La tristezza dopo il parto. Ecco come reagire

Quando nasce un figlio è una gioia ma anche un momento di difficoltà. Se si sperimenta un senso di tristezza e inadeguatezza, ecco cosa fare

Quando nasce un figlio è sempre una gioia, una grandissima gioia, ma è anche un momento difficoltà. Ci sono donne che vivono un periodo di tristezza dopo il parto. C’è chi sperimenta un allattamento difficile e un generale senso di inadeguatezza. Insomma, non sono sempre tutte e rose e fiori. Per non lasciarsi andare, bisogna reagire. Ecco come.

Le altre mamme sono tutte più brave?

Per moltissime donne il periodo successivo al parto si rivela faticoso ed è insieme una fatica fisica e psicologica. Vivere con il proprio bambino spesso è un’esperienza diversa da quella che si era immaginata. Sicuramente più faticosa, a parte alcune neomamme fortunate che possono contare su nonne giovani e poco ansiose. Le neomamme, nel delicato periodo post gravidanza, trascorrono molte ore da sole, si ritrovano alle prese con problemi mai affrontati prima. Fronteggiano qualche difficoltà di allattamento. A qualcuna vengono le ragadi, il bambino ha un po’ di coliche e di male al pancino e spesso fa prolungati pianti incomprensibili. A tutto questo si somma, re dei problemi, una stanchezza cronica per le notti insonni che si accumulano.

Certo, la mamma non è sola, spesso ha vicino un dolce neopapà, che tuttavia è anche lui frastornato e spesso impaurito dalla novità. Non sempre l’altro genitore è in grado di dare una mano alla compagna dal punto di vista pratico o emotivo. In compenso, arrivano critiche e consigli da tutte le parti. Consigli spesso non richiesti e critiche per niente utili, che confondono e generano irritazione. Il risultato è che, nel giro di poco tempo, ci si convince di essere una frana. E che tutte le altre madri sono più brave.

Il mito del “farcela da sola a ogni costo”

Di tutta questa esperienza si può far tesoro. Alle volte è sufficiente abbandonare il mito del “farcela da sole a qualunque costo”, per trovare soluzioni di buon senso e di facile realizzazione.

Per esempio. E’ questo il momento di accettare gli aiuti. Può essere qualche parente che si offre per le faccende domestiche. E se il parente è troppo ingerente, ci si può rivolgere a una colf o a un servizio di pulizie.

Un’amica disponibile o una baby sitter sono indispensabili per prendersi qualche ora di meritata distrazione. Serve poco, ma fa sdtare tanto bene: andare dal parrucchiere, fare una passeggiata in centro, concedersi un massaggio. Senza sensi di colpa, perché staccare la spina e occuparsi di qualcosa di bello, che non sia pannolini e biberon fa bene alla neomamma, ma fa bene soprattutto al bambino che ha bisogno di presenze adulte dolci, accudenti e soprattutto rilassate. 

Mai restare sole

Fondamentale è non rimanere sole. perlomeno, non rimanere sole troppo a lungo. Trovare il modo di incontrare altre mamme aiuta a comprendere che tutte abbiamo gli stessi dubbi e le stesse paure. Una bella chiacchierata è quel che serve per smontare, con facilità, la maggior parte dei problemi.

Altra scelta da fare con cura è quella del pediatra. Questa figura medica accompagna i genitori dalla nascita fino alla preadolescenza ed è un punto di riferimento importante. Bisogna scegliere la persona giusta. Qualcuno che ispiri fiducia, con cui si possa parlare apertamente e che rispetti le scelte genitoriali. Se ci si intende, tutto è più facile.

Il pediatra non è peraltro l’unica persona a cui fare riferimento. Se si hanno esigenze specifiche legate all’allattamento o a una particolare fragilità emotiva, ci si può rivolgere ai consultori pediatrici e familiari che sanno fornire il giusto supporto e organizzano gruppi di sostegno. Non tutte hanno un consultorio vicino, ma vale la pena cercare l’indirizzo presso l‘Asl di appartenenza e andare a fare un giro, almeno una volta, per vedere se è la struttura adatta a noi.

Ostetriche, doule e altre figure amiche

Esistono moltissime altre figure che sono esperte di puericultura e che possono diventare importanti per le neomamme. Possono essere gestite da ostetriche, da educatrici o da mamme esperte che seguono la donna prima e dopo la gravidanza, con particolare attenzione all’aspetto psicologico.

Si tratta di risorse a pagamento che, in genere, propongono un pacchetto di incontri da concordare secondo le esigenze.

Ci sono le doule, le accompagnatrici perinatali e altre figure di accompagnamento che supportano la mamma. Non sono figure mediche, ma donne esperte che stanno vicino alla giovane mamma prima, durante e dopo il parto.

Da loro si possono imparare le tecniche e i trucchi per rendere più piacevole il bagnetto, per il massaggio del neonato, per l’allattamento. Queste figure non sono regolamentate in Italia (in Francia, sì, per esempio), ma sono presenze positive e rilassate. Quelle che ci fanno sentire una buona mamma anche se commettiamo qualche errore. Quelle che sanno che nessuno conosce il bambino meglio della sua mamma. Quelle che non ci criticano, non ci svalutano, ma ci aiutano a far procedere per il meglio la nostra belissima esperienza di maternità.

Non ascoltiamo chi – in un modo diretto o subdolo – ci critica o ci svaluta, chi dà consigli non richiesti o ama instillare dubbi anche quando tutto procede per il meglio.

tristezza dopo il parto

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