Mamma, ho fatto un brutto sogno

Si sogna fin dal grembo materno e l’esperienza del sogno è diversa a ogni età. Stiamo parlando di sogni onirici e non di fantasie, i cosiddetti sogni a occhi aperti, anche se tra le due espressioni della mente c’è una buona corrispondenza, soprattutto nei bambini, che vivono i primissimi anni sovrapponendo fantasia e realtà. E’ una confusione solo apparente: mentre per gli adulti fantasticare ha una connotazione di regressione e di momentaneo allontanamento dalle responsabilità, per i bambini serve a meglio comprendere la realtà e a esercitarsi a viverla, una sorta di “realtà virtuale”.

È importante sognare?
Il sogno svolge un ruolo importante, a livello biologico e psicologico. E’ un’occasione di pensiero significativa quanto un’esperienza reale. Inoltre i sogni sono regolatori di bisogni, di desideri e di paure. Per attivare i sogni occorre il sonno. Ma il sonno ha caratteristiche complesse, non ancora del tutto chiare. Quello che si sa con certezza è che è formato da diversi moduli ripetuti (cicli), ognuno dei quali è composto da fasi. I sogni avvengono in una fase specifica, l’ultima e più profonda, la fase R.E.M. I bambini piccoli hanno il doppio di fasi R.E.M. degli adulti. Difficile affermare che sognino il doppio, ma sicuramente hanno un sonno più profondo degli adulti.

Raccontare i sogni
Secondo Sigmund Freud i sogni infantili sono chiari, brevi e coerenti. Il loro contenuto è l’adempimento di un desiderio o la copia fedele di esperienze diurne. E’ con l’età scolare, dopo i 6 anni, che inizia a formarsi il sogno simbolico, con messaggi mascherati ed enigmatici tipici dei sogni adulti. Sebbene già i primi sogni abbiano un significato, solo sul sogno simbolico si può fare un lavoro di interpretazione. A 3 anni i sogni riguardano per lo più necessità come la fame e la sete. Tra i 3 e i 5 anni manca una trama specifica e mancano le figure umane, ma spesso sono presenti gli animali. In questo periodo i brutti sogni rappresentano almeno un terzo dei sogni fatti. Con l’avanzare dell’età arrivano a predominare i sogni “belli”. Tra i 5 e i 7 anni i sogni e la loro descrizione diventano più lunghi e di durata simile a quelli degli adulti e il bambino comincia ad avere il ruolo di personaggio principale. Dall’età di 10 anni i sogni si avvicinano a quelli dell’età adulta, per cui i bambini sono capaci di costruire una buona trama narrativa.

Tutti sognano
È possibile che nostro figlio non sogni? No, esattamente come per noi adulti. Non ricordarsi i sogni non significa non aver sognato. I sogni (sembra una banalità), non sono fatti per restare in memoria, ma solo per essere sognati, cioè per svolgere la propria funzione nel momento esatto in cui accadono. Raccontare i sogni appena svegli è il modo più efficace per dar loro spazio: se nostro figlio è piccolo non chiediamogli se sogna, ma proviamo a raccontare i nostri sogni, magari un mattino di giorno di festa, tutti insieme a tavola per colazione. Raccontiamo senza la pretesa di dare un significato, trovando valore nello stare insieme e nel condividere storie anche bizzarre, ma che ci coinvolgono emotivamente. Presto arriverà il turno dei bambini. Ascoltare i loro sogni, senza influenzarli, è un gioco utile, poiché valorizza il sonno e insegna a non averne paura. Inoltre abitua a trovare le parole giuste per parlare di emozioni e, se le emozioni sono negative, sana dolori che spesso i bambini non comprendono di provare.

Il brutto sogno
Come fare quando un bambino ci racconta un brutto sogno? Gli incubi sono un modo del tutto normale con cui la mente affronta le preoccupazioni. E’ bene sapere che le emozioni dei sogni sono pressappoco intense come nella vita reale, ma ansia e paura risultano amplificate. I bambini si svegliano pensando che ciò che hanno sognato è reale: questa percezione è molto forte ed è inutile metterla in discussione. Se hanno un incubo hanno solo bisogno di essere consolati e rassicurati. Quando nel cuore della notte si svegliano spaventati, non chiediamo racconti o spiegazioni: è un modo per amplificare e dare spazio alla paura. Rassicuriamoli e basta. Anche il modo in cui ci si addormenta influenza i sogni. Rallentare il ritmo delle attività della giornata un po’ prima di andare a dormire, raccontare storie piacevoli, evitare ogni minaccia (“Se non dormi domani non ti porto ai giardini”), entrare nel loro dormiveglia per addolcire il sonno, ci permetterà di far capolino nel panorama del loro mondo notturno.

[Omar Fassio]

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