Cosa fare del cordone ombelicale?

Quando si diventa genitori, da un giorno all’altro ci si ritrova responsabili della salute di un bambino e le decisioni da prendere sono molte. Una delle prime e più importanti
è quella su cosa fare del cordone ombelicale dopo il parto. Donarlo? Conservarlo privatamente? Effettuare il taglio tardivo? Queste sono le principali opzioni che si hanno a disposizione. Proviamo a capire, analizzando caso per caso, cosa implica una scelta rispetto all’altra, con un occhio anche al lotus birth, una pratica antica che negli ultimi anni sta trovando nuovo interesse.

La donazione altruistica

La donazione del sangue del cordone ombelicale in Italia è garantita dal decreto ministeriale 18 novembre 2009, che regola la raccolta e la conservazione delle cellule staminali presso strutture pubbliche denominate “Banche di sangue di cordone ombelicale”. Le banche (diciannove sul territorio nazionale) fanno parte di una rete collegata a un registro internazionale.

La conservazione delle cellule staminali è garantita per uso altruistico, cioè per aiutare persone diverse dal donatore. In alcuni casi è garantita la conservazione “a uso dedicato”, nel caso di neonati con particolari patologie o di consanguinei con problematiche risolvibili attraverso l’uso di terapie staminali. La conservazione avviene senza costi da parte del donatore, così come sono gratuiti gli esami necessari.

Le cellule del cordone ombelicale sono importantissime, poiché capaci di riprodurre tutte le cellule del sangue. L’importanza è legata alla cura di svariate patologie che necessiterebbero di cellule staminali provenienti da midollo osseo o da sangue periferico. Quelle del cordone sono infine cellule ben assimilabili dall’organismo che le riceve ed è possibile così ridurre i casi di rigetto nei pazienti.

I requisiti per donare il sangue cordonale sono pochi ma ferrei: mamma e bimbo devono essere in buona salute, il parto non deve avvenire prima della trentaquattresima settimana di gestazione ed è necessario farne richiesta prima del parto. Se al momento della nascita i criteri di qualità e quantità non sono così soddisfacenti da poter garantire la donazione a fini altruistici, è comunque possibile donare il sangue per la ricerca sulle cellule staminali. La raccolta avviene direttamente in sala parto entro pochi secondi dalla nascita e la manovra non provoca dolore né alla mamma né al bambino.

VEDI ANCHE: La donazione del cordone ombelicale: come funziona?

Conservazione privata del cordone ombelicale

In Italia, il prelievo del sangue cordonale ha finalità altruistica. Se si volesse conservare il sangue del cordone ombelicale per uso personale, è necessario rivolgersi a banche straniere. In questo caso sono previsti dei costi, che possono variare tra i millecinquecento e i tremila euro a seconda del periodo di tempo per cui si vogliono conservare queste cellule, nonché dai servizi offerti (analisi, raccolta, trasporto e conservazione del materiale). Solitamente affidandosi a queste banche del sangue è possibile conservare le cellule staminali per venti o cinquant’anni. Le principali banche a cui è possibile rivolgersi si trovano oggi in Svizzera, Gran Bretagna, Repubblica di San Marino e Germania; contattando direttamente le strutture è anche possibile definire piani di pagamento rateali.

Taglio tardivo

E se una mamma decidesse di lasciare al neonato tutto il suo sangue? Da tempo si sta tornando a parlare anche dell’importanza del taglio ritardato del cordone ombelicale, ovvero non prima di uno o tre minuti, come raccomanda l’OMS, o non prima di cinque minuti come indicano le linee guida NICE (National Institute for Health and Care Excellence). I benefici derivanti da un taglio ritardato del cordone sembrano essere molti; tra i principali un miglior adattamento cardiocircolatorio alla nascita, livelli aumentati di emoglobina, maggiori riserve di ferro e riduzione del rischio di anemia nel breve e nel lungo periodo, oltre che un maggiore e migliore attaccamento mamma-bimbo.

Vi sono poi diverse implicazioni etiche che sempre più ostetriche cercano di fare emergere; ci si chiede se sia lecito mettere i benefici di un ipotetico ricevente davanti a quelli di cui il neonato godrebbe dal taglio ritardato, mentre ci si interroga sulle norme e i limiti che regolano questo prelievo. Per donare il sangue, in Italia e all’estero, bisogna infatti essere maggiorenni e pesare almeno cinquanta chili; inoltre viene prelevato un quantitativo di sangue pari a circa un decimo del volume totale. Per quanto riguarda il sangue cordonale si ha un prelievo su di un minorenne, di peso variabile tra i due e i cinque chili e se ne prende una quantità pari a circa un terzo del volume totale. Ecco i motivi che spingono sempre più genitori a optare per la soluzione del taglio tardivo.

Lotus birth

Esiste una quarta opzione, la lotus birth, che più che una pratica medica è un vero e proprio rituale. Consiste nel lasciare il bimbo attaccato alla sua placenta sino a quando questa non si stacca naturalmente (di norma ci vogliono tra i due e i dieci giorni). Si attende cioè che la natura compia il suo corso, non intervenendo e aspettando che la placenta smetta di pulsare e secchi da sola. Per favorire questo processo si pulisce la placenta, la si può cospargere di sale marino e di olio essenziale di lavanda. La placenta così trattata può essere messa all’interno di una sacca di cotone per semplificare la routine quotidiana di mamma e bimbo. Solitamente questa è una decisione scelta da chi opta per il parto in casa; è però possibile indicarlo nel piano del parto se ci si reca in ospedale, informando per tempo il personale sanitario.

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