Come pagare la babysitter

Per mettere in regola la tata si può scegliere tra assunzione o Libretto famiglia. Come fare invece quando l’aiuto è sporadico?

Da quando sono stati aboliti i voucher molte famiglie si trovano in difficoltà al momento di pagare la babysitter dei figli, non volendo farlo in nero. Assumerla regolarmente in quali casi conviene? E se invece si tratta solo di un paio di serate al mese?

Se la collaborazione è costante

Da un punto di vista formale, se la tata viene in nostro soccorso costantemente l’assunzione è preferibile: alla baby sitter affidiamo i nostri figli e anche la nostra casa, è quindi una figura di riferimento importante per la famiglia. Se lavora per noi regolarmente con un calendario prestabilito, si può facilmente fare riferimento al CCNL Lavoratori Domestici. Si redige un regolare contratto full time di 40 ore settimanali, o part time nel caso lavori un numero inferiore di ore. La retribuzione oscilla tra 5,45 e 8,21 euro, a seconda del livello; importi questi cui bisogna eventualmente aggiungere le indennità di pranzo (euro 1,96 al giorno), cena (euro 1,96 al giorno) e alloggio (euro 1,69 al giorno). Naturalmente bisogna prevedere anche un periodo di prova, il giorno di riposo settimanale, l’orario di lavoro, le mansioni e le ferie.

Se la prestazione è occasionale

Se l’ausilio della tata è invece sporadico e la sua insomma è la così detta “prestazione occasionale” (perché mamma e papà devono ad esempio uscire una sera a cena), allora si può ricorrere al Libretto famiglia Inps. Si tratta di un vero e proprio libretto nominativo composto da titoli del valore di 10 euro l’uno, che si può acquistare in via telematica sul sito dell’Inps seguendo le relative indicazioni e che, in buona sostanza, va a sostituire i cari vecchi voucher. Ecco alcune caratteristiche:

  • la baby sitter non deve percepire compensi superiori a 5.000 euro (in un anno solare);
  • il datore di lavoro non deve elargire (sempre nell’anno solare) complessivamente compensi superiori a 5.000 euro e, in particolare alla baby sitter, superiori a 2.500 euro;
  • il lavoro svolto non può essere superiore a 280 ore annue.

A differenza dei voucher, però non è il datore di lavoro a pagare la baby sitter ma lo farà l’Inps entro la metà del mese successivo, accreditando direttamente sul conto corrente del lavoratore l’importo che le spetta.

 

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