Dare le regole ai figli

Le regole fanno la sopravvivenza

VALENTINA
“Qualcuno ha fame? Conto fino a tre e se non mi risponde nessuno non si fa merenda”. Valentina è la mamma di tre figli maschi, ha 31 anni e fa la casalinga. Ilario, Ottavio e Amos hanno 5, 3 e poco più di 1 anno: “Avendo tre figli così ravvicinati e ancora piccoli, dare le regole e farle rispettare, oltre che essere un modello educativo in cui credo, è sopravvivenza”. Per lei si tratta della giusta libertà, che significa non essere troppo rigida, però dare regole all’interno delle quali i bambini fin da piccolissimi hanno goduto di massima autonomia e libertà. “Non si può prescindere dalle regole e loro devono sentirsi dire cosa possono e non possono fare, almeno finché non saranno in grado di scegliere e decidere da soli”. Il grosso del lavoro si fa all’inizio, poi viene interiorizzato come comportamento naturale. “Non sono la loro serva e non posso essere a loro totale disposizione, soprattutto avendone sempre avuto uno più piccolo da guardare. Quindi le regole servono a creare collaborazione e a responsabilizzarli. Loro si rifanno il letto, aiutano ad apparecchiare prima di mangiare e a sparecchiare, si vestono da soli. Però possono scegliersi il pantalone da mettere. Mi mostro molto decisa quando dico loro cosa dobbiamo fare, perché devono capire che non c’è scelta, per lo meno finché sono io a dover decidere per tutti”.

Pro e contro? “Tutti mi guardano male, a partire dalla mia famiglia. Mi dicono che non permetto loro di essere bambini. In realtà riusciamo a fare molte più cose perché è tutto più ordinato e per me più facile da gestire. Di positivo c’è che posso portare da sola tre bambini piccoli ovunque, senza impazzire a rincorrerli”. Se si sbaglia e non si rispetta la regola se ne paga la conseguenza, come succede nella vita da adulti: non ti vesti, non si esce; non vieni a tavola all’ora di cena, non mangi. Lineare, facile da capire, anche per un bambino. “Mio marito alla prima gravidanza non ne voleva sentir parlare, ma ora mi ringrazia e ha abbracciato appieno il mio sistema. Si vive meglio; anzi, si vive nonostante tre figli piccoli e poco aiuto dall’esterno. Poi devo dire che i nostri amici hanno tutti una modalità simile”.

Valentina e suo marito sono molto credenti; la religione influisce? “Sì, senz’altro. Il Cristianesimo mette delle regole ai suoi fedeli perché desidera che siano felici. L’obbedienza è una virtù. Poi le famiglie cristiane sono spesso numerose e anche questo le porta a regolamentarsi!” Eccezioni? “Sì, nei giorni di festa siamo più morbidi e dalla nonna fanno cosa vuole lei, sono più liberi, sapendo che se li vizia si tratta soltanto di una volta la settimana e non può fare troppi danni!”. Chiediamo un consiglio a questa mamma così determinata, che chiacchiera con noi mentre i due figli più grandi finiscono di mangiare e aiutano il più piccolo a fare merenda. “Non bisogna avere paura di farli soffrire pensando di essere troppo rigide e insensibili. D’altronde nella vita ci sono regole ovunque. E bisogna rispettarle. Ci sono anche tra gli animali. Meglio saperlo fin da subito. Io sono stata molto arrabbiata con mia mamma che non me ne ha mai date”.

Tante regole, soprattutto per paura

ROSA
“Ho proprio paura a lasciarla libera di fare cosa vuole. Il mio controllo serve principalmente a placare la mia ansia, ne sono consapevole, ma è così piccola!”. Rosa ha 42 anni, è una madre single e ha una bimba di 5 anni che ha desiderato molto. “Se siamo ai giardinetti Aurora deve stare vicino a me, giocare, ma senza mai perdermi di vista. Lei sa benissimo che mi deve dare la mano per attraversare, che non deve accettare nulla da persone che non conosce, che mi deve chiedere il permesso se vuole allontanarsi un pochino con qualche amichetta. Sa che se giocando suda, prima di tornare a casa dobbiamo cambiare la maglia altrimenti si ammala, così quando la chiamo per andare via, senza neanche che glielo dica si mette in posizione perché io la spogli e la cambi. Però ho da sempre molti dubbi”. Qualcuno dice che dare tante regole serve più agli adulti che ai bambini: “Sì, è quello che mi contestano in molti. Effettivamente a me le regole servono per dare disciplina ma anche perché non so se saprei gestire la sua libertà. Quindi ho scelto la cosa che mi viene meglio”. E quali i timori? “Temo che cresca troppo dipendente dalle mie regole e dalle regole di altri in generale, poco capace di decidere in modo autonomo e di adattarsi alle situazioni nuove senza che qualcuno la guidi o le dia suggerimenti. E non vorrei mai e poi mai che il senso di responsabilità che le voglio trasmettere dandole regole da rispettare diventi senso di colpa, di cui soffriamo da generazioni”. Aurora è una bambina molto pacata, attenta, cauta e silenziosa. “Ai giardini vedo spesso mamme e nonne succubi di bambini onnipotenti, che decidono loro come, dove e quando. Non potrei mai sopportare questo atteggiamento e non sarei mai stata capace di arginarlo a posteriori. Ho dovuto prevenire dando tante regole, ma le spiego e le comunico in modo molto gentile e affettuoso”.

Accompagnare nella crescita

ASTRID
Astrid ci invita a casa sua per pranzo e mentre racconta della sua infanzia ci offre una zuppa di miso al tavolo basso della cucina. Ha 29 anni e un figlio di 1 anno e mezzo di nome Nereo, è nata negli Stati Uniti ma è cresciuta in Messico e da qualche anno vive in Europa. “Mia mamma ci ha passato un modo di vivere. Il suo educarci era darci alcuni limiti, ma nulla di autoritario. Non ricordo di aver mai percepito vere regole, semplicemente si faceva così”. Primo su tutto le abitudini nell’alimentazione e nella cura di sé. “A casa si mangiava in un certo modo, seguendo la dieta macrobiotica ed erano vietati assolutamente determinati alimenti, ma mia mamma mi spiegava il motivo e io avevo grande fiducia in lei, quindi credevo alle cose che mi diceva. A posteriori posso dire che questi indirizzamenti spiegati con attenzione mi hanno reso un’adulta più consapevole. Scelgo con coscienza. Da piccola portavo a casa le caramelle di nascosto e mia mamma lo sapeva, ma faceva finta di niente per darmi la possibilità di fare le mie esperienze”.

Non disciplina imposta e neanche libertà incondizionata: i bambini hanno bisogno di essere accompagnati e sostenuti. “I ‘no’ ci sono, ma mai calati dall’alto e senza motivo. Questo approccio più morbido è senz’altro difficile in età adolescenziale, quando i ragazzi sono predisposti all’evasione e alla disobbedienza. Bisogna essere genitori capaci di accompagnare i figli anche nelle ombre; bisogna saper superare le paure, aprendosi anche alle situazioni più difficili e impreviste. Io sono stata una figlia cauta, mentre mio fratello si è preso molte libertà che mia mamma ha tentato di limitare solo con delle imposizioni”.

Pro e contro? “Facendo decidere il bambino e lasciandolo agire da solo (anche se mai completamente al buio) sicuramente gli si trasmette molta fiducia. Poi non esiste un modello, ma l’educazione va personalizzata. Di contro, ci va molto tempo, molta pazienza e molta voglia di mettersi in gioco”. Tu che mamma sei? “Nereo è diverso da me, lui deve provare e cadere. Parlo tanto con lui e cerco di accogliere anche i comportamenti che per natura non riesco a comprendere, prendendoli come fasi della sua crescita. Cerco di esserci. Se decide di svuotare la mia dispensa di barattoli, scatole e bottiglie, io lo faccio con lui e gli faccio vedere che i barattoli di vetro si prendono con due mani e si poggiamo a terra piano. Accende e spegne la radio di continuo, ma senza delicatezza e con tutta la mano; mi siedo e facciamo il gioco del ditino in cui gli faccio vedere che può usare solo un dito per accendere. Non glielo vieto, gli spiego come fare. E quando sono troppo stanca chiudo il mobile a chiave e lo distraggo!”.

Osservazione partecipata

LUCA E AGOSTINA
“Il momento più delicato nelle relazioni tra persone è senz’altro il conflitto – commenta Luca, uomo di spettacolo che ha un bimbo (Elia, di 3 anni e mezzo) con Agostina, antropologa -. I bambini hanno la grande capacità di risolvere i conflitti senza rancori e se litigano dopo dieci minuti giocano insieme come se nulla fosse successo. Gli adulti perdono questa dote e si ritrovano incapaci di gestire gli attriti, che spesso sfociano in rotture senza ritorno. Noi vorremmo che Elia mantenesse questa capacità innata, per quello cerchiamo di intervenire pochissimo quando si relaziona con gli altri bambini”. Si osserva, si è presenti, ma non si interviene. “Capita che i bambini vengano da noi lamentandosi che Elia abbia preso un gioco o abbia fatto qualcosa di fastidioso. Semplicemente noi rispondiamo di dirlo a lui, che non siamo noi che stiamo giocando. I bambini restano increduli e i genitori esterrefatti, si crea il gelo intorno a noi!”. Lo dicono con un sorriso, ma è vero che oggi i genitori portano le colpe dei figli. “Solitamente i genitori che incontriamo sono molto interventisti – dice Agostina -. Cercano di fare giustizia ancora prima che scatti uno pseudo-bisticcio”. Come se volessero tenere tutto in ordine e sotto controllo, lasciando ai piccoli pochissima autonomia relazionale. “Noi vogliamo che Elia impari a gestire da solo le situazioni, comunque rimanendo sempre presenti. Ci siamo, ma osserviamo senza intervenire. In gravidanza ci siamo avvicinati molto al pensiero del pediatra spagnolo Carlos Gonzales, che non impone ricette per essere genitori modello, ma invita all’ascolto. Ascoltare i bisogni senza anticiparli né interpretarli e ascoltare le difficoltà senza risolverle”. Usate lo stesso atteggiamento, sia che Elia stia subendo un torto o dominando? “È uguale, se viene a lagnarsi di qualcosa, rispondiamo allo stesso modo, di risolverla con i suoi compagni di gioco. In realtà, dobbiamo dire che sono quasi sempre gli amichetti o i genitori a protestare; lui ha imparato ad affrontare per conto suo la difficoltà. Altrimenti cambia gioco”. E gli altri genitori che fanno? “Ci guardano male, come se fossimo disinteressati a nostro figlio, che, sia chiaro, non lasciamo mai solo. Alcuni ce lo dicono proprio e al momento dello scontro è capitato che gli adulti si allontanassero coi figli; ma la volta successiva i piccoli son tornati a giocare senza problemi. A scuola per ora ci pare che sia questo l’orientamento anche delle insegnanti”. Ma quindi autonomia e libertà in tutto e per tutto? “No – rispondono in coro -. Abbiamo orari fissi per la nanna e per mangiare, per esempio. Si pranza e cena tutti insieme, seduti a tavola mangiando quel che c’è, per tutti uguale. E poi qualunque forma di libertà non può prescindere dall’educazione”.

[Alfonsa Sabatino]

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