Lutto perinatale: una donna su sei ne è colpita, ma se ne parla ancora troppo poco

Oggi, 15 ottobre, è il BabyLoss Awareness Day, la giornata mondiale della consapevolezza sulla perdita in gravidanza e dopo la nascita. Il tema scelto quest’anno da CiaoLapo è “I fili che ci uniscono”

Oggi, 15 ottobre, si celebra in tutto il mondo la giornata della consapevolezza sul lutto perinatale, il cosiddetto BabyLoss Awareness Day. È un’occasione per ricordare i bambini morti durante la gravidanza, al momento del parto o nei primi giorni di vita, e per dare voce ai genitori che li hanno persi. Il lutto perinatale è ancora un tabù: chi non lo ha vissuto fatica a comprenderlo, e le famiglie colpite rischiano di sentirsi sole, senza trovare ascolto né parole adeguate. Il rischio è che faticano a elaborare un evento che le segna per sempre.

I numeri e le conseguenze

Secondo CiaoLapo, l’associazione che porta in Italia la campagna dal 2007, la perdita di un bambino durante la gravidanza o dopo la nascita riguarda una donna su sei. Le stime indicano che solo una minoranza di loro, circa il 20%, riceve assistenza e sostegno adeguati per affrontare il lutto. Gli ultimi dati nazionali di sorveglianza, coordinati dall’Istituto superiore di sanità per gli anni 2017-2019, indicano un tasso di mortalità perinatale di circa 4 decessi ogni mille nati, in linea con altri Paesi europei. Dietro ai numeri ci sono storie, e spesso la causa resta sconosciuta. Senza un adeguato supporto, il lutto può portare ansia, disturbi psichici o una vera e propria depressione. A volte il malessere non compare subito: può emergere mesi o anni dopo, con ripercussioni sulla qualità della vita della donna, della coppia e degli eventuali altri figli. Per questo sono fondamentali un sostegno precoce e informazioni corrette sugli aspetti psicologici, medici e burocratici, comprese le scelte sulla sepoltura. Sono diritti che dovrebbero essere accessibili a tutti i genitori.

Quelle frasi che fanno male

A volte il dolore più grande arriva da chi vuole consolare. Frasi dette con affetto, come “sei giovane, ne avrai un altro”, “almeno è successo presto” o “è stato meglio così”, finiscono per negare ciò che i genitori hanno perso: non un’ipotesi, ma un bambino, con i suoi sogni e le sue aspettative. Un altro figlio, anche se arriverà, non sostituisce quello che non c’è più. Altrettanto dolorose sono le domande fatte con leggerezza, come “e quando lo fai un fratellino?”, rivolte a una donna che ha già vissuto più aborti spontanei, per la quale è una ferita che si riapre ogni volta. Per questo è importante non toccare temi delicati come la scelta o l’impossibilità di diventare genitori: non sappiamo cosa c’è dietro una gravidanza che non arriva, un figlio unico, una famiglia che non si allarga, e non spetta a noi chiederlo.

Non serve cercare parole perfette, né spiegazioni o consigli. Basta non minimizzare, non confrontare con altre esperienze e non cercare un lato positivo. Una frase semplice come “mi dispiace tanto, sono qui” e la disponibilità ad ascoltare, anche in silenzio, valgono più di mille rassicurazioni. E restare accanto non solo nei primi giorni, ma anche nei mesi successivi, quando tutti gli altri sembrano aver dimenticato.

Una candela per tutti: l’Onda di Luce

Il momento simbolico della giornata è l’Onda di Luce: alle 19 ora locale si accende una candela, lasciandola accesa per un’ora, così che la luce attraversi il mondo un fuso orario dopo l’altro. Nelle città italiane, ospedali e Comuni aderiscono con iniziative e illuminazioni di monumenti in rosa e azzurro. Sul sito di CiaoLapo si trovano gli eventi di ottobre e un supporto di personale specializzato. Esistono anche realtà locali in cui psicologi e terapeuti offrono ascolto, come l’associazione Alchimia a Milano, il Melograno a Gallarate e I Barattoli della Memoria a Varese. Se c’è un gesto che chiunque può fare, è accendere una candela stasera: un modo semplice per dire a questi genitori che non sono soli.

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