Alla scoperta di Torino con Terra Madre

Dal 24 al 27 settembre il centro di Torino si trasforma in un grande laboratorio diffuso. Tra mercati, giochi, laboratori e produttori arrivati da oltre 120 Paesi, Terra Madre Salone del Gusto invita a esplorare il mondo un assaggio alla volta

Come si racconta la straordinaria biodiversità racchiusa nelle migliaia di varietà di fagioli, pani, mele o mais? O il fatto che il miele cambia sapore a seconda dei fiori visitati dalle api? E che un semplice chicco di riso può raccontare la storia di un territorio, di chi lo coltiva e perfino del clima? Terra Madre Salone del Gusto parte proprio da queste domande per trasformarle in un’occasione di scoperta.

Dal 24 al 27 settembre Torino ospita la manifestazione internazionale organizzata da Slow Food, che quest’anno esce dal suo tradizionale spazio espositivo e abita le piazze, i portici e i palazzi del centro storico. L’edizione 2026, dedicata alla biodiversità e intitolata Biodiversity – Be Diversity, celebra anche i quarant’anni di Slow Food e invita grandi e piccoli a guardare il cibo con occhi nuovi.

Terra Madre è certamente un’occasione per assaggiare prodotti provenienti da ogni parte del pianeta, ma è soprattutto un’esperienza fatta di incontri, giochi e laboratori che aiuta a capire come nasce ciò che arriva sulla nostra tavola e perché anche le scelte quotidiane possono contribuire a custodire la biodiversità.

Una passeggiata tra cibi, tradizioni, culture del mondo

La passeggiata alla scoperta dell’evento può iniziare da Piazza Castello, cuore pulsante della città. Qui la biodiversità prende forma attraverso installazioni, mappe, racconti e attività interattive. Nello spazio di Slow Food Italia, una grande area espositiva realizzata con il supporto del Masaf è dedicata all’Arca del Gusto, il progetto di Slow Food che dal 1986 raccoglie un patrimonio straordinario di frutta, verdura, razze animali, formaggi, pani, dolci, salumi. Nello stesso spazio sarà possibile entrare a far parte dell’associazione, acquistare i libri di Slow Food Editore e i gadget di Slow Food, oltreché degustare tutto il buono della pizza, nel chiosco di Fulvio Marino, e ammirare le creazioni di Slow Fiber realizzate in collaborazione con le scuole: venite a scoprire il rammendo creativo e le nuove produzioni fatte con stoffe di recupero!

Poco distante, il percorso Terre Connesse racconta invece come il cibo sia il risultato di continui incontri tra popoli, culture e migrazioni. Dal cacao al caffè, dal riso al mais, ogni alimento diventa il punto di partenza per scoprire che la biodiversità cresce grazie agli scambi e si impoverisce quando prevalgono uniformità e monoculture. A completare l’esperienza, la No Borders Kitchen, dove sono protagonisti cuochi, agricoltori e produttori della rete internazionale di Slow Food.

Non finisce qui! Sempre in Piazza Castello si possono conoscere anche le reti di Slow Food dedicate a riso, cereali, olio, mais e legumi: comunità di produttori che in tutta Italia lavorano per preservare varietà locali e promuovere un’agricoltura rispettosa dell’ambiente.

Non mancano poi le Grandi Conferenze di Terra Madre ospitate dall’Auditorium di Reale Mutua: incontri e dialoghi con scienziati, scrittori, cuochi e attivisti provenienti da tutto il mondo, che riflettono sul rapporto tra cibo, ambiente, giustizia e pace.

Quando il cibo incontra la cultura e la convivialità

I Laboratori del Gusto si svolgono in una cornice d’eccezione: l’Archivio di Stato di Torino, ospitato in un edificio settecentesco progettato da Filippo Juvarra e oggi parte delle Residenze Sabaude riconosciute Patrimonio Mondiale UNESCO. Qui, tra preparazioni fredde e piatti dei cuochi dell’Alleanza Slow Food, l’assaggio diventa un’opportunità per conoscere ingredienti, tecniche e storie legate ai territori. Avvicinandosi invece a Piazza Carlo Alberto, la storica Galleria Subalpina ospita gli Appuntamenti a Tavola nel celebre Caffè Baratti e Milano, aperto dal 1875 e da sempre luogo d’incontro di artisti, filosofi e poeti. Un luogo speciale dove il cibo incontro cultura e convivialità.

Il bosco dei sensi, giochi, esperienze e laboratori per bambine e bambini

Ma il luogo che parla ai visitatori di tutte le età è la Corte d’Onore di Palazzo Reale, dove prende vita lo spazio di Slow Food Educazione. Qui si può partecipare ai Laboratori del Gusto dedicati alle scuole e alle famiglie, preparare una merenda “buona, pulita e giusta”, mettersi alla prova con un grande Gioco dell’Oca sui Presìdi Slow Food, e imparare attraverso esperienze che coinvolgono tutti i sensi. Perché il modo migliore per conoscere il cibo è toccare, annusare, assaggiare e scoprirne la storia!

A pochi passi, il bosco arriva in città con il percorso sensoriale Esplora il bosco in tutti i sensi!, realizzato da PEFC Italia, che invita grandi e piccoli a camminare tra cortecce, foglie, essenze aromatiche e materiali provenienti da foreste certificate, riscoprendo il legame tra gli ecosistemi forestali e ciò che ogni giorno portiamo in tavola.

Le storie e i sapori del Mercato

Tra le tappe da non perdere c’è il Mercato di Terra Madre, che quest’anno coinvolge via Roma, Piazzetta Reale e Piazza Vittorio Veneto. Oltre 600 produttori provenienti da tutte le regioni italiane e da numerosi Paesi del mondo – tra cui Filippine, Austria, Carinzia, Turchia, India, Azerbaigian, Corea del Sud, Taitung (Taiwan) – portano a Torino la ricchezza del patrimonio gastronomico attraverso pani, formaggi, salumi, ortaggi, conserve, dolci e tantissimi Presìdi Slow Food. Qui ogni banco è una storia. C’è chi coltiva cereali antichi, chi produce mieli dai profumi inaspettati, chi custodisce varietà di legumi quasi sconosciute o affina formaggi che raccontano tradizioni secolari. Fermarsi a parlare con i produttori significa scoprire che dietro ogni alimento ci sono persone, paesaggi e gesti tramandati nel tempo. È come assistere a una vera e propria lezione di geografia, storia e scienze, che passa però attraverso il gusto e la curiosità.

Spettacoli, pause golose, storie collettive di biodiversità e futuro

Merita una sosta anche Piazza San Carlo, dove la Sala Immersiva delle Gallerie d’Italia celebra i quarant’anni di Slow Food attraverso le voci di chi, in questi decenni, ha contribuito a cambiare il nostro modo di parlare di cibo. Agricoltori, cuochi, ricercatori, giornalisti e attivisti raccontano una storia collettiva di biodiversità, comunità e futuro, iniziata nel 1986 e che, in questa edizione, rende omaggio all’eredità culturale del fondatore Carlo Petrini. Tra gli appuntamenti da segnare in calendario anche due spettacoli teatrali dedicati alle famiglie: Mamme narranti, con Andrea Satta e Angelo Pelini, un viaggio tra fiabe che attraversano confini e generazioni, e Ci sono degli eroi tra noi, in cui Lella Costa racconta con la sua ironia chi sono i veri custodi della biodiversità.

Per una pausa golosa, una tappa obbligatoria è Piazza C.L.N, dove ha sede il laboratorio di Alberto Marchetti: uno spazio in cui scoprire come si realizza il gelato e assaggiare tante delizie preparate con i Presìdi Slow Food. Molte le proposte in cono o in coppetta: dalla Robiola di Cocconato al gelato al Roccaverano, dal gusto ramassin della Valle Bronda al gelato alla farina bona.

E per chi ama le api e il loro prezioso lavoro, una tappa imperdibile è il Giardino Sambuy, davanti la stazione di Torino Porta Nuova, dove un’area dedicata agli impollinatori urbani e ai mieli dei Presìdi Slow Food permettere di conoscere più da vicino il ruolo fondamentale che questi piccoli insetti svolgono per la biodiversità e per la nostra alimentazione.

Alla fine della giornata, probabilmente nello zaino ci saranno qualche prodotto da portare a casa e nuovi sapori da ricordare. Ma il vero souvenir sarà un altro: la consapevolezza che dietro ogni pane, ogni mela, ogni chicco esiste una storia. E che imparare ad ascoltarla è il primo passo per prendersi cura della nostra Terra.

Il programma completo e le modalità per partecipare sono su https://2026.terramadresalonedelgusto.com/

10 tesori dell’Arca del gusto per una merenda diversa dal solito

Ci sono mele che rischiano di scomparire, mieli che si raccolgono solo in alta quota, formaggi legati a razze speciali e pani che custodiscono ricette di secoli fa. Sono alcuni dei tesori raccolti nell’Arca del Gusto di Slow Food, il progetto nato nel 1997 per raccontare e salvaguardare la biodiversità alimentare italiana e non solo. Oggi l’Arca conta oltre 6.500 prodotti, espressione di territori, saperi e tradizioni che vale la pena conoscere.

In occasione di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre, Slow Food celebra i trent’anni dell’Arca con la presentazione dei 18 “Atlanti dell’Arca” che raccolgono le schede tutti i prodotti dell’Arca del Gusto (1102) e dei Presìdi (419) di ciascuna regione italiana. Un vero e proprio viaggio in Italia attraverso la sua straordinaria biodiversità alimentare. Sarà possibile acquistare gli Atlanti dell’Arca del Gusto nei giorni di Terra Madre oppure sul sito di Slow Food Editore (dopo la presentazione ufficiale del 24 settembre: https://2026.terramadresalonedelgusto.com/evento/semi-di-futuro/). Ecco una selezione di dieci, pensando a un’occasione molto semplice: la merenda.

Dalla mela Limoncella al Parmigiano Reggiano di Vacca Rossa, dal miele di rododendro alla Micòoula valdostana, ecco dieci prodotti da scoprire e assaggiare per portare a tavola – o nello zaino – un pezzetto di biodiversità.

1. Miele di rododendro (Trentino Alto Adige)

Chi l’ha detto che un miele debba avere un profumo intenso? Quello di rododendro sorprende proprio per il contrario: è chiarissimo e ha un gusto fresco, leggero e fruttato. È uno dei mieli più pregiati e nasce quasi esclusivamente ad alta quota, tra le fioriture delle montagne alpine. Allo stato puro è difficile da trovare, perché spesso si mescola con altre fioriture, come lampone e timo. La sua consistenza cremosa lo rende perfetto da spalmare sul pane o da aggiungere allo yogurt.

2. Copeta (Piemonte)

Due ostie, un cuore croccante di frutta secca e miele: la copeta è una piccolo scrigno dolce originario delle Langhe monregalesi. Si prepara con noci e nocciole tostate, caramellate nel miele e racchiuse tra due ostie, secondo una tradizione antica che ha lasciato tracce anche nella cultura araba e in Sicilia. Un tempo, per pressarla durante il raffreddamento, si usavano addirittura i pesanti ferri da stiro in ferro! Oggi la copeta si prepara soprattutto da settembre a Pasqua e nelle occasioni speciali. Una coccola golosa per festeggiare e assaporare un pezzetto di tradizione piemontese.

3. Parmigiano Reggiano di montagna di vacca Rossa Reggiana (Emilia Romagna)

Non è una novità: da sempre il Parmigiano viene considerato uno spuntino ideale, ma spesso non si considera quello di montagna, realizzato con il latte di una razza speciale, la vacca Rossa Reggiana. Una razza presente nelle campagne emiliane, che nel Novecento ha rischiato di scomparire: negli anni Ottanta ne restavano meno di mille capi. Oggi è stata recuperata grazie al lavoro degli allevatori e il suo latte, particolarmente ricco di proteine e adatto alla caseificazione, dà vita a un Parmigiano Reggiano stagionato almeno 24 mesi. Una scaglia, un pezzetto di pane e qualche frutto: una merenda semplice, nutriente e buonissima!

4. Stroscia di Pietrabruna (Liguria)

E se una merenda non si tagliasse, ma si spezzasse con le mani? È proprio così che si mangia la Stroscia, dolce friabile del Ponente ligure, originario del piccolo borgo di Pietrabruna. Il suo nome viene dal dialetto strosciare, cioè rompere, e racconta già qualcosa della sua consistenza. Si prepara con pochi ingredienti – farina, zucchero, olio extravergine di oliva e Marsala – e senza uova: una ricetta nata probabilmente durante la Quaresima, quando le dispense offrivano poco più di quello che serviva per prepararla. Un tempo le famiglie la portavano a cuocere nei forni comuni in occasione delle feste patronali; oggi sono rimasti in pochi a custodirne la tradizione. Da spezzare, condividere e gustare briciola dopo briciola!

5. Mela limoncella (Abruzzo-Molise)

Piccola, croccante e con un nome che fa subito pensare al limone. Ma la Limoncella è una mela a tutti gli effetti. Originaria del Sud Italia, ha trovato nelle aree collinari e montane di Abruzzo, Molise, Campania e Sannio il suo habitat ideale. Ha una buccia giallo-verde che, maturando, diventa dorata, e una polpa compatta, dolce e leggermente acidula. È una di quelle mele che non hanno bisogno di molto: basta addentarla così com’è per uno spuntino fresco e croccante. Ma è ottima anche cotta o trasformata in succo!

6. Pomodoro di Belmonte (Calabria)

Grande, dolce e perfetto da mangiare a morsi: il Pomodoro di Belmonte è una varietà calabrese che può arrivare a pesare fino a un chilo e mezzo. Ha una polpa carnosa e una caratteristica forma a cuore di bue. Arrivò in Calabria dall’America all’inizio del Novecento, portato da un emigrante di Belmonte Calabro, e da allora i produttori locali ne hanno custodito la coltivazione. Un tempo le sue fette, così grandi e sostanziose, erano chiamate la “carne dei poveri”. Per uno spuntino salato è perfetto insieme a una fetta di pane e a un filo di olio extravergine di oliva.

7. Oliva cornacchiola (Basilicata)

E a proposito di olio extravergine, perché non partire proprio dall’oliva per preparare uno snack gustoso? La Cornacchiola è una varietà tradizionale di Vietri di Potenza, nel territorio del Melandro, dove l’olivicoltura ha radici almeno nel Cinquecento. Le olive più grandi vengono selezionate, salate ed essiccate, poi condite con olio, aglio e origano: un piccolo concentrato di sapore, perfetto con pane, formaggi e verdure.

8. Noce di Motta Camastra (Sicilia)

A Motta Camastra anche le noci hanno una storia tutta loro! Coltivate tra le valli e le Gole dell’Alcantara, a 700-800 metri di altitudine, vengono ancora raccolte a mano tra settembre e ottobre. Qui si coltivano tre varietà locali: Pacenzia, Currò e Panuzzara, quest’ultima così grande da meritarsi il nome che richiama una piccola pagnotta. La noce si gusta soprattutto al naturale, ma viene anche trasformata in olio. Per una merenda basta sgusciarla e mangiarla così com’è: semplice, buona e facile da portare con sé.

9. Fagiolo borbontino (Lazio)

E se per una volta la merenda fosse a base di legumi? Il fagiolo borbontino è una varietà tradizionale di Borbona, nel Reatino, coltivata ancora oggi secondo metodi antichi. Ha una buccia sottile e delicata e un sapore particolare, che ricorda quello delle castagne. La pianta può arrampicarsi fino a due metri di altezza grazie alle “frasche”, i rami di legno utilizzati ancora oggi come sostegno. La raccolta è limitata e in gran parte destinata al consumo locale. Per portarlo a merenda basta trasformarlo in una crema da spalmare sul pane, magari con un filo di olio extravergine: un modo semplice e originale per scoprire quanto possono essere versatili i legumi.

10. Micòoula (Valle d’Aosta)

Per chiudere con qualcosa di speciale, ecco un pane che in realtà è quasi un dolce. La Micòoula nasce in Valle d’Aosta, nella vallata di Champorcher, ed è preparata con un impasto di segale, frumento e castagne. La ricetta, di origine medievale, si è arricchita nel tempo con fichi secchi, uvetta e, in alcune versioni, cioccolato. Il nome in patois significa “pane più piccolo e speciale” e racconta bene la sua particolarità. Tradizionalmente preparata a Natale, oggi è un modo goloso per riscoprire le farine e i frutti della montagna. Buona da sola, ma anche con yogurt, ricotta o un velo di miele, è perfetta per una merenda dal gusto rustico e genuino.

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