Allergie respiratorie: come riconoscerle e affrontarle davvero

Tempo di pollini di graminacee, betulla e olivo: quali strategie possono davvero aiutare? Intervista al dottor Gian Maria Terragni, pediatra e allergologo dell’Ospedale Koelliker di Torino

La primavera è la stagione della rinascita, dei pomeriggi al parco e delle prime corse all’aria aperta, ma per molti bambini e bambine coincide con l’inizio di starnuti improvvisi, occhi arrossati, naso che cola e notti più difficili. Le allergie respiratorie sono un fenomeno che riguarda sempre più famiglie e che, come spesso accade, porta con sé dubbi e paure, come quella relativa a un peggioramento nel tempo e complicazioni respiratorie. Ne abbiamo parlato con il dottor Gian Maria Terragni, pediatra e allergologo dell’Ospedale Koelliker di Torino. 

Più benessere, più allergie

“Al contrario di quanto si creda, le allergie ai pollini possono già comparire tra i due anni e i due anni e mezzo – spiega il dottor Terragni – . L’idea diffusa che un bambino sia ‘troppo piccolo’ per essere allergico, quindi, non è corretta”.

L’aumento delle allergie non è un’impressione: è un dato reale e riguarda soprattutto i Paesi più industrializzati. Esiste una causa precisa, un fattore scatenante, qualcosa che “non stiamo facendo bene”? La risposta è complessa. “La predisposizione genetica incide molto – conferma il dottor Terragni – perché se uno dei due genitori è allergico il rischio per il bambino è pari al 20-30% circa. Ma questo non basta: l’ambiente ha un ruolo importante. L’inquinamento, la minore esposizione ai microbi, i vaccini che riducono le influenze o l’igiene elevata, spingono il sistema immunitario verso le allergie. Il benessere, paradossalmente, porta con sé un aumento delle allergie. Non possiamo fare nulla a riguardo, è un’evoluzione naturale. Inoltre, è stato osservato che i bambini che crescono all’aria aperta, in campagna, sono meno allergici”.

Le allergie, in questa prospettiva non sono da considerare come un fallimento, ma come un adattamento del corpo ai mutamenti dell’ambiente in cui viviamo, sempre più antropizzato e controllato.

Starnuti, tosse, asma, dermatiti

I sintomi delle allergie respiratorie variano molto in base all’allergene. È un aspetto che spesso confonde i genitori, perché non sempre la sintomatologia è evidente o stagionale.

“Se il bambino è allergico a pollini, come quelli di graminacee, betulla, nocciolo o ulivo, i sintomi sono quelli classici: naso che cola, starnuti, occhi rossi, tosse e a volte asma. Se invece soffre a causa di allergeni perenni come acari, muffe o peli di animali, il quadro è più subdolo: l’ostruzione nasale è persistente e non legata a una stagione precisa”.

C’è poi un altro segnale importante, spesso sottovalutato: la dermatite atopica. “La dermatite atopica è un campanello d’allarme perché può indicare una predisposizione a sviluppare allergie. L’orticaria, invece, è rara nei bambini e di solito legata agli alimenti. Può comparire nei soggetti allergici ad alcune tipologie di piante solo se avviene contatto diretto”.

Tra tutti i sintomi, ce n’è uno che merita particolare attenzione: l’asma. “Il sintomo più serio è l’asma allergica, soprattutto se non riconosciuta. Tosse secca, affanno, difficoltà a respirare: mai sottovalutare questi segnali. L’asma nei bambini è quasi sempre di origine allergica”.

Diagnosi tempestiva, cura adeguata

Una volta notati i sintomi, occorre sottoporre il bambino o la bambina ai test allergologici cutanei

“I test si possono fare presto, dai due anni e mezzo o tre se si tratta di quelli inalanti, addirittura a partire dal mese mese di vita per gli alimentari. Il prick test è un test cutaneo di primo livello: semplice, rapido e molto affidabile. Si applicano gocce di allergeni sulla pelle, di solito sull’avambraccio. Dopo 15–20 minuti si osserva se compare un pomfo (gonfiore simile a una puntura di zanzara) con arrossamento.

Per quantificare la sensibilizzazione agli allergeni è necessario invece fare un prelievo di sangue per controllare le IgE specifiche. In sostanza, prima capiamo a cosa, e quanto, è allergico il bambino, e prima si riesce intervenire in modo mirato”.

Una volta fatta la diagnosi, quindi, si procede con la terapia che ha come scopo di sentirsi meglio ed evitare che i sintomi peggiorino.

“La terapia di base per la rinite allergica – spiega il dottor Terragni – è composta da un antistaminico per bocca oppure da un cortisonico intranasale, in casi di evidente ostruzione nasale; esistono anche i colliri antistaminici per la congiuntivite allergica e, ovviamente, farmaci specifici per l’asma” .

Per i bambini è ovviamente consigliato l’antistaminico in gocce: il timore diffuso, però, è che causi sonnolenza. “Ma gli antistaminici di seconda e terza generazione, come quelli a base di cetirizina, sono stati sviluppati per ridurre questo effetto”, rassicura il dottor Terragni. “C’è però un punto fondamentale: la continuità. La terapia non va presa solo nei giorni peggiori, ma deve essere assunta quotidianamente, in dosi proporzionate al peso, per tutto il periodo dei pollini. È l’unico modo per bloccare la liberazione di istamina e ridurre davvero i sintomi”.

Oggi esistono strumenti preziosi per orientarsi: i calendari pollinici e i siti che mostrano in tempo reale la concentrazione dei pollini nell’aria e, in base al tipo di allergia. “Sono utilissimi perché permettono di capire quando iniziare la terapia, quando intensificarla e quando si può interrompere. E anche quali tipi di fioriture sono presenti in diversi luoghi, nel caso in cui si viaggia o ci si sposta in un’altra regione o altro ambiente. Ad esempio, se nel Nord Italia prevalgono le graminacee, la betulla e il nocciolo, nelle regioni mediterranee oltre all’ulivo c’è la parietaria, che pollina da aprile a novembre”.

Immunoterapia: una cura che funziona

Un altro timore diffuso è legato all’aumentare dei sintomi con il passare del tempo. “Sì, è un fenomeno noto come marcia allergica”, conferma il dottor Terragni. “Così come si passa, infatti, dalla dermatite atopica alle allergie alimentari, anche queste possono diventare allergie inalanti e in seguito forme asmatiche. La buona notizia è che una terapia fatta bene può interrompere questa progressione, ma oggi è l’immunoterapia a rappresentare lo strumento più efficace. Prima di essere prescritta e somministrata, però, è necessario fare analisi del sangue per quantificare la sensibilizzazione agli allergeni”.

L’immunoterapia è spesso percepita come qualcosa di complesso, ma in realtà è un meccanismo semplice e molto utile. “Nel caso degli allergici alle graminacee, ad esempio, vengono somministrate piccole quantità di graminacee per desensibilizzarli, spesso per via sublinguale: l’assunzione inizia tre o quattro mesi prima della stagione e poi per tutto il periodo dei pollini. Per gli acari e il pelo di animale, invece, la terapia dura tutto l’anno. È consigliato assumerla per almeno tre anni e i risultati sono ottimi: meno sintomi, meno farmaci, migliore qualità della vita”.

Grazie alle terapie, quindi, la primavera non è più un ostacolo per la vita all’aria aperta. Con una diagnosi precoce, una terapia continua e – quando indicata – l’immunoterapia, bambine e bambini possono vivere la stagione dei pollini con serenità.

 

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