Il disturbo oppositivo provocatorio esiste. Non è solo una questione di capricci

27È arrabbiato con tutto e con tutti. Si oppone per principio a qualsiasi richiesta. Si comporta al limite della provocazione. Ma forse non è “il suo carattere” e non si tratta di un capriccio. Forse il nostro bambino “difficile” soffre del disturbo oppositivo provocatorio.”

Disturbo oppositivo provocatorio, questo sconosciuto

Ne parliamo con Barbara Gentile, psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale, esperta nel trattamento dei disturbi del comportamento dell’infanzia e dell’adolescenza, tra cui il DOP – Disturbo Oppositivo Provocatorio.

Il dubbio è se si tratti “solo” dell’ennesimo capriccio oppure di un disturbo del comportamento.

Capire questa differenza è fondamentale per attivare strategie necessarie ad aiutare nostro figlio.

Cos’è il disturbo oppositivo provocatorio?

“Si tratta di una diagnosi che viene effettuata nel caso in cui il bambino manifesti livelli di rabbia inappropriati per l’età di sviluppo e adotti un comportamento provocatorio e oppositivo nei confronti dell’altro. L’ostilità è prevalentemente rivolta verso chi esercita l’autorità. Per questo i genitori e gli insegnanti, che partecipano alla vita di questi bambini, sono comprensibilmente molto affaticati”.

È spesso arrabbiato e rancoroso? Litiga con tutti e accusa gli altri per i propri errori?
Forse non si tratta solo di una fase della crescita
e neppure del nostro stile educativo.

Quali sono i sintomi del disturbo oppositivo provocatorio?

“Nella pratica possiamo osservare che questi bambini si arrabbiano facilmente, litigano con gli adulti non riconoscendone l’autorità, si rifiutano di rispettare i limiti e le regole. L’atteggiamento verso l’adulto è spesso di sfida, infatti i genitori o gli insegnanti si sentono provocati dal bambino”.

A volte sembra che questi bambini vogliano infastidire le persone senza apparente ragione. Non rispettano le regole e accusano gli altri per il proprio comportamento.

Il bambino non accetta rimproveri e punizioni, ma attribuisce la responsabilità di quanto accade alle richieste eccessive o irragionevoli degli altri.

Come distinguere il DOP dai capricci?

“Ovviamente, per parlare di disturbo oppositivo-provocatorio, i comportamenti e il livello di irritabilità, devono interferire significativamente con il funzionamento in diversi ambiti di vita. A livello sociale, ad esempio, il bambino può venire emarginato o frequentare gruppi con condotte sociali discutibili. A scuola può rischiare di essere espulso, può presentare un rendimento scarso o difficoltà nel mantenere l’attenzione. In ambito familiare può manifestare aggressività fisica o verbale. Inoltre, questi comportamenti devono persistere nel tempo e risultare inappropriati per l’età del bambino.

Ci sono delle fasi evolutive in cui l’aumento di irritabilità e di oppositività appartengono al processo di crescita. Per esempio tra i 18 e i 36 mesi lo scopo principale dell’esistenza del bambino è camminare e andare verso l’indipendenza. La stessa cosa vale per il giovane adolescente, che scalpita per differenziarsi dall’adulto e affermare sé stesso. Ma, raggiungere l’indipendenza, significa anche esporsi a sfide che spaventano. Inoltre, si deve convivere con la consapevolezza che si desidera essere indipendenti, senza in realtà esserlo ancora. Questa ambivalenza tra indipendenza e dipendenza crea nel bambino e nel giovane adolescente una tensione interna, che si manifesta con un incremento del negativismo e degli scontri con l’adulto”.

Quali sono le cause del disturbo oppositivo provocatorio?

I fattori di rischio per lo sviluppo di questo disturbo sono genetici, temperamentali, neurobiologici e ambientali. Un temperamento caratterizzato da una maggiore sensibilità può portare, ad esempio, questi bambini a reagire con rabbia a stimoli poco rilevanti. Può sussistere un deficit nei meccanismi di regolazione emotiva e del controllo inibitorio tale per cui i piccoli incontrano difficoltà nel modulare l’intensità della reazione emotiva e/o a limitarne la durata nel tempo.

Anche l’avere un genitore ADHD o con problemi nel comportamento, vivere in un ambiente familiare molto conflittuale, troppo restrittivo o al contrario poco contenitivo, avere una storia di abuso o trascuratezza, sono fattori di rischio per l’insorgenza del disturbo oppositivo provocatorio. Infine, anche lo stile cognitivo del bambino ha un ruolo significativo, poiché il soggetto è portato a percepire l’altro come ostile, competitivo e pronto a fargli un torto da un momento all’altro”.

Quali sono i principali trattamenti per il disturbo oppositivo provocatorio?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale con questi bambini è necessaria, ma al contempo molto complessa. In primis perché le caratteristiche del disturbo rendono difficile la costruzione di un’alleanza di lavoro. Inoltre, il trattamento deve necessariamente essere multimodale, ovvero coinvolgere il bambino, la famiglia, la scuola e anche altre figure significative che svolgono un ruolo di riferimento.
La terapia si focalizza sul modo in cui il bambino si relaziona alle situazioni percepite come frustranti e pericolose. Si evidenziano i pensieri e le emozioni sperimentate in quei contesti e si insegnano al bambino e ai familiari delle tecniche per gestire quell’attivazione cognitiva ed emotiva”.

I genitori si trovano spesso a gestire sentimenti e situazioni difficili ma ordinarie come la gelosia oppure le liti tra bambini. Ma, nel caso di bambini con disturbo oppositivo provocatorio, le strategie educative genitoriali possono da sole non essere sufficienti.

È necessaria una stretta collaborazione con il terapista.

Cosa possono fare i genitori per aiutare il bambino?

Il ruolo dei genitori è fondamentale, in quanto rappresentano la risorsa più preziosa per i bambini con il disturbo oppositivo provocatorio e sono i primi a dover costruire per loro un contesto di sicurezza emotiva e relazionale.
La prima cosa che possono fare i genitori è mostrarsi disponibili a collaborare con il terapeuta. Sembrerà banale, ma non lo è affatto.

Perché è importante? Innanzitutto nessuno conosce il bambino meglio di mamma e papà. Inoltre i genitori hanno la possibilità di vivere il figlio nei diversi contesti. Potranno quindi essere gli “inviati speciali” che aiuteranno il terapeuta a comprendere i meccanismi che regolano le interazioni del bambino con gli adulti.

Grazie al loro contributo, per noi terapeuti sarà più facile comprendere la funzione del comportamento oppositivo e provocatorio e, non meno importante, conoscere la reazione dell’ambiente in quelle circostanze”.

Genitori e figli

“Immaginiamo un bambino che si rifiuta di fare i compiti e si mette ad urlare. Probabilmente i genitori proveranno esasperazione e vergogna all’idea che i vicini sentano le urla. Allo stesso tempo potranno magari essere colti delusi all’idea che il figlio prenda un brutto voto. Spinti dal bisogno di ridurre l’esasperazione, la vergogna e la preannunciata delusione potrebbero decidere di sostituirsi al bambino nello svolgimento del compito. Bene, il bambino ha evitato l’impegno e la frustrazione e l’adulto ha ridotto il proprio stato di malessere: ha funzionato!

Ma si può dire e vissero tutti felici e contenti? No, perché questa soluzione efficace a breve termine, nel tempo aumenterà la probabilità che il bambino ricorra al comportamento oppositivo per evitare i compiti.
Questo può essere utile per capire quanto la reazione dell’adulto al comportamento del bambino sia determinante. Egli ha un ruolo fondamentale nell’aumentare o diminuire la probabilità che quel comportamento venga reiterato e strutturato. Ma la medaglia ha sempre due lati, e noi sappiamo che gli adulti, se correttamente supportati possono interrompere i circoli viziosi e diventare un importante fattore di protezione dal disturbo invece che di mantenimento.

I comportamenti più giusti

Per riuscire ad interrompere i circoli viziosi è importante che i genitori tengano a mente due cose:
nei momenti di conflittualità il bambino è in balia di se stesso ed è in difficoltà quanto loro. Quello di cui ha bisogno è di essere aiutato a regolare e contenere quell’attivazione distruttiva per sé e per le proprie relazioni.
-con le provocazioni e l’ostilità il bambino attiverà nella mamma o nel papà delle reazioni emotive sulle quali inciderà anche la loro storia personale.
Ai genitori è richiesto un duro lavoro e per questo è importante che vengano accompagnati e sostenuti nel farlo”.

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