Babysitter ai tempi del coronavirus: ma è così facile trovarne una?

Il bonus babysitter è stato raddoppiato: ma non è accessibile a tutte le categorie e trovare una  persona disponibile non è facile, soprattutto per i genitori che lavorano nella sanità

In molte regioni le scuole sono chiuse dal 21 febbraio, nonostante il lockdown sia iniziato il 10 marzo.  Molti genitori hanno dovuto affrontare subito il problema della gestione dei bambini a casa: a chi affidarli? 

In alcuni casi le babysitter hanno deciso di non rischiare, abbandonando contratti di lavoro già avviati, e in altre i nonni si sono fatti avanti. 

Il governo ha introdotto il bonus babysitter con la circolare del 24 marzo: una data in cui i genitori lavoratori avevano già scelto come far fronte all’emergenza oppure si erano resi conto che trovare una persona da sconosciuta da assumere a tempo pieno non era per nulla facile.

Se la babysitter ti abbandona

La paura di avere contatti con il personale sanitario è diffusa: per questo motivo gli appartenenti a questa categoria si sono ritrovati da un giorno all’altro senza sostegno.

“Prima dell’emergenza avevamo una babysitter fissa” racconta Elena “sia io che mio marito lavoriamo in ospedale come infermieri. La ragazza che ci guardava i bambini ci aiutava quando entrambi avevamo il turno diurno. Dopo le vacanze di Carnevale, quando le scuole non hanno riaperto, ha continuato a guardare i bambini per qualche giorno ma poi ci ha detto che non se la sentiva più perché aveva paura di esporsi al virus.

Non sapevamo come fare quindi abbiamo chiesto urgentemente un cambio di turni in modo da non sovrapporci: quando uno di noi fa il turno notturno l’altro lavora di giorno. Ma come potete immaginare stare dietro a due bambini piccolissimi – di 4 e 2 anni – senza avere riposato per niente dopo un turno notturno in ospedale è davvero durissima. Ad oggi non abbiamo ancora trovato altre soluzioni e vediamo che quasi nessuno dei nostri colleghi è riuscito a trovare una babysitter disponibile. Quindi, a fatica, andiamo avanti così”

Lavori in ospedale? No grazie

Chi non aveva una babysitter fissa e ha iniziato la ricerca nel pieno dell’emergenza ha trovato ancora più difficoltà.

“Sono infermiera e sono riuscita a trovare una babysitter dopo più di un mese di disperata ricerca” racconta Caterina, mamma di due bambini di 1 e 3 anni “Inizialmente mi sono rivolta alla scuola materna e poi al nido dei miei figli, perché sapevo che molte collaboratrici si erano rese disponibili per aiutare le famiglie che avevano difficoltà nella gestione dei bambini. Sono rimasta subito delusa quando la prima mi ha detto che ‘non se la sentiva’ per mia del mio lavoro e la seconda mi ha risposto dopo qualche giorno che la sua famiglia non era favorevole all’idea che lei lavorasse a casa nostra. La terza infine, mi ha inizialmente dato disponibilità ma poi si è dileguata.

Così ho iniziato a mandare messaggi alla mia rete di conoscenze chiedendo di far girare il più possibile la mia ricerca disperata. Nel frattempo mio marito è riuscito a rimanere a casa con i bambini il primo mese e ad aprile, quando lui ha iniziato a lavorare, sono stata costretta a richiedere il congedo parentale. Dopo più di un mese sono finalmente riuscita a trovare una persona che inizierà tra qualche giorno a rimanere con i bambini. Spero che sia la persona giusta e non si tiri indietro. Probabilmente non potrò fare richiesta del bonus babysitter perché ho già richiesto il congedo e sarà dura perché significa coprire ancora più di quattro mesi di chiusura scolastica. 

Capisco in parte dubbi e paure di tutte le persone che si sono tirate indietro, ma da parte mia sentirsi dire ‘Non accetto perché fai un lavoro pericoloso’ è stato davvero brutto”

In situazione di emergenza meglio i nonni

Cambiare la gestione familiare da un giorno all’altro non è semplice, soprattutto per i bambini già abituati a trascorrere con i nonni durante una parte delle loro giornate, normalmente i pomeriggi in cui i genitori sono al lavoro. Così, anche se i nonni sono considerati categoria a rischio, molte famiglie hanno preferito non rompere questo equilibrio.

“A inizio pandemia ci siamo trovati da un giorno all’altro con le bambine a casa. Nella nostra gestione familiare settimanale i nonni coprivano i pomeriggi in cui entrambi lavoravamo” racconta Paola, ostetrica “Inizialmente abbiamo valutato una babysitter ma quando ho sentito che le mie colleghe erano state abbandonate dalle loro, mi sono resa conto che sarebbe stata un missione quasi impossibile e soprattutto non ne avremmo mai trovata una da un giorno all’altro.

Non sapevamo se continuare a coinvolgere i nonni per ovvi motivi, ma loro hanno subito scelto di aiutarci e di passare questo periodo con le nipoti invece che non vederle più. 

Abbiamo deciso tutti di affidarci alla sorte, le bambine sono contente e i nonni anche. Sicuramente con una persona totalmente estranea questo periodo difficile lontano dalla scuola e dagli amici sarebbe stato totalmente diverso”.

Anche l’aspetto economico non è da trascurare: i professionisti ostetrico-ginecologici, così come i medici specializzandi, non sono considerati tra le categorie che possono usufruire del bonus da 1000 euro, nonostante il loro lavoro sia indispensabile e abbiano visto – come gli altri operatori sanitari – l’annullamento di ferie o permessi a inizio emergenza.

Bonus babysitter vs Partite IVA

“A inizio emergenza ho dovuto sospendere gli incontri con i miei pazienti e chiudere lo studio” racconta Elisa, psicologa “ho ricevuto il bonus di 600 euro per i lavoratori autonomi, solo per il mese di marzo – anche perché continuo a pagare l’affitto dello studio, anche se chiuso. Nel primo periodo mi sono occupata dei bambini ma a inizio aprile ho iniziato ad avviare una modalità di lavoro online per seguire i miei pazienti a distanza, usando Skype per gli incontri  individuali e Zoom per le attività in gruppo. 

Ovviamente è impossibile fare questo tipo di lavoro, anche se da casa, e seguire in contemporanea due bambini di 2 e 4 anni. Mio marito aveva ripreso il lavoro e i nonni hanno problemi di salute. Così abbiamo pensato alla possibilità di richiamare la vecchia babysitter. Ci farebbe comodo il bonus, visto che abbiamo davanti almeno 4 mesi prima della riapertura delle scuole, ma dopo aver fatto richiesta ho scoperto che non è compatibile con l’aiuto – bonus di 600 euro – che ho ricevuto soltanto per il mese di marzo. 

Alla fine abbiamo fatto un po’ di “calcoli da sopravvivenza’ e mio marito ha chiesto il part-time per i prossimi mesi: ci conviene rinunciare a una parte del suo stipendio piuttosto che assumere una babysitter”

Quali potrebbero essere le soluzioni?

Bonus baby sitter e congedo parentale sono le misure messe in atto dal governo per andare incontro ai genitori che lavorano. Ma cosa fare quando il congedo finisce e la babysitter non si trova? 

In alcuni paesi, come il Belgio, lo Stato ha garantito la cura dei bambini lasciando aperte le scuole per i casi di emergenza, quasi esclusivamente per i figli dei sanitari e le forze dell’ordine. Sono stati messi in atto congedi e aiuti economici, ma coinvolgere i nonni è fortemente sconsigliato. 

Scuole materne e asili nido garantiscono un servizio di sorveglianza per genitori che non hanno trovato alternative. Ad oggi sono pochissimi i bambini affidati alle strutture scolastiche, e la maggior parte degli istituti sono rimasti vuoti. Questo significa che quasi tutti hanno trovato una soluzione per evitare di mandare i bambini a scuola: tuttavia le famiglie non si sentono abbandonate perché sanno che, in ultima spiaggia, la scuola c’è. ù

Inps: a chi è rivolto il bonus baby-sitting

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