Il danno da vaccini: che tutele ci sono?

La questione dei vaccini e delle vaccinazioni obbligatorie, oggi di grande attualità, crea non pochi dubbi. Uno di questi è: cosa fare se, a seguito di una vaccinazione obbligatoria, si registrano degli effetti indesiderati, anche gravi e permanenti?
Gli effetti indesiderati possono essere distinti in due categorie: effetti non prevedibili e non evitabili, oppure effetti prevedibili e di conseguenza evitabili. 
È proprio questa distinzione a fondare il discrimine tra risarcibilità o indennizzabilità degli stessi.

Chi può chiedere l’indennizzo

Per gli effetti non prevedibili e non evitabili è previsto il rimedio dell’indennizzo.
In prima battuta questo indennizzo veniva riconosciuto solo per i danni da vaccinazione obbligatoria. Una successiva pronuncia della Corte costituzionale ha allargato tale possibilità anche ai vaccini consigliati dalle autorità sanitarie.

Titolare del diritto non è solo il paziente (o i suoi aventi causa) ma anche coloro che abbiano riportato danni a causa del contatto con una persona vaccinata. L’indennizzo è costituito da un assegno reversibile per 15 anni, cumulabile con ogni altro emolumento a qualsiasi titolo percepito e rivalutato annualmente.
Nel caso in cui dal vaccino sia derivata la morte, l’avente diritto può scegliere tra assegno reversibile o una somma determinata una tantum.

Gli effetti prevedibili e il risarcimento

Per gli effetti prevedibili ed evitabili è previsto il rimedio del risarcimento.
Il risarcimento è ottenibile solo nel caso in cui il danno patito avrebbe potuto essere previsto e dunque evitato; in questo caso la responsabilità può essere ricondotta a soggetti diversi, a seconda del decorso causale del danno.
Se il danno è causato da un’intrinseca pericolosità del vaccino, la responsabilità ricade nei confronti del Ministero della Salute, per aver messo a disposizione dei pazienti un medicinale dannoso per la salute.
Se il danno è causato da una dannosa interazione tra farmaco e l’organismo dovuta a una inidoneità fisica di quel paziente, la responsabilità ricadrà sul personale sanitario che si è occupato della somministrazione del vaccino e sull’Asl di riferimento per non aver valutato lo stato di salute del paziente.

La tutela non fa venir meno all’obbligo dei vaccini 

La ricchezza di rimedi normativi apprestati dal legislatore è certamente connessa ai contrasti che queste tematiche hanno scatenato. Le tutele previste, tuttavia, non fanno venir meno l’importanza del ricorso ai vaccini quali principali metodi di prevenzione delle malattie infettive, come testimoniano l’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli esponenti della comunità scientifica.
Allo stato attuale, a seguito del decreto legge approvato nel maggio 2017 dal governo Gentiloni su richiesta del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin (potete leggerlo qui) per frequentare gli asili nido e le scuole, tutti i bambini e ragazzi, da 0 a 16 anni, devono necessariamente essere vaccinati, a meno di avere comprovati problemi di salute che impediscano l’adesione al piano vaccinale. 

Al di là dell’obbligo normativo e dell’improvviso cambio di rotta di alcune Regioni che hanno lasciato fino a oggi libertà di scelta in materia, è importante sottolineare l’importanza di vaccinare i bambini, non solo per il loro benessere futuro, ma anche come gesto di rispetto nei confronti della comunità.

[Laura Citroni – Avvocato, www.slcx.it]

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