10 tesori dell’Arca del gusto per una merenda diversa dal solito

Una selezione di dieci tesori raccolti nell’Arca del Gusto di Slow Food, pensando a un’occasione molto semplice: la merenda

Ci sono mele che rischiano di scomparire, mieli che si raccolgono solo in alta quota, formaggi legati a razze speciali e pani che custodiscono ricette di secoli fa. Sono alcuni dei tesori raccolti nell’Arca del Gusto di Slow Food, il progetto nato nel 1997 per raccontare e salvaguardare la biodiversità alimentare italiana e non solo. Oggi l’Arca conta oltre 6.500 prodotti, espressione di territori, saperi e tradizioni che vale la pena conoscere.

In occasione di Terra Madre Salone del Gusto 2026, in programma a Torino dal 24 al 27 settembre, Slow Food celebra i trent’anni dell’Arca con la presentazione dei 18 “Atlanti dell’Arca” che raccolgono le schede tutti i prodotti dell’Arca del Gusto (1102) e dei Presìdi (419) di ciascuna regione italiana. Un vero e proprio viaggio in Italia attraverso la sua straordinaria biodiversità alimentare. Sarà possibile acquistare gli Atlanti dell’Arca del Gusto nei giorni di Terra Madre oppure sul sito di Slow Food Editore (dopo la presentazione ufficiale del 24 settembre: https://2026.terramadresalonedelgusto.com/evento/semi-di-futuro/). Ecco una selezione di dieci, pensando a un’occasione molto semplice: la merenda.

Dalla mela Limoncella al Parmigiano Reggiano di Vacca Rossa, dal miele di rododendro alla Micòoula valdostana, ecco dieci prodotti da scoprire e assaggiare per portare a tavola – o nello zaino – un pezzetto di biodiversità.

 

1. Miele di rododendro (Trentino Alto Adige)

Chi l’ha detto che un miele debba avere un profumo intenso? Quello di rododendro sorprende proprio per il contrario: è chiarissimo e ha un gusto fresco, leggero e fruttato. È uno dei mieli più pregiati e nasce quasi esclusivamente ad alta quota, tra le fioriture delle montagne alpine. Allo stato puro è difficile da trovare, perché spesso si mescola con altre fioriture, come lampone e timo. La sua consistenza cremosa lo rende perfetto da spalmare sul pane o da aggiungere allo yogurt.

 

2. Copeta (Piemonte)

Due ostie, un cuore croccante di frutta secca e miele: la copeta è una piccolo scrigno dolce originario delle Langhe monregalesi. Si prepara con noci e nocciole tostate, caramellate nel miele e racchiuse tra due ostie, secondo una tradizione antica che ha lasciato tracce anche nella cultura araba e in Sicilia. Un tempo, per pressarla durante il raffreddamento, si usavano addirittura i pesanti ferri da stiro in ferro! Oggi la copeta si prepara soprattutto da settembre a Pasqua e nelle occasioni speciali. Una coccola golosa per festeggiare e assaporare un pezzetto di tradizione piemontese.

 

3. Parmigiano Reggiano di montagna di vacca Rossa Reggiana (Emilia Romagna)

Non è una novità: da sempre il Parmigiano viene considerato uno spuntino ideale, ma spesso non si considera quello di montagna, realizzato con il latte di una razza speciale, la vacca Rossa Reggiana. Una razza presente nelle campagne emiliane, che nel Novecento ha rischiato di scomparire: negli anni Ottanta ne restavano meno di mille capi. Oggi è stata recuperata grazie al lavoro degli allevatori e il suo latte, particolarmente ricco di proteine e adatto alla caseificazione, dà vita a un Parmigiano Reggiano stagionato almeno 24 mesi. Una scaglia, un pezzetto di pane e qualche frutto: una merenda semplice, nutriente e buonissima!

 

4. Stroscia di Pietrabruna (Liguria)

E se una merenda non si tagliasse, ma si spezzasse con le mani? È proprio così che si mangia la Stroscia, dolce friabile del Ponente ligure, originario del piccolo borgo di Pietrabruna. Il suo nome viene dal dialetto strosciare, cioè rompere, e racconta già qualcosa della sua consistenza. Si prepara con pochi ingredienti – farina, zucchero, olio extravergine di oliva e Marsala – e senza uova: una ricetta nata probabilmente durante la Quaresima, quando le dispense offrivano poco più di quello che serviva per prepararla. Un tempo le famiglie la portavano a cuocere nei forni comuni in occasione delle feste patronali; oggi sono rimasti in pochi a custodirne la tradizione. Da spezzare, condividere e gustare briciola dopo briciola!

 

5. Mela limoncella (Abruzzo-Molise)

Piccola, croccante e con un nome che fa subito pensare al limone. Ma la Limoncella è una mela a tutti gli effetti. Originaria del Sud Italia, ha trovato nelle aree collinari e montane di Abruzzo, Molise, Campania e Sannio il suo habitat ideale. Ha una buccia giallo-verde che, maturando, diventa dorata, e una polpa compatta, dolce e leggermente acidula. È una di quelle mele che non hanno bisogno di molto: basta addentarla così com’è per uno spuntino fresco e croccante. Ma è ottima anche cotta o trasformata in succo!

 

6. Pomodoro di Belmonte (Calabria)

Grande, dolce e perfetto da mangiare a morsi: il Pomodoro di Belmonte è una varietà calabrese che può arrivare a pesare fino a un chilo e mezzo. Ha una polpa carnosa e una caratteristica forma a cuore di bue. Arrivò in Calabria dall’America all’inizio del Novecento, portato da un emigrante di Belmonte Calabro, e da allora i produttori locali ne hanno custodito la coltivazione. Un tempo le sue fette, così grandi e sostanziose, erano chiamate la “carne dei poveri”. Per uno spuntino salato è perfetto insieme a una fetta di pane e a un filo di olio extravergine di oliva.

 

7. Oliva cornacchiola (Basilicata)

E a proposito di olio extravergine, perché non partire proprio dall’oliva per preparare uno snack gustoso? La Cornacchiola è una varietà tradizionale di Vietri di Potenza, nel territorio del Melandro, dove l’olivicoltura ha radici almeno nel Cinquecento. Le olive più grandi vengono selezionate, salate ed essiccate, poi condite con olio, aglio e origano: un piccolo concentrato di sapore, perfetto con pane, formaggi e verdure.

 

8. Noce di Motta Camastra (Sicilia)

A Motta Camastra anche le noci hanno una storia tutta loro! Coltivate tra le valli e le Gole dell’Alcantara, a 700-800 metri di altitudine, vengono ancora raccolte a mano tra settembre e ottobre. Qui si coltivano tre varietà locali: Pacenzia, Currò e Panuzzara, quest’ultima così grande da meritarsi il nome che richiama una piccola pagnotta. La noce si gusta soprattutto al naturale, ma viene anche trasformata in olio. Per una merenda basta sgusciarla e mangiarla così com’è: semplice, buona e facile da portare con sé.

 

9. Fagiolo borbontino (Lazio)

E se per una volta la merenda fosse a base di legumi? Il fagiolo borbontino è una varietà tradizionale di Borbona, nel Reatino, coltivata ancora oggi secondo metodi antichi. Ha una buccia sottile e delicata e un sapore particolare, che ricorda quello delle castagne. La pianta può arrampicarsi fino a due metri di altezza grazie alle “frasche”, i rami di legno utilizzati ancora oggi come sostegno. La raccolta è limitata e in gran parte destinata al consumo locale. Per portarlo a merenda basta trasformarlo in una crema da spalmare sul pane, magari con un filo di olio extravergine: un modo semplice e originale per scoprire quanto possono essere versatili i legumi.

 

10. Micòoula (Valle d’Aosta)

Per chiudere con qualcosa di speciale, ecco un pane che in realtà è quasi un dolce. La Micòoula nasce in Valle d’Aosta, nella vallata di Champorcher, ed è preparata con un impasto di segale, frumento e castagne. La ricetta, di origine medievale, si è arricchita nel tempo con fichi secchi, uvetta e, in alcune versioni, cioccolato. Il nome in patois significa “pane più piccolo e speciale” e racconta bene la sua particolarità. Tradizionalmente preparata a Natale, oggi è un modo goloso per riscoprire le farine e i frutti della montagna. Buona da sola, ma anche con yogurt, ricotta o un velo di miele, è perfetta per una merenda dal gusto rustico e genuino.

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