90 anni di Arnaldo Pomodoro

Da Mosca al Giappone, da Copenaghen a Los Angeles, da Roma a Parigi e New York. Nelle piazze, nelle strade, nei musei, nelle università: l’arte di Arnaldo Pomodoro è ovunque e la città dove ha piantato le radici, tra mille viaggi nel mondo, Milano, rende omaggio ai suoi 90 anni con una mostra diffusa in città, in programma fino al 5 febbraio.

Per guardare con occhi diversi un luogo e scoprire l’artista sotto una nuova luce, partite da piazza Meda e dal “Grande disco”, icona simbolo quest’anno di Milano, che racchiude la proporzione dell’uomo iscritta da Leonardo nel cerchio. Dirigetevi, poi, in piazzetta Reale per entrare nel paese-scultura “The Pietrarubbia Group”, un posto fisico e insieme immaginario costituito da elementi e frammenti che si possono connettere e spostare e che rappresenta l’antico borgo di Pietrarubbia nel Montefeltro.

Entrate, infine, a Palazzo Reale, nella Sala delle Cariatidi, per vedere condensati, nella mostra curata da Ada Masoero, sessanta anni di lavoro in trenta sculture che rappresentano i capisaldi dell’opera di Pomodoro, selezionate dallo stesso artista. Nel corso del tempo sono cambiate le dimensioni, variate le forme e mutate le tecniche di lavorazione dei materiali. I bassorilievi “iscritti” degli anni Cinquanta, più vicini all’oreficeria, cedono il passo nel decennio successivo ai lavori tridimensionali, come la “Colonna del viaggiatore” la prima scultura volumetrica in bronzo, alta quasi quattro metri. Dagli studi sulla terza dimensione, che lo hanno portato a curvare e modulare la superficie piana, si passa alla ricerca sui solidi della geometria euclidea. Cubi, sfere, cilindri, dischi, coni e piramidi sono gli elementi su cui Pomodoro ha operato le sue corrosioni, rotture, perforazioni, con l’intento di rompere le forme perfette per scoprirne le fermentazioni interne. La sfera, in particolare, di lucido bronzo, spaccata, esplosa, sezionata, corrosa, rotta ma integra al contempo, è la sua forma prediletta. Prima di lasciare il Palazzo, addentratevi nella Sala degli Arazzi per un percorso virtuale nel “Labyr-Into” costruito nei sotterranei dell’ex Riva Calzoni. Si tratta della libera interpretazione di un’opera nella versione 3D, un’opera sull’opera, quindi, oltre che dentro uno dei posti più segreti e nascosti della città, pensato in quasi vent’anni e ispirato all’”Epopea di Gilgamesh”, il primo poema epico della storia. Pomodoro è un artista visionario che converte 170 metri quadrati di spazio in un labirinto e trasforma una scultura in un’opera di architettura.

Alla Triennale di Milano e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di via Vigevano, quattro progetti raccontano attraverso disegni, fotografie e maquettes, il dialogo tra l’opera scultorea, l’architettura e lo spazio circostante. Alla Triennale il Simposio di Minoa di Marsala, in Sicilia, e il Carapace delle Tenute Lunelli a Bevagna, in Umbria; alla Fondazione il monumento di Pietrarubbia e il progetto per il nuovo cimitero di Urbino. Ma Pomodoro è anche un artista eclettico che ha fatto diventare la Sala delle Armi del Museo Poldi Pezzoli una vera e propria opera d’arte e ha realizzato le scenografie per varie opere teatrali. Nella casa-museo di via Manzoni sono infatti esposti, nella Sala del Collezionista, sedici “teatrini”, modellini e studi progettuali, che raccontano il suo lavoro per il palcoscenico svolto tra il 1982 e il 2009 nei diversi campi drammaturgici.

[Simona Savoldi]

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