Mamma, sono omosessuale 

La storia di Caterina e di Alessandro: come si affronta il coming out di un figlio, e come si impara, insieme a non banalizzare

C’è un momento che alcuni genitori ricordano sempre. Non necessariamente come una sorpresa: a volte è solo dare voce a qualcosa che era già lì, in silenzio, e che prende finalmente forma attraverso le parole. Per Caterina, mamma di Alessandro, quel momento è arrivato in seconda media, attraverso una presentazione di storia per la classe, con una slide finale che diceva tutto. Alessandro aveva dodici anni e il coraggio che molti adulti non trovano mai. 

Un arrivo graduale, ma non meno importante

Il coming out di Alessandro non è stato inaspettato. Caterina lo ha sempre, in qualche modo, saputo.

“Già da quando era bambino avevamo delle idee, ma non ne parlavamo”. Intorno ai 10 anni, Alessandro inizia a esprimere qualche preferenza: forse gli piacevano più i bambini delle bambine, diceva. “Rispetto a una volta, oggi è tutto molto anticipato” osserva Caterina. “Di questi argomenti i ragazzi parlano tra di loro prima rispetto a una volta e forse per questo, per fortuna, riescono a esternarlo più presto. Alcuni miei amici erano consapevoli della propria omosessualità intorno ai 10 anni, ma ne hanno parlato molto più tardi. La generazione dei nostri figli vive queste consapevolezze in modo diverso: più esposto, più precoce, con un vocabolario che un tempo non esisteva.

C’erano anche segnali che passano attraverso le preferenze: Alessandro aveva sempre avuto soprattutto amiche femmine, aveva giocato con giochi da bambina, si era identificato con alcune compagne”.

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