The Cute Project

In Africa gli ospedali ci sono, quel che manca sono gli specialisti, mancano i materiali e manca la formazione: le tecniche di chirurgia, i trattamenti innovativi”. E’ partendo da questo presupposto che si costituisce l’associazione Cute Project nel 2012, da un gruppo di lavoro che ruota intorno al Centro Ustionati del CTO – tutti con storie personali di volontariato alle spalle.

“Volevamo cambiare il modo di fare volontariato, impegnandoci ancora di più in prima persona”, racconta il dottor Daniele Bollero, chirurgo plastico. L’associazione, pur nata da poco, è già strutturata in quattro gruppi di lavoro, in modo da agire in modo più efficace: lo staff di medici, la logistica, la raccolta fondi e la comunicazione. Una squadra affiatata ed entusiasta che crede nel progetto. “Noi ci mettiamo la faccia e siamo tutti coinvolti direttamente, nessuno percepisce alcun compenso, ma ognuno è essenziale nella riuscita delle missioni. Basti pensare alla logistica: nel nostro ultimo viaggio in Benin abbiamo trasportato 750 chili di materiale sanitario, imballato in 11 scatoloni e giunto in loco una settimana prima del team. E poi ci sono i passaporti, i visti, i permessi, i contatti con gli ospedali del posto, è un lavoro lungo, da fare bene.

Il nostro obiettivo principale è la formazione teorica e pratica del personale sanitario di Paesi in via di sviluppo nel campo della chirurgia plastica ricostruttiva, in particolare per la cura delle ustioni. Dobbiamo comunicare bene quello che facciamo e poi raccogliere i fondi che ci servono per l’acquisto del materiale e le spese di viaggio: cerchiamo di organizzare eventi nel corso dell’anno per far conoscere il nostro lavoro e sensibilizzare sul tema”.

Tre le missioni già portate a compimento: la Repubblica Democratica del Congo nel 2012, la Repubblica del Congo nel 2013 e il Benin lo scorso ottobre. “Prima di partire bisogna avere un buon contatto locale: è questo il criterio con cui abbiamo scelto le nostre destinazioni. Nel 2015 partiremo per il Congo e l’Uganda. E’ essenziale porre delle buone basi, senza fretta, perché se si organizza prima bene il viaggio in tutte le sue tappe, arrivati a destinazione si lavora molto meglio. Ora stiamo cercando di standardizzare tutte le procedure, in modo che chiunque ci possa andare, per coinvolgere più gente possibile. Oltre a fare formazione sul territorio, vogliamo portare qui i medici a formarsi, un obiettivo difficile da realizzare per le troppe procedure burocratiche. Nel viaggio in Benin siamo andati in dieci, tre chirurghi plastici, un medico di base, due infermiere, un fisioterapista, un coordinatore logistico e Carlo Orsi, fotografo che ha realizzato gli scatti che raccontano il viaggio. Da queste foto potrebbe nascere un libro con le storie dei pazienti. Siamo riusciti a operare 63 persone, tra cui interventi per cicatrici da ustione, labbri leporini e malformazioni congenite. Inoltre abbiamo effettuato oltre cento visite specialistiche e lezioni in francese per il personale sanitario locale.

Ma Cute Project è attiva anche in Piemonte: “Volevamo impegnarci sul nostro territorio e abbiamo cercato una realtà adatta: dove c’è un buco nella Sanità, dove c’è gente che non può permettersi le cure, è là dove vogliamo andare – prosegue Daniele Bollero -. E così ora abbiamo attivato un ambulatorio di chirurgia plastica al Sermig. Si rivolgono a noi persone che non hanno i requisiti legali per entrare in ospedale, ma anche pazienti regolari che non sanno dove farsi curare. Simbolicamente la visita costa 1 euro, perchè non c’è nessuno di così povero da non poter aiutare un altro povero. Al Sermig sono efficientissimi e il progetto va avanti bene, siamo ormai un gruppetto di chirurghi plastici ad alternarci nell’ambulatorio”.

L’ultimo progetto che l’associazione ha avviato è “Occhio alla fiamma!”, una campagna di prevenzione sulle bruciature diretta agli adolescenti. “Ogni anno arrivano al pronto soccorso dei ragazzi con ustioni da cocktail infiammabili o scintille da discoteca. Sono incidenti che si possono evitare con un minimo di sensibilizzazione al tema. Perciò in joint venture con il PalaOlimpico, organizziamo un banchetto durante alcuni concerti”. Ma sono tanti gli eventi in cui l’associazione è in prima linea a raccontare la propria missione e gli obiettivi, tra mostre fotografiche, serate, spettacoli. Per maggiori informazioni: www.cute-project.org.

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