Caterina e i libri letti d’estate

I libri che si leggono in estate sono sempre speciali, hanno i granelli di sabbia tra le pagine, nascondono biglietti del treno e spesso sono legati a ricordi indelebili

I libri significativi hanno tutti un’aura speciale ma quelli letti in vacanza, per lei, hanno un incanto senza confronti. Forse perché quando li riapre ci trova ricordi che le raccontano un pezzetto della sua storia che s’intreccia con quella del romanzo o del saggio che sfila dalla libreria e oggi, il giorno prima di ripartire, sfoglia pian piano. 

Ci sono granelli sabbia dentro le pagine di Tess of the D’Urbervilles di Thomas Hardy, letto certe mattine di giugno, a quattordici anni, sulla spiaggia e certe sere, mentre accanto a lei un ragazzino con i capelli rossi, lo sguardo torvo, i gusti musicali – per Caterina adolescente – rivoluzionari, rockettarissimi,  leggeva i suoi fumetti.

La mattina, al sole, le pagine scorrevano fluide sotto i suoi occhi, la sera era distratta dalla presenza silenziosa e altrettanto timida del ragazzino e poteva leggere la stessa riga dieci volte e non sentirla. Di quel romanzo, di cui ora, mentre scrive, riscopre la trama violenta, tragica, disperatissima, ricordava solo la ruvidezza delle pagine tra le sue dita morbide da adolescente e la luce soffusa del soggiorno a casa dell’amica della sua mamma, un soggiorno condiviso per giorni e giorni, anzi per sere e sere, con quel suo coetaneo con cui piano piano aveva fatto una dolce amicizia.

Dentro Libertà di Jonathan Franzen, invece, c’è un biglietto del treno. L’aveva letto tra la sua città e Firenze, a trentotto anni, è un, anzi “il” romanzo in cui aveva riconosciuto la parabola  degli amori adolescenti che non diventano adulti e di quelli adulti che non diventano maturi, la meraviglia di una voce femminile capace di raccontare sé, gli altri e quella frase, che le era rimasta addosso come una fotografia e che definiva uno dei personaggi secondari, la ragazza del figlio della protagonista: era tutta profondità, senza superficie.

Una frase così capace di raccontare chi, come lei, faticava a uscire allo scoperto, a esporsi, a dirsi. Aveva trentotto anni, Caterina e un matrimonio finito un paio d’anni prima, finito e con due figli biondi che portava in giro per l’Italia e per l’Europa d’estate in viaggi bellissimi e a volte non facili ma alla fine, nel ricordo di tutti e tre, soprattutto bellissimi; ogni tanto, poi, in giro per l’Italia e per l’Europa ci è andata da sola, lei, il suo zaino e il suo libro che le permetteva di guardare oltre, di guardare indietro, di comprendere un po’ meglio la propria vita grazie a parole ben scritte.

E poi ci fu quel romanzo, forse il più folgorante letto negli ultimi anni, Riparare i viventi di Maylis de Kerangal, la storia di un adolescente la cui vita si infrange contro un’onda e dietro resta la sua tavola da surf e una tragedia.

E il suo cuore, pronto per un trapianto. I genitori no, loro, non sono pronti e la storia di questo straziante passaggio è la storia del libro, scritto con una lingua superba e un’empatia totale. Intorno a Caterina, c’era il mare trasparente di un’isola senza onde, davanti a Napoli, e casette colorate e un senso acuto di solitudine, alberi di limoni, un giardino incolto e fichi e albicocche che non facevano in tempo a maturare, se le mangiavano il sole, le formiche. 

E quest’anno? Quest’anno in valigia Caterina ha messo: Dolores Claiborne di Stephen King, perché è attratta dall’idea di un monologo al femminile e di una storia appassionante come solo King sa scrivere e perché Michela Murgia ne ha parlato nel suo podcast, Morgana, dicendo che nessuno scrittore sa raccontare bene le donne come lui. Festa Mobile di Hemingway, perché ha riletto alcuni dei Quarantanove racconti e si è ricordata della meraviglia che le lasciano addosso i racconti di questo autore.

E Le formiche festanti di Pinar Selek, perché tra le prime righe legge queste parole: “Il treno notturno che fa andata e ritorno tra Parigi e Nizza mi trasporta in un romanzo di cui non conosco la trama. La scoprirò vivendola. Ho l’impressione che questo film sarà la mia vita e che non ci sarà via d’uscita né possibilità di ritorno”. Chiude la valigia, Caterina, e va in stazione, pronta a tuffarsi nell’estate parigina, a collezionare biglietti e pezzetti di vita in bilico tra i libri e il respiro. 

letture estate

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