Disturbi del sonno, come risolverli?

Bambini o ragazzi che dormono poco e male: quali sono le cause dei disturbi del sonno e come fare a risolvere questo problema

Bambini che faticano ad addormentarsi, che piangono a ogni ora della notte, che si svegliano all’alba senza riaddormentarsi più. Genitori, tranquilli, ci siamo passati tutti. 

Nella maggior parte dei casi il problema si risolve da sé, con il tempo. Ma se non succede, come si può ritrovare la stabilità? I disturbi del sonno sono sempre più diffusi nell’età infantile, acuiti spesso dalle condizioni sociali: ritmi di vita frenetici, l’utilizzo prolungato di dispositivi digitali, ansie e preoccupazioni diffuse.

Il risultato è che chi ha figli frequentemente dorme poco e male, con ripercussioni anche notevoli sull’andamento della quotidianità. 

Abbiamo chiesto lumi alla dottoressa Federica Lavista, le cui competenze sono sia pediatriche sia psicoterapeutiche.

Come si manifestano i disturbi del sonno? 

Dipende: sono molto vari, di diversa natura e da valutare caso per caso. Personalmente ritengo che non ci siano regole universalmente applicabili: è importante ascoltare il bambino, osservare la situazione familiare e valutare.

C’è una costante, però. Più i disturbi del sonno sono reiterati e prolungati, più destabilizzano l’intera famiglia. 

Come fare in presenza di un disturbo del sonno?

Il primo contatto è quello con il pediatra: sarà lui o lei, innanzitutto, a escludere cause di natura organica. Nel caso di cause di ordine psicologico ci si può rivolgere a uno psicoterapeuta dell’età infantile ed evolutiva, senza timori.

L’invio allo psicoterapeuta non significa che ci sia una patologia, significa semplicemente trovare uno spazio entro cui portare le proprie angosce e preoccupazioni, per essere più sereni, perché è importante, per il bambino e per la famiglia, dormire bene.  

Quali possono essere le cause psicologiche legate a un disturbo del sonno? 

Ci può essere un certo grado di predisposizione; poi ci sono delle fasce d’età in cui si manifestano con maggiore frequenza alcuni disturbi. Nella prima infanzia c’è la fatica ad addormentarsi o i risvegli notturni, mentre in adolescenza si hanno i cosiddetti disturbi del ritmo circadiano, ovvero una cattiva organizzazione del ritmo sonno-veglia.

In tutti questi casi, a meno che non ci siano cause patologiche risolvibili con l’intervento medico, spesso si tratta di disturbi emotivi e relazionali, in cui il bambino o ragazzo si fa portavoce di una difficoltà che nella maggior parte dei casi riguarda il sistema famiglia. Per questo va presa in carico, seguita e ascoltata l’intera famiglia. 

Quali sono i campanelli di allarme? 

È normale che un bambino durante l’allattamento abbia risvegli reiterati. Quando si elimina il pasto notturno, il bambino dovrebbe iniziare a imparare a dormire in autonomia. Ciascuna famiglia ha un percorso personale di accompagnamento del bambino al sonno, con strategie diverse, ma è impossibile prescindere dalle caratteristiche del bambino, bisogna seguire i suoi tempi.

Si tratta di una fase stressante, in cui il bambino acquisisce autonomia su molti fronti ma, a differenza dell’autonomia verbale o motoria, quella del sonno spesso viene sottovalutata. Per aiutarlo, è importante sintonizzarsi con i suoi bisogni, capire, avere in mente l’obiettivo (l’indipendenza nell’addormentamento e nel sonno), ma anche essere capaci di fare un passo indietro, nel caso non sia pronto.

Bisogna aiutarlo a sentirsi sereno anche nell’assenza fisica del genitore, cercando di rispettare il più possibile i suoi tempi. Se questo percorso è burrascoso, se il bambino è resistente o se non si percepiscono miglioramenti, allora è importante chiedere una mano. 

Quanto può durare un percorso terapeutico? 

Dipende, ci può anche solo essere una consultazione con i genitori senza necessità di vedere subito il bambino: tranquillizzarli rispetto alla bontà del loro operato può già essere terapeutico. Altre volte il sintomo è l’espressione di un vero e proprio disagio: in quel caso il percorso e la terapia saranno più a lungo termine.

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