Le parole del bodyshaming: perché non commentare i corpi altrui davanti ai bambini

Insegnare ai bambini che le parole hanno un peso è importante, ma noi adulti dobbiamo essere d’esempio, soprattutto quando si tratta di evitare il bodyshaming e promuovere rispetto e consapevolezza

Viviamo immersi in un flusso continuo di giudizi sul corpo: commenti rapidi, battute, osservazioni che sembrano innocue ma che, ripetute, diventano bodyshaming, un’abitudine automatica di guardare gli altri attraverso il filtro del giudizio.

Un linguaggio che i bambini ascoltano, assorbono e trasformano in criteri di valore. Ciò che per un adulto può essere un commento distratto – “è ingrassata, è dimagrita, ha un bel fisico, si è lasciato andare” – per un bambino diventa una regola implicita: il corpo si valuta, si misura, si giudica.

La pressione estetica che insegniamo senza accorgercene

“Se camminasse un po’, se mangiasse meglio”: perché ci sentiamo autorizzati a immaginare soluzioni per un corpo che non è il nostro? Sono stereotipi, e quando li esprimiamo davanti ai bambini diventano norme: quel corpo è sbagliato, va corretto.

Gli esperti di dinamiche familiari, come Nick Werber, ricordano che i bambini non registrano solo il contenuto dei giudizi, ma il fatto stesso che gli adulti giudichino. Crescere accanto a un genitore che commenta costantemente gli altri significa interiorizzare l’idea che tutti giudichino tutti. E significa sviluppare, spesso in silenzio, la paura di essere giudicati a propria volta.

Le parole che costruiscono (o feriscono): la regola dei “30 secondi”

Carlotta Cerri, nel blog La Tela, racconta l’intervento di un insegnante che ha spiegato ai suoi alunni una regola semplice, che trasforma un potenziale divieto in un consiglio positivo: “Se una persona non può cambiare qualcosa di sé in 30 secondi o meno, allora non dovresti commentarlo”. È un criterio immediato: le scarpe slacciate si possono sistemare, un residuo di cibo tra i denti si può togliere. Ma il colore della pelle, la forma del naso, il peso, l’altezza, la struttura del corpo non sono modificabili in pochi secondi. E quindi non vanno commentati.

Questa regola funziona perché rende visibile ciò che spesso ignoriamo: le parole hanno un peso. Possono incrinare la fiducia, minare l’autostima, creare un rapporto conflittuale con il proprio corpo. E quando un bambino sente un adulto commentare il corpo di qualcun altro, pensa “anche io potrei essere giudicato così”.

Gli studi sulla body image confermano che parlare negativamente del corpo – proprio o altrui – aumenta nei bambini il rischio di sviluppare una bassa autostima e un’attenzione eccessiva all’apparenza. Al contrario, un adulto che parla del corpo con accettazione diventa un modello protettivo, capace di trasmettere un rapporto più sano con sé stessi.

Le parole da evitare: quando il linguaggio diventa un modello

Essere un buon modello non significa essere perfetti, ma consapevoli: riconoscere che i bambini imparano osservando e ascoltando, e che ciò che diciamo sul corpo, il nostro e quello degli altri, diventa per loro un riferimento.

Ci sono frasi che, pur sembrando leggere, costruiscono un immaginario rigido: commenti sul peso, osservazioni sull’altezza, giudizi estetici travestiti da complimenti, battute che associano il cibo al valore personale, etichette che riducono una persona a una caratteristica fisica. Anche quando non sono rivolte alla bambina o al bambino, queste parole indicano che il corpo è un territorio da valutare, che alcuni aspetti sono accettabili e altri no, che l’apparenza è il primo criterio di giudizio.

Ecco perché è importante evitare di parlare del corpo altrui non solo in termini negativi, ma neanche positivi.

Scegliere un linguaggio più rispettoso significa insegnare ai bambini che il valore non passa dall’estetica ma dalle qualità personali, che ogni corpo è unico, e che non tutto ciò che pensiamo va detto.

Non commentare i corpi altrui non è solo una questione di educazione: è un atto di responsabilità verso i bambini e le bambine che ci osservano. È scegliere di non trasmettere un mondo in cui l’apparenza definisce il valore. È ricordare che le parole si possono scegliere, che possiamo disimparare i pregiudizi e costruire un linguaggio più gentile. I bambini meritano adulti che siano esempi di cura e non maestri di bullismo.

Letture consigliate

Le 6 storie della gentilezza

Di Sara Agostini – Gribaudo 

Un libro che aiuta i bambini a capire quanto le parole possano ferire o curare. Le storie mostrano come la gentilezza sia un gesto concreto che passa anche dal linguaggio. Una lettura preziosa per educare a un uso consapevole e rispettoso delle parole.

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Io sono così

Di Fulvia Degl’Innocenti e Anna Laura Cantone – Settenove 

Un albo che celebra la varietà dei corpi e delle personalità, aiutando i bambini a riconoscere il valore della diversità: le parole usate nella storia mostrano quanto sia importante nominare i corpi con rispetto. Una lettura che sostiene l’autostima e contrasta i giudizi superficiali.

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La cosa più importante

Di Antonella Abbatiello, ed. Fatatrac

Un albo che invita i bambini a guardarsi con occhi nuovi, mostrando come ogni creatura abbia un tratto che la rende unica. Le differenze non diventano motivo di confronto, ma occasione per riconoscere il proprio valore senza giudizi. Una storia semplice e luminosa che aiuta a parlare di corpo, identità e rispetto, ricordando che ciò che conta davvero non è mai ciò che gli altri vedono per primo.

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Bruttina a chi?

Di Élodie Huche e Charlotte Dole, ed. Rizzoli

Un albo che smonta con ironia e delicatezza le etichette che feriscono, mostrando quanto le parole sul corpo possano diventare gabbie o ali. La protagonista impara a guardarsi oltre gli sguardi degli altri, scoprendo che la bellezza non è una misura ma un modo di stare al mondo. Una storia che aiuta bambini e ragazzi a riconoscere il valore della propria unicità e a respingere i giudizi che non raccontano chi siamo davvero.

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The Body Confidence Book. Il libro del corpo e della fiducia in sé

Di Phillippa Diedrichs, traduzione di Laura Fontanella, illustrazioni di Naomi Wilkinson – Settenove 

Un saggio illustrato che aiuta ragazze e ragazzi a riconoscere quanto le parole – proprie e altrui – possano modellare il rapporto con il corpo. Tra scienza e narrazione, invita a guardarsi con più gentilezza e a smontare i messaggi tossici che arrivano dai social e dall’ambiente quotidiano. Una lettura preziosa per costruire un linguaggio più rispettoso verso se stessi e gli altri, per imparare a scegliere parole che sostengono invece di ferire. Consigliato dai 15 anni.

Screenshot

Belle di faccia

Di Chiara Meloni, Mara Mibelli – Mondadori 

Un libro che aiuta gli adulti a riconoscere la pressione estetica e la grassofobia interiorizzata. Mostra come i commenti sul corpo, anche involontari, possano modellare identità e relazioni. Una guida fondamentale per chi vuole educare con parole più consapevoli e rispettose.

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