Dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, orientarsi non è semplice, tra scadenze imminenti, modelli innovativi e nuovi bisogni educativi
Gennaio e febbraio sono mesi decisivi: gli open day sono finiti, le visite alle scuole si sono concluse e arriva il momento della scelta. Una scelta che riguarda bambini, ragazzi e genitori, e che spesso porta con sé dubbi, aspettative e timori. Scegliere la scuola non significa solo individuare un edificio o un indirizzo di studi, ma immaginare un pezzo di futuro.
Dalla scuola dell’infanzia fino alla scelta del liceo o dell’istituto tecnico, ogni passaggio rappresenta un salto di crescita che ha bisogno di consapevolezza. Le famiglie cercano ambienti accoglienti, strutture non fatiscenti, insegnanti motivati, attività stimolanti, una pedagogia attiva e scuole capaci di aprirsi al territorio. In un’Italia che guarda sempre più all’innovazione, emergono modelli educativi nuovi – come la didattica finlandese e il Liceo Plus – che stanno cambiando il modo di pensare la scuola. Ma come orientarsi?
Bisogni diversi, aspettative alte
Scegliere la scuola è difficile perché coinvolge dimensioni diverse: emotive, pratiche, educative. Per un bambino che fa il suo ingresso nella scuola dell’infanzia, la priorità è sentirsi accolto, protetto, accompagnato nella scoperta. Per un ragazzo che passa alla secondaria di primo grado, contano l’ambiente, la capacità della scuola di stimolare curiosità e autonomia, la presenza di laboratori e attività pratiche.
Alla secondaria di secondo grado, invece, la scelta diventa identitaria: riguarda inclinazioni, talenti, sogni. E spesso i ragazzi non hanno ancora strumenti per immaginare il proprio futuro. I genitori, dal canto loro, oscillano tra il desiderio di sostenere le passioni dei figli e la paura di sbagliare strada.
In questo quadro, le famiglie cercano scuole che offrano, prima di tutto, strutture sicure e curate, non fatiscenti. E poi progettualità chiare e continuative, con proposte di attività stimolanti, laboratori, uscite sul territorio. La direzione va verso la pedagogia attiva (basti pensare al modello della Scuola Senza Zaino che si sta diffondendo in numerose città) più coinvolgente e in grado di rafforzare l’autonomia, accompagnata dall’innovazione didattica, digitale e metodologica, e una maggiore attenzione al benessere emotivo.
La scuola non è più solo un luogo di istruzione, quindi, ma un ecosistema educativo che deve rispondere a bisogni complessi.
Il modello finlandese: lezioni brevi e zero compiti
Negli ultimi anni, anche in Italia – e in particolare a Milano – si parla sempre più spesso del modello finlandese, considerato uno dei più avanzati al mondo. Nel capoluogo lombardo, infatti, l’Istituto Comprensivo Simona Giorgi ha avviato la prima sperimentazione pubblica ispirata al Modello Organizzativo Finlandese (MOF), introducendo lezioni di soli dieci minuti, una drastica riduzione dei compiti a casa e un forte potenziamento delle attività pratiche e laboratoriali.
La sperimentazione, partita nel 2025, coinvolge decine di scuole italiane e punta a ripensare tempi, spazi e ritmi dell’apprendimento, mettendo al centro il benessere degli studenti.
La didattica finlandese si basa su alcuni principi chiave: lezioni brevi, pochi compiti a casa, forte attenzione al benessere psicologico, apprendimento cooperativo e personalizzato. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: un ragazzo impara meglio se sta bene. Per questo le scuole finlandesi puntano su ambienti accoglienti, ritmi sostenibili, pause frequenti, attività pratiche e interdisciplinari. L’obiettivo non è accumulare nozioni, ma sviluppare competenze: pensiero critico, creatività, capacità di lavorare in gruppo.
In Italia stanno nascendo diverse sperimentazioni che si ispirano a questo modello, con orari più flessibili, meno compiti e più laboratori. Non si tratta di copiare, ma di adattare: prendere ciò che funziona e integrarlo nella nostra tradizione educativa. Per molte famiglie, queste scuole rappresentano un’alternativa concreta ai modelli più tradizionali.

Il Liceo Plus: la “rivoluzione gentile” che guarda al futuro
Un altro esempio di innovazione è il Liceo Scientifico Plus di Monfalcone, definito la “rivoluzione gentile” della pedagogia italiana. Qui la didattica si rinnova attraverso un approccio che mette al centro il benessere degli studenti, la personalizzazione dei percorsi e una forte integrazione tra discipline.
L’idea del Liceo Plus è quella di fare dei moduli interdisciplinari il suo punto di forza, programmare tempi scuola più equilibrati, laboratori e attività esperienziali, attenzione alla motivazione e al clima di classe. Altro tema caro al modello è anche quello di valorizzare la valutazione formativa, allontanandosi dall’ideologia del voto come numero fine a se stesso.
Superare il modello trasmissivo tradizionale e costruire una scuola che accompagni davvero gli studenti, quindi, potrebbe valorizzare meglio talenti e ritmi individuali. Come la scuola finlandese e il modello Senza Zaino, anche questo rappresenta un esempio di come l’Italia stia cercando nuove strade per rendere la scuola più inclusiva, moderna e capace di rispondere alle sfide del presente.
Come scegliere la scuola: le linee guida
Di fronte a tante possibilità, quindi, come orientarsi? Molti enti mettono in atto percorsi di orientamento per tutte le età, e quasi tutte le scuole propongono ormai, oltre ai classici open day, anche giornate a porte aperte con laboratori sperimentali.
Inoltre, esistono le linee guida di Save the Children con dieci consigli utili per ragazzi e genitori. Tra questi:
- Ascoltare i bisogni e le inclinazioni dei ragazzi, senza imporre scelte basate sulle aspettative degli adulti.
- Informarsi bene, visitando le scuole, leggendo il PTOF – Piano Triennale dell’Offerta Formativa – solitamente pubblicato nei siti delle scuole e parlando con insegnanti e studenti.
- Valutare l’ambiente, la qualità degli spazi, la presenza di laboratori, palestre, biblioteche.
- Considerare la distanza e i tempi di spostamento, che incidono sul benessere quotidiano.
- Osservare l’offerta formativa, i progetti, le attività extrascolastiche, le uscite sul territorio.
- Non scegliere da soli, ma confrontarsi in famiglia, con docenti e orientatori.
- Non farsi guidare dalla paura, ma dalla curiosità e dalla fiducia nelle potenzialità dei ragazzi.
Un percorso di consapevolezza
Scegliere la scuola non è un atto tecnico, ma un percorso di ascolto e consapevolezza. È un momento in cui i ragazzi iniziano a immaginare chi vogliono diventare, e in cui i genitori imparano a fare un passo di lato, sostenendo senza dirigere.
Ogni scelta scolastica è un investimento sul futuro. Non esiste la scuola perfetta, ma esiste la scuola giusta per ogni bambino o ragazzo: quella che lo fa sentire accolto, stimolato, valorizzato. In un’Italia che guarda all’innovazione, tra modelli finlandesi, licei sperimentali e nuove metodologie, la sfida è costruire percorsi educativi capaci di rispondere ai bisogni reali degli studenti.
Scegliere la scuola significa scegliere un ambiente in cui crescere, sbagliare, scoprire, immaginare. Un luogo in cui imparare non solo ciò che si sa, ma ciò che si è.








































