Caterina e l’albero di Natale

Caterina è fissata con le etimologie. Adesso ha due figli “adolescenti”, due participi presenti, due individui “che stanno crescendo”. Crescere. Aumentare di volume, forza, intensità, peso, proporzioni. Si dice di alberi, animali o umani. Per naturale sviluppo.

E, mentre, in questo dicembre, lei si chiede se addobbare ancora l’albero di Natale o archiviare tutto per quando sarà nonna, i due adolescenti si espandono senza tregua. Aumenta il volume della loro voce. Si allungano le ossa, le scarpe cambiano ogni tre mesi, i capelli crescono e non vogliono più tagliarli, aumentano le ore passate al cellulare, al tablet, al pc, su Netflix, pretendono di stare svegli fino a molto più tardi, dormire fino a molto più tardi, cresce la forza che hanno nelle braccia, si appesantisce lo zaino di scuola, si amplifica l’intensità delle emozioni, si moltiplicano le domande, si ingigantisce la noia, straborda il desiderio di autodeterminazione, cresce il disincanto: al preadolescente cadono ancora gli ultimi denti da latte, ma lui non chiede più del topo che portava i regalini, chiede più giga e quelli li porta la banda larga, non il topino.

Quindi forse l’albero di Natale non interesserà più? D’altro canto Caterina, in quanto adulta, non è in fase di espansione. O non di quel tipo: le forze fisiche non aumentano, non ha voglia di alzare la voce, si addormenta prima di loro la sera e ha pure voglia di tagliarsi i capelli e di staccare il wi-fi più spesso. Caterina sente che le sue forze non aumentano in proporzione a quelle dei figli e anche la capacità di comprendere, a volte, sembra diminuire. Ed è qui, in questo momento in cui le distanze si ampliano e sembra di vivere su pianeti lontani, irraggiungibili, che, per fortuna, viene in aiuto la vita vissuta.

E mentre fissa la scatola con le lucine intermittenti ancora spente e aggrovigliate, Caterina si ricorda di una vigilia di Natale in cui, a 14 anni, non sopportava i genitori e il fratello, ed era rimasta sveglia in salotto, mentre la famiglia dormiva. Aveva spento la tv e stava sola, in silenzio, al buio, sul divano. A farle compagnia c’erano però le lucine accese tra gli aghi di abete decorato da mamma e papà, le palline di vetro riflettevano la luce e creavano un’atmosfera dolce e struggente; e Caterina adolescente aveva sentito che quelle piccole costellazioni e il suo universo di stelle turbolente e lontane non erano poi così lontane, che la terra, forse, poteva essere un pianeta abitabile o sul quale a un certo punto tornare, con un progetto, un’idea da realizzare.

L’incanto del Natale era sopravvissuto all’infanzia e, anche crescendo, si può continuare a esprimere desideri, scambiare doni, credere nel potere dei sogni, dare i nomi alle stelle nel buio. Ora Caterina, adulta, non sa se quella piccola magia potrà accadere anche qui, nella casa in cui vive con i suoi adolescenti, ma per quest’anno, ha deciso, l’albero di Natale ci sarà.

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