A Torino viaggio sul tram storico

La partenza è nel cuore della città, in piazza Castello. Non è difficile sentirsi in una favola: c’è Palazzo Madama, Palazzo Reale con la cancellata dei Dioscuri, il Teatro Regio. L’avventura parte da qui, grazie a tre tranvieri che sembrano sbucare da una foto d’epoca: berretti calzati in testa, divise inamidate, sorriso cortese. “Volete salire in carrozza?” Saliamo: la corsa è gratuita, non si paga il biglietto. Chi vuole può lasciare un’offerta per contribuire a sostenere l’associazione nei lavori di recupero.

Sono già undici i tram rimessi in marcia e altri cinque sono in restauro: arrivano da Torino ma anche da Bologna, Roma, Napoli, Monaco. Carrozze curate nei minimi dettagli, arredi in legno, cartelli del capolinea dal sapore antico. Il merito di questo viaggio nel tempo è dell’Associazione Torinese Tram Storici: nei fine settimana organizzano spesso tour guidati (per essere aggiornati basta seguirli sul sito www.atts.to.it o sui profili social).

Ma oggi tocca a noi: si parte! L’autista chiama due bimbe dagli occhi pieni di meraviglia per suonare il campanello che dà il via alla nostra avventura. Siamo sul Crocetta – Regio Parco, anno 1911: ha ancora voglia di correre sui binari. Da piazza Castello scende costeggiando i Giardini Reali: vederli dai finestrini di 130 anni fa è sorprendente. Il piccolo tram si fa posto a colpi di fascino tra le auto dalle carrozzerie metallizzate che scorrono via. I bambini sono senza fiato: Stefano, uno dei settecento (settecento!) volontari dell’associazione, ci racconta curiosità e storie buffe della Torino di una volta. Davanti a noi scorrono le foto delle prime carrozze trainate dai cavalli: sembra di sentire gli zoccoli correre sulla terra battuta, quando ancora non c’erano le lose e il porfido. Anche le fermate non c’erano: si saliva e si scendeva in corsa ed era normale sentir domandare al conducente “Per favore, io abito al fondo di questo isolato, può fermarsi?”. Edmondo De Amicis – scopriamo – ha tratteggiato le atmosfere dell’epoca nel suo “La carrozza di tutti”: c’era la gara a chi saliva e scendeva con più grazia o con più atleticità, si parlava dei lavori in corso, come la realizzazione della Mole dell’Antonelli o il ponte di corso Vittorio, dove c’erano i gabellieri e – giù nel fiume – i barcaioli, che garantivano il passaggio in Crimea al minor costo.

Arriviamo al liberty di via Pietro Micca, creata per avere una via percorribile che da piazza Solferino portasse a piazza Castello. Martina, che ha 7 anni, vince la timidezza e dice a tutti: “Mi sono sentita una principessa in carrozza. Tornerò! Adesso vado a trovare i cugini a Superga, ma farò altre corse”. “Superga! Pensa che un tempo in via Po passava un treno a vapore a cui agganciavano una carrozza che sganciavano a Sassi per attaccarla alla Dentiera. Da qui saresti arrivata dai tuoi cugini in un batter d’occhio, cara principessa!”.

[photo by Fabio Colabello]

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