Cosa significano i capricci

Gentile dottoressa, sono la mamma di un bambino di due anni vispo, simpatico e affettuoso. Negli ultimi tempi è diventando piuttosto capriccioso, e i suoi capricci sono sempre più teatrali e violenti: urla e si dispera, reagisce graffiando e mordendo noi genitori, oppure facendosi male, strappandosi i capelli, buttandosi per terra e sbattendo la testa. Ci chiediamo come reagire a questi capricci e anche se sbagliamo qualcosa come genitori, se i suoi capricci sono modi di comunicarci un disagio che noi non sappiamo cogliere. Grazie e saluti, Giorgia

 
Cara Giorgia, capita spesso che intorno ai due anni inizi “la fase dei capricci”. Ed ecco che, da angioletto, un bimbo mansueto può trasformarsi improvvisamente in un diavoletto capriccioso. E’ importante considerare che i capricci compaiono quando il bambino inizia a percepirsi diverso dalla mamma. Se fino a ieri ci obbediva senza protestare, oggi comincia a sviluppare le sue intenzioni e a cercare di affermare la sua volontà e personalità. Inizia il “periodo del no”: dalle piccole cose quotidiane come il vestirsi e l’alimen- tazione, al sonno, fino al rifiuto delle attività ludiche che l’adulto propone. Questi capricci così stancanti per i genitori sono tuttavia da considerarsi come indicatori di sviluppo del bambino: sta conquistando una maggiore autonomia e sperimentando i limiti imposti dall’ambiente. È come se il bambino avesse bisogno di vedere fin dove può spingersi nel piegare gli altri alle sue intenzioni: il capriccio provoca mamma e papà e li mette alla prova. A fare la differenza è il modo di reagire dell’adulto. Se cede, il bambino impara che con i capricci può ottenere ciò che vuole – portando i genitori allo sfinimento – e consolida i comportamenti di protesta. Se l’adulto invece è saldo, accoglie il senso dei capricci, ma rimane tranquillo senza cedere di fronte ai pianti e agli scoppi di ira, dopo poco tempo il bambino smette. Resta magari sconcertato dal fatto che la sua reazione non impressioni più di tanto il genitore e comprende che il capriccio non serve. In poche parole, è utile lasciare che il piccolo si sfoghi, impedendogli di danneggiare se stesso e l’ambiente, e al contempo essere molto accoglienti dal punto di vista emotivo. Ad esempio, se sbatte la testa per terra e si rifiuta di andare a dormire si può dire: “Sento che questa cosa ti fa arrabbiare, ma è importante che tu vada a nanna per essere in forma domani mattina”. Un altro accorgimento molto utile è prendere immediatamente contatto con il suo corpo. La tecnica dell’abbraccio calma l’agitazione psicomotoria e gli trasmette sicurezza. Inoltre, per aiutarlo a tollerare la frustrazione di fronte al vostro rifiuto di concedergli qualcosa, si possono offrire delle alternative: “Non puoi mangiare la torta, però posso darti un frutto” o “non puoi stare sveglio fino a tardi, ma vengo con te a nanna e ti racconto una fiaba”. Un modo assolutamente controproducente che non dovrebbe mai essere usato per placare l’agitazione emotiva del capriccio è quello di promettere una ricompensa come un cioccolatino o altre cose piacevoli se smette di gridare e si comporta bene: si stabilisce un circolo vizioso che rinforza i comportamenti di protesta volti a ottenere il dolcino. Anche dimostrarsi spaventati dalla violenza del capriccio non lo aiuta a smettere: gli trasmette la sensazione di essere più forte dei genitori e utilizzerà questo suo potere sempre più spesso per ottenere ciò che vuole.
È bene dunque resistere alle sue richieste, rimanendo inflessibili, e accogliere l’ansia che questo sforzo provoca in voi genitori. Questo non significa sottovalutare i bisogni del bambino, anzi, quando la rabbia e l’agitazione sono molto intense è bene interrogarsi sul tipo di bisogno che il bambino comunica attraverso le ripetute proteste: una richiesta di attenzioni perché percepisce che la mamma o il papà sono assenti emotivamente e “pensano sempre ai loro problemi”; bisogno di presenza e sicurezza; insofferenza rispetto a un sistema di regole confuso o troppo rigido; gelosia per il fratellino; disagio per qualcosa che è successo all’asilo o in famiglia o semplicemente stanchezza. In sintesi, l’atteggiamento migliore è quello di imparare a “leggere” tra le righe dei capricci dei nostri piccoli, rispondere ai bisogni che esprimono attraverso di essi, assecondando le richieste accettabili e rifiutando quelle eccessive.

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