Cellulari, tablet e wi-fi: l’elettromagnetismo fa male ai bambini?

Da un lato c’è la “dipendenza”, quella dei più giovani dall’invasione degli schermi piatti. E qui entrano in campo discussioni sull’opportunità o meno di concederli, in ambito sociale ed educativo. Dall’altro lato ci sono i rischi per la salute. E qui entra in gioco una preoccupazione più grande. Ci sono rischi posturali legati all’angolazione di collo e schiena durante l’utilizzo degli smartphone. E ci sono rischi – ancora
più spaventosi – legati ai campi elettromagnetici prodotti o attirati dagli apparecchi elettronici.

Ma è davvero così? “L’uso dei cellulari è un’abitudine che condiziona i bambini, ma anche gli adulti – spiega Antonio Riva, neuroradiologo tra i più apprezzati in Italia e che da sempre ha a che fare con macchinari diagnostici che emettono campi magnetici e radiazioni – e la dipendenza spesso è legata alla grande quantità di risorse che questi strumenti ci mettono a disposizione. Andare a definire con esattezza rischi e danni, tuttavia, non è così facile”. Esiste un problema, per così dire, clinico? “Al momento non ci sono prove assolute e inconfutabili dei danni che possono essere legati all’uso o all’abuso del cellulare. Ci sono davvero tanti studi che sollevano qualche dubbio fondato, ma per avere la certezza scientifica, perché la medicina solo su questo si può basare, è necessario che ci sia un rapporto di causa-effetto con ripetitività, in modo da poter affermare in maniera assoluta che un certo agente provoca un danno”.

Al momento cosa ha in mano, la scienza medica? “Ci sono molti esperimenti in cui si vede che il cervello risponde quando è sottoposto a una radiofrequenza come quella del cellulare. La corteccia cerebrale si altera quando lo si usa, ma continua a farlo anche dopo, aumentando ancora la sua alterazione, per poi decrescere entro mezz’ora o poco più. Non è una cosa da poco, che si aggiunge al calore prodotto dalle radiofrequenze a contatto con le orecchie e la testa. Ma tutto questo è ancora difficile da ricondurre a un danno biologico in senso stretto. È ancora difficile da dimostrare. Anche perché esiste un problema fondamentale”. Quale? “Per questo tipo di settore, non esiste un organismo sanitario terzo come può essere la Food & Drug Administration. Qualcuno che controlli gli effetti delle radiofrequenze dei cellulari. Esistono piuttosto studi sul non-rischio, ma sono realizzati dalle case produttrici, dunque parti in causa. Nessuno certifica da una posizione super partes. E non è certamente conveniente, a livello commerciale, raccomandare di non fare un uso eccessivo di questi strumenti”.

E’ così per tutte le radiazioni? “No, ci sono realtà come i raggi X o i raggi Gamma la cui pericolosità è stata dimostrata scientificamente. Hanno effetti ionizzanti, che modificano la struttura dell’atomo e che dunque, alterando le cellule, possono provocare tumori o altre patologie. Questo tipo di effetto, su radiofrequenze molto basse, intorno ai 300 hertz, oppure molto alte fino a 10 megahertz, non è invece provato. Succede anche per la risonanza magnetica. Ci sono effetti termici e biologici, ma non si è ancora riusciti a definire confini precisi. Esistono studi in questo senso, ma nessuno per ora è in grado di dire che questo accade con certezza. La stessa IARC (Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro) li definisce ‘elementi sospetti’, ma non è stata provata una pericolosità certa. A vedere la realtà dei fatti, la risonanza magnetica si usa da trent’anni e non sono stati riscontrati casi preoccupanti. Però anche la pericolosità dell’amianto è emersa parecchio tempo dopo rispetto al suo utilizzo”.

C’è poi il progresso tecnologico, che propone modelli e tecnologie sempre nuovi e quindi cambia le carte in tavola. “A livello generale, bisognerebbe invitare i bambini, ma anche gli adulti, a fare un uso moderato e strettamente necessario del cellulare e di questo tipo di dispositivi. Mentre non è difficile vedere chi se lo tiene sempre attaccato, chi addirittura ci dorme vicino, appoggiandolo sul comodino. Lo stesso Bluetooth è sospetto, perché pare in grado di creare lo stesso effetto del forno a microonde. Molto meglio usare le vecchie cuffie, che aiutano a limitare gli effetti potenzialmente negativi. E poi bisogna fare attenzione con i cellulari in macchina, perché nel chiuso della carrozzeria si ottiene una sorta di effetto gabbia in grado di moltiplicare le radiofrequenze. In ogni caso, in attesa di certezze, l’unico vero antidoto è l’uso moderato”.

Iscriviti alla newsletter

X