Una famiglia da Como alle Azzorre

Una svolta netta e via, si cambia vita. Quante volte lo abbiamo sentito o pensato? La famiglia Molteni, lo ha fatto: in modo insolito, alle Isole Azzorre, un pugno di terre emerse in pieno Oceano Atlantico, a metà tra Europa e America. Verdissime, selvagge e tranquille, autentiche, ancora poco coinvolte dal turismo di massa, queste isole di origine vulcanica appartengono al Portogallo da cui distano un paio d’ore di volo. Originari di un paesino della provincia di Como, i Molteni si sono trasferiti nel 2015 sull’Isola di Sao Miguel, la più grande dell’arcipelago e precisamente a Candelaria, un paesino di mille abitanti. Papà Giorgio, 44 anni, è perito informatico e libero professionista nel campo dell’automazione industriale, in Italia lavorava presso una solida multinazionale come responsabile del settore della manutenzione. Chiara, la mamma, ha 37 anni ed è arredatrice specializzata in cucine e camerette. Affascinata dalle balene da quando era bambina, sognava di vedere dal vivo un capodoglio (il desiderio lo ha realizzato un anno dopo il trasferimento, al largo di Sao Miguel). Con loro ci sono i figli Carola e Giacomo, 8 e 6 anni, a cui sull’isola si è aggiunto un simpatico gruppo di animali domestici: due gatti trovatelli e tre pesci che vivono nel lavatoio vicino casa.

 

“Parlavamo da anni di trasferirci, ma non trovavamo il posto giusto. Eravamo scontenti dei ritmi frenetici imposti a noi e ai bambini, ci sarebbe piaciuto vivere in un luogo con un clima più mite e possibilmente al mare. Troppa criminalità, sempre in aumento. Il tentativo di furto, in una comune mattinata, mentre Chiara era sola in casa, è stato il punto di non ritorno”.

Reinventare una vita

L’attività lavorativa principale della famiglia è la gestione di un piccolo ristorante-pizzeria che hanno deciso di chiamare ‘O Sole mio. Amante della buona cucina, Giorgio prima di partire si è rimboccato le maniche e ha trascorso alcuni mesi a Roma per frequentare un corso professionale di panificazione: nel ristorante ora è il pizzaiolo. “Da maggio a settembre il lavoro ci impegna quasi totalmente e i bambini, la scorsa estate, sono stati amorevolmente accuditi da una delle nonne (decisa a trasferirsi sull’isola, almeno per metà dell’anno). In autunno-inverno il lavoro cala notevolmente, noi possiamo ridurre gli orari e gestiamo le giornate in modo da tornare a casa alle 15, orario in cui i bambini terminano la scuola. In questi mesi abbiamo modo di rilassarci… Trovare un locale adatto alla ristorazione non è stato facile perché da un paio d’anni anche le Azzorre sono state raggiunte dalle normative dell’Unione Europea che ha complicato l’iter per aprire qualsiasi nuova attività, purtroppo”.

 

Trovare casa invece non è stato così difficile, anche grazie all’aiuto di un’amica brasiliana, che ha agevolato molto le pratiche di “comprensione” linguistica. “Dall’Italia abbiamo consultato siti Internet locali per procurarci una casa in affitto. A caso, siamo approdati a Candelaria, non avendo preferenze sul luogo specifico all’interno dell’isola, l’importante per noi era stare sull’isola di Sao Miguel, che proprio dal 2015 ha allacciato collegamenti aerei low cost con il Portogallo continentale”. Anche una coppia di italiani, tra i pochi nostri connazionali che vivono in queste isole, ha dato una mano nel delicato momento del trasferimento.

Integrarsi in una piccola comunità

Entrare in contatto con gli abitanti non è stato difficile, nonostante l’iniziale barriera linguistica. “Siamo stati accolti a braccia aperte. La scuola ci ha messo a disposizione gratuitamente l’insegnante di portoghese nei mesi di giugno e luglio, tre mattine alla settimana, per permettere a Carola di affrontare la seconda elementare senza difficoltà. Gli uffici competenti ci hanno spiegato con chiarezza come procedere per ottenere la residenza e il medico di famiglia. I vicini di casa si sono presentati e messi a nostra disposizione. L’integrazione all’interno della comunità è stata graduale ma spontanea. Abbiamo fatto amicizia con una coppia di ragazzi portoghesi, arrivati sull’isola un anno prima di noi. Comunicando con loro in francese e in inglese prima, e poi, sempre più spesso, in portoghese, la nostra conoscenza della lingua si è rafforzata rendendoci più audaci e sempre più sicuri. Abbiamo ancora molto da imparare, ma adesso siamo in grado di sostenere una decente conversazione telefonica e siamo addirittura andati al cinema”.

 

Carola ha frequentato la prima elementare in Italia, poi è seguito il trasferimento alle Azzorre e la conseguente iscrizione in loco alla seconda elementare, senza incontrare grandi difficoltà grazie all’affiancamento dell’insegnante per i mesi estivi. Ora, arrivata al terzo anno, è brillantemente inserita. Il sabato pomeriggio frequenta gli scout (escoteiros) di Ginetes, dove impara ad apprezzare le meraviglie della natura che trionfa sull’isola. Giacomo ha frequentato alle Azzorre l’ultimo anno di scuola materna e da settembre è partito anche lui con la carriera scolastica. “Curiosità: i bambini nati da ottobre a dicembre, che cioè non hanno ancora compiuto 6 anni al momento dell’inizio della scuola (come Giacomo, nato a ottobre) hanno la possibilità di scegliere se ritardare di un anno l’ingresso scolastico, rimanendo ancora a giocare alla materna. Noi abbiamo scelto di proseguire normalmente, perché Giacomo ha dimostrato di essere pronto, comprendendo e parlando già molto bene il portoghese. Tra l’altro, ha creato da subito uno stretto legame con amichetti della stessa età e ci pareva saggio coltivare questi rapporti perché ancora adesso, di tanto in tanto, il pensiero vola ai compagni italiani”.

Pregi e difetti di una scelta radicale

Alla domanda “Siete soddisfatti della strada che avete intrapreso?” rispondono senza esitazione di sì. “Stiamo tutti bene e siamo felici della nostra scelta. Se si cerca un luogo di pace in cui ci si accontenta di vivere serenamente e semplicemente, accantonando gli eccessi e senza pensare di arricchirsi, questo può essere il luogo giusto”. Consigliano un viaggio alle Azzorre anche solo dal punto di vista turistico, “perché se una persona ama almeno in piccola parte la natura, non può non organizzare una vacanza qui. Ci sono panorami emozionanti e un contatto diretto con gli animali marini e terrestri. Sono isole che offrono molto, dalle terme naturali a ogni tipo di attività sportiva. Di negativo c’è che siamo in mezzo all’Oceano Atlantico… se ti serve una cosa
e al supermercato non la trovi, c’è poco da fare: devi aspettare! I costi di spedizione sono alti e se hai necessità specifiche devi fare i conti con i tempi lunghi. C’è molta umidità.

 

In positivo la vita è meno costosa: la casa in cui viviamo è indipendente, è grande circa 80 metri quadri su 1000 metri di terreno e ci costa 350 euro al mese. Le persone sono socievoli e aiutano il prossimo con gioia. I bambini possono vivere in serenità all’aperto, senza essere costantemente tenuti d’occhio”. Lo scorso dicembre la famiglia è rientrata in Italia per trascorrere le vacanze di Natale. “I bambini erano giustamente molto emozionati, perché non erano ancora mai rientrati e volevano riabbracciare i loro amici anche se, in tutta onestà, li vediamo ridere, giocare e scherzare con i nuovi amici. Non sono stati esclusi (era la nostra grande paura) anzi, hanno partecipato a feste di compleanno, giochi di gruppo e sono già stati invitati a un pigiama party”.

 

Nostalgia di casa? “L’Italia un po’ ci manca. Ci mancano i luoghi in cui siamo cresciuti, il lago di Como e la Brianza sono incantevoli. Ci manca la famiglia, ci mancano gli amici e la buona cucina, che qui è molto diversa. In compenso viviamo in pace e con meno paure. Leggiamo continuamente notizie disastrose che riguardano l’Italia e, pensando alla serenità e alla sicurezza dei nostri figli, restiamo convinti di aver fatto la scelta migliore”. Talmente convinti da avere aperto anche un blog per testimoniare la propria esperienza, fornire consigli, condividere racconti sulle Azzorre. Lo trovate qui: moltenialleazzorre.wordpress.com.

 

[Brunella Manzardo]

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