In Italia un bambino su cinque non pratica alcuno sport, e alle superiori, in alcune zone, si arriva fino all’80% di ragazzi sedentari. E non è solo una questione di scarsa voglia di muoversi
C’è una scena che si ripete ogni settembre in migliaia di famiglie italiane: si aprono i cataloghi delle attività sportive del quartiere, si fa la lista dei corsi che piacerebbero ai figli – nuoto, danza, calcio, arti marziali – e poi si comincia a fare i conti. Iscrizione, quota assicurativa, divisa, trasferte nei weekend: la cifra sale in fretta, e per molte famiglie diventa un lusso a cui rinunciare, magari scegliendo un solo sport invece di due, o nessuno. Eppure lo sport non è un capriccio da weekend: è, secondo il Consiglio d’Europa, un diritto fondamentale della persona, essenziale per la salute, lo sviluppo e la partecipazione alla vita della comunità. Se è un diritto, allora la domanda da porsi non è se le famiglie possano permetterselo, ma perché lo Stato non lo garantisca a tutti come garantisce, ad esempio, l’istruzione.







































