Congedo parentale, ecco le novità: si estende fino ai 14 anni del figlio e raddoppiano i giorni di permesso per malattia
La visione “romantica” del diventare genitori oggi si scontra con un’altra decisamente più dibattuta: la genitorialità dei diritti, ovvero quelli che una società civile promette (e spesso non mantiene).
Anni di lotte sindacali hanno portato al riconoscimento di una serie di diritti a favore delle lavoratrici che diventano mamme per evitare la loro uscita dal mondo del lavoro e facilitare la conciliazione fra vita lavorativa e vita di mamma.
E negli ultimi anni, finalmente, anche nel nostro paese, si discute sempre di più di paternità, ovvero un congedo parentale più equo, accessibile e che permetta ai papà di essere maggiormente presenti nella vita dei loro figli.
Maternità e paternità
La maternità obbligatoria prevede ancora cinque mesi di astensione dal lavoro garantendo l’80% della contribuzione. Alla classica formula che prevede due mesi prima del parto e tre dopo, le donne preferiscono restare a casa un mese prima e quattro dopo la nascita.
Oggi, previa certificazione medica, è anche possibile utilizzare l’intero congedo dopo il parto e lavorare quindi fino alla data prevista. In caso di complicanze durante la gravidanza o rischi per la salute di mamma e nascituro si può far richiesta di astensione anticipata. Il congedo è previsto anche per le mamme adottive o che ricevono in affidamento un bambino (di età inferiore ai sei anni).
Per i papà, l’astensione dal lavoro prevista resta di dieci giorni obbligatori, retribuiti al 100%, da utilizzare dai due mesi precedenti ai cinque successivi al parto, anche in caso di morte perinatale.
I congedi parentali: le novità del 2026
Il congedo parentale, distinto da quello di maternità e paternità obbligatori, è lo strumento che permette ai genitori di prendersi cura dei figli nei primi anni di vita con maggiore flessibilità. Dal 2026 questo diritto si amplia: il periodo in cui può essere richiesto si estende infatti fino ai 14 anni del bambino, offrendo un margine più ampio per affrontare fasi delicate della crescita, dall’infanzia alla preadolescenza. Rimangono invariati i limiti complessivi: ogni genitore può usufruire fino a sei mesi, per un totale di dieci mesi condivisi, che diventano undici se il padre sceglie di astenersi dal lavoro per almeno tre mesi. Anche i genitori soli continuano ad avere diritto a undici mesi complessivi.
Accanto a questa estensione, un’altra novità significativa riguarda i giorni di permesso per malattia del figlio, che raddoppiano: i genitori possono ora assentarsi fino a dieci giorni l’anno ciascuno, sempre fino ai 14 anni del bambino. Una misura che riconosce la realtà quotidiana delle famiglie, spesso costrette a destreggiarsi tra impegni lavorativi e imprevisti legati alla salute dei più piccoli. Resta invece invariata la disciplina sul lavoro da remoto: lo smartworking non è più un diritto automatico per i genitori con figli under 14, ma può essere concesso solo tramite accordo con il datore di lavoro.
Shared parental leave in Europa
Nonostante la maggiore attenzione verso le necessità dei neogenitori rispetto ad altri paesi europei l’Italia resta ancora indietro, in particolare per quanto riguarda le misure a favore dei papà.
I paesi più generosi verso i padri che richiedono il congedo sono la Finlandia e la Spagna (con sedici settimane retribuite al 100%), seguite da Svezia, Austria e Portogallo, che ne garantisce nove. Seguono i 25 giorni della Francia e i 20 del Belgio.
In testa a tutti, in area europea, resta il modello del shared parental leave, adottato in Gran Bretagna: qui è possibile cedere in toto o in parte al padre il congedo obbligatorio al 100%, che altrove spetta soltanto alla madre. Una misura che permette ai genitori di scegliere, anche in base alla situazione lavorativa di ognuno, e che rappresenta un importante esempio da seguire verso la parità dei futuri genitori in ambito lavorativo.



















































