Pasqua 2017: è scattata la caccia all’uovo

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi. Ma il proverbio sottintende anche un’altra prescrizione: “mai senza un uovo di cioccolato”. Con sorpresa. C’è poco da girarci attorno: quelle prima di Pasqua sono le settimane in cui i bambini si muovono per casa scrutando ogni angolo. Ai raggi X, a caccia di nuovi arrivi, magari nascosti in qualche armadio, ma traditi da pezzi di incarto colorato che spuntano da dietro pile di maglioni accatastati ad arte. E dove non arriva l’occhio, prova l’orecchio: spostando gli oggetti, magari qualche rumore di carta schiacciata potrebbe rivelare più del dovuto. Una caccia all’uovo.

L’uovo dà i numeri

Le cifre, in attesa dei bilanci a consuntivo, hanno già fissato un traguardo chiaro da raggiungere: quella del 2017 è una Pasqua che punta a superare il volume di quasi 30 milioni di uova al cioccolato consumati lo scorso anno. Un quinto abbondante dei quali proveniente da pasticceria (oltre il 20%).

Maschietti e femminucce

In attesa che la caccia dia i suoi frutti, tendenze, mode, passioni e domande sono già chiare e delineate. Con una certezza: rispetto a qualche generazione fa, le cose sono cambiate tantissimo. A cominciare dall’offerta: se una volta le uova erano sostanzialmente tutte uguali, con il solo colore della confezione a lanciare qualche timida indicazione “di genere”, oggi si gioca palesemente a carte scoperte. Le maggiori marche del settore dolciario, che ormai la fanno da padrone sugli scaffali dei negozi e dei centri commerciali, dichiarano apertamente il destinatario dell’uovo in questione. Per lui, o per lei. Senza trucco e senza inganno. Certo: anche senza quel piccolo brivido che una volta resisteva fino alla rottura della custodia di cioccolato, quando il regalino poteva finalmente rivelarsi agli occhi del fortunato (o meno) destinatario. Ora non più: al variare delle dimensioni (piccole, medie o grandi), il fatto che l’uovo sia destinato a un maschietto o a una femminuccia è chiaro fin dall’inizio. Con grande comodità di chi acquista.

Sorpresa senza sorpresa

Non solo: il meccanismo di totale trasparenza riguarda non soltanto il destinatario dell’uovo. Il grado di sorpresa scende ancora di più perché – sempre più spesso – l’uovo rivela anche la tipologia del gioco contenuto al suo interno. Il marchio tradisce l’appartenenza inequivocabile a un determinato personaggio dei cartoni animati, dei fumetti o di qualche serie televisiva. Dunque il margine di imprevedibilità al momento dell’apertura dell’uovo si restringe. Restando in questo ambito, curiosamente si notano alcune derive meno prevedibili: accanto ai personaggi per bambini, ai pupazzi e così via, ci sono anche proposte come la motoGp e simili.

Sorpresa senza uovo

Il discorso si estremizza ancora di più quando, a fronte dell’uovo tradizionale, scompare del tutto l’apporto del cioccolato. Sono prodotti, a forma di uovo, che escono decisamente dall’ambito dolciario, per abbracciare “in toto” quello del giocattolo. La sorpresa per la sorpresa (peraltro già dichiaratissima a confezione chiusa e negli spot televisivi), con tanti saluti ai golosi. Anche adulti. Perché poi, alla fine, chi finisce i “cocci” avanzati, magari riutilizzandoli per fare dolci e torte, sono sempre nonni o genitori.

Occhio all’etichetta

E quando il cioccolato c’è, spesso viene trattato come elemento assolutamente “marginale”: a volte, sulle confezioni o sull’etichetta, si fatica addirittura a trovare la descrizione che sancisca la classica distinzione tra latte e fondente. Spesso il cioccolato vero e proprio è quasi un intruso (soprattutto se si tratta di uova al latte) e i grassi disorientano. Meglio, per esempio, il burro di cacao. E non il tanto vituperato olio di palma, oppure il burro di karitè o quello di cocco. Infine lo zucchero, spesso in eccesso, a volte addirittura oltre il 50 per cento.

L’uovo di sartoria

Non tutto ciò che è Pasqua fa rima con commerciale. Ci sono, resistono (e in alcuni casi difendono le proprie posizioni) alcune tendenze particolari. Per esempio, coloro che scelgono di comprare – a costi decisamente differenti – un uovo in pasticceria. Dunque fatto su misura in maniera quasi sartoriale. E spesso facendo inserire all’interno la sorpresa che desiderano far arrivare al destinatario del regalo. Oppure c’è chi, armato di pazienza e una certa dote creativa, il proprio uovo se lo costruisce in casa. Non mancano, anche sul web, siti (come questo) in cui si trovano ingredienti e ricette. A questi, ovviamente, bisogna aggiungere anche due mezzi stampi per poter comporre l’opera d’arte come tradizione vuole. Se proprio si vuole strafare, il cioccolato biologico e non quello “industriale” rende il tutto ancora più appetibile anche per i palati più raffinati.

Uova alternative

Ultimi, ma non meno importanti, sono i canali di distribuzione e vendita che portano le uova di Pasqua sulle nostre tavole. Sempre più diffuse  – non solo nei negozi specializzati – sono le uova del commercio equo e solidale (lo sfruttamento dei lavoratori del cacao è un tema ancora piuttosto d’attualità, in certi Paesi produttori). E, così come per il Natale, anche la Pasqua viene utilizzata come veicolo per raccogliere fondi: la vendita di uova, dunque, si fonde – è il caso di dirlo – a nobili finalità. Basta guardarsi attorno con un po’ di attenzione, per scoprire numerose onlus pronte a scambiare un uovo con un po’ di beneficienza per chi ne ha bisogno.

Iscriviti alla newsletter

X