importanza. Quale invito possiamo essere noi alla gratitudine? Come sarebbe prenderci il tempo di ricevere? Come abbassare le barriere e goderci il qui e ora? Ringraziare sviluppa un senso di connessione ed empatia con l’ambiente circostante e focalizza l’attenzione sul momento presente.

Vi presentiamo cinque esercizi di stretching per allenarci insieme alla gratitudine:
1) Di cosa sei grato oggi? A tavola o dopo la storia della buonanotte questa domanda è di per sé un regalo: dedichiamo attenzione rivolgendola e siamo noi l’input per riconoscere che in fin dei conti ogni giorno ha la capacità di sorprenderci piacevolmente.
2) Sei capace d’essere felice per cento giorni di fila? L’hashtag #100HAPPYDAYS spopola e l’invito è il medesimo: individua un motivo di felicità, allega una foto, condividilo su Facebook o Twitter e impegnati a farlo per ben cento giorni di fila! Il 71% delle persone che ha accettato la sfida ci ha rinunciato perché non aveva tempo. Di essere felici. Non viene già voglia di provarci?
3) Il diario della gratitudine: come sarebbe impegnarsi a tenerne uno per un mese intero? Magari in famiglia? Disegnando, ritagliando, tirando fuori glitter, adesivi e quell’estro creativo che noi abbiamo lasciato ai tempi dell’asilo ma che è bello intatto nei nostri fanciullini. Decidiamo quanti punti avrà la nostra lista e facciamoci un piacere: iniziamo!
4) Il riconoscimento. Avete presente il gioco in cui si deve trovare una città, animale, nome di cosa, persona e pianta che inizino con la stessa lettera? In questa versione del gioco ogni partecipante è testato sulla giornata di qualcun altro: cos’ha fatto oggi? Quanto ci ha messo? Per chi l’ha fatto? Contano lavatrici, compiti, apparecchiare e accompagnare a judo. Buffo come “riconoscere” significhi sia “identificare” che “apprezzare”. Chissa perché.
5) Una lettera di ringraziamento è un’arma a doppio taglio: scrivendola potremmo sentirci piú fortunati e grati di esser nei nostri panni e ricevendola potremmo riconoscere l’impatto positivo che non sospettavamo di avere nella vita di qualcun altro. Con un regalo materiale o semplicemente la nostra presenza. E ogni volta che la rileggiamo potremmo risvegliare sensazioni positive ed espansive. Da provare!

Trovar gioia e significato nelle nostre vite, nelle nostre giornate, è un invito a focalizzarci su quel che desideriamo e chiederne ancora. All’universo, alla quotidianità o al momento presente. E poi il modo più semplice di predire il futuro resta pur sempre quello di crearlo, no?

[Chiara Dolza]

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