Meglio la fascia porta bebé, il marsupio, il fasciupio o il mei tai?

Cosa bisogna sapere prima di scegliere la fascia porta bebé? Meglio il marsupio? Il fasciupio? È vero che la nascita di un bimbo coincide con la fine della gestazione, ma dopo i nove mesi mamma e cucciolo si separano solo metaforicamente.

Il periodo che segue, chiamato esogestazione, comprende i nove mesi che trascorrono dopo la nascita. In questa fase il bambino, anche se separato dal corpo materno, è comunque in tutto e per tutto dipendente dal genitore.

L’esogestazione è una sorta di “gravidanza all’incontrario” in cui il bimbo acquista sempre maggiore autonomia. In questi nove mesi “post parto”, l’importanza del contatto ravvicinato è universalmente riconosciuta.

Una delle forme di maggior contatto, quella che ricorda le mamme africane che legano i bimbi al proprio corpo, è il portare il bambino con la fascia porta bebé. Ma sul mercato si trovano così tanti nuovi supporti che è difficile scegliere. 

Fascia o marsupio, evitare gli errori

Va sfatato un preconcetto: portare i bambini nella fascia porta bebé non significa utilizzare un mezzo alternativo al passeggino e neppure inventare uno stratagemma per avere le mani libere.

È un modo diverso di intendere il rapporto genitore-figlio: i genitori che scelgono di portare sono definiti “ad alto contatto”, una vicinanza che solitamente non si esaurisce con il portare in fascia, ma prosegue nelle ore notturne con il cosleeping e l’allattamento al seno.

Per sostenere queste scelte un po’ controtendenza sono nati movimenti e gruppi online di aiuto tra genitori e anche una nuova figura, quella della “consulente per il portare”.

Analogamente alle consulenti per l’allattamento, questi “angeli del portare” aiutano le mamme e i papà a trovare il supporto ideale. Si evitano così acquisti sbagliati, si spiega come rispettare la fisiologia del bambino e come evitare le posture sbagliate.

Sono due le scuole attive che garantiscono la formazione necessaria per ottenere il certificato di “consulente del portare”. La prima è Portare i piccoli, una scuola nata nel 2002 da Esther Weber, pioniera della materia in Italia. La seconda è Scuola del portare.

L’importanza di portare i bambini nella fascia porta bebé

“Per nove mesi il bimbo è stato un tutt’uno con la mamma – dice Sarah Cinquini, istruttrice certificata, presidente dell’Associazione Portare i piccoli -. Contenuto, cullato e protetto nel grembo, i suoi ricordi e le sue esperienze sono legati esclusivamente al contatto con la mamma. Quando il bambino nasc,  passa da uno spazio ristretto ma elastico a uno vuoto e freddo. Portare vuol dire restituire al bambino lo spazio, limitato, caldo e avvolgente più adatto a lui. La consuetudine del portare risponde a questa esigenza importantissima nel bambino. La fascia gli permette di stare a contatto, di sentire la stessa voce che sentiva in pancia, di ritrovare il battito del cuore che lo ha accompagnato nei nove mesi dell’attesa”.

Non solo nei primissimi mesi

Portare il proprio bambino vuol dire restituire al piccolo quel senso di sicurezza e contenimento che per nove mesi ha provato, cullato nella pancia.

Basta un primo, semplicissimo tentativo di contenimento in un abbraccio avvolgente per vedere quanto il bambino si acquieta e si rilassa.

Restituire al bimbo un confine, far sentire che non esiste spazio estraneo tra il suo corpo e quello del genitore è uno degli aspetti fondamentali della pratica del portare con la fascia o il marsupio.

Portare in fascia è fondamentale anche per favorire lo sviluppo visivo del piccolo, specialmente nei primi mesi, quando la distanza ottimale per la messa a fuoco è di 20 – 25 centimetri, ovvero la distanza tra il suo viso e quello del genitore nel momento dell’allattamento o delle coccole.

“I benefici del portare non si esauriscono nei primissimi mesi – dice Sarah Cinquini -. Anche andando avanti, migliorando le capacità motorie e sensoriali del bambino, la possibilità di accoccolarsi accanto al genitore serve per rilassarsi e sperimentare una base sicura da cui ripartire per scoprire il mondo sulle sue gambe”.

La fascia porta bebé

Per portare il bambino bisogna trovare il supporto più adatto alle proprie esigenze.

Ne esistono di tre tipologie: i supporti non strutturati, quelli semistrutturati e quelli strutturati. Al gruppo dei supporti non strutturati appartengono le fasce.

La fascia altro non è che una lunga striscia di tessuto resistente. “Si consiglia di iniziare con una fascia in cotone 100% con tessitura a saia o diagonale – spiega Sarah -. Questo tipo di lavorazione conferisce al tessuto elasticità, permette di avvolgere e fasciare il corpo del bambino e di chi porta in maniera ottimale perché si tira bene senza schiacciare”.

Com’è la fascia ideale? “Deve avere una lunghezza che può variare dai 2 ai 5 metri e una larghezza di almeno 70 cm. La fascia  permette di portare il bimbo dai primi giorni fino ai tre anni: prima davanti, poi sul fianco e sulla schiena”.

Le posizioni variano a seconda dell’età e dello sviluppo del bambino. Cambiando la posizione cambia anche il modo in cui il bambino può relazionarsi col genitore e col mondo circostante.

“Quando è sul petto della mamma il messaggio è ‘io ti proteggo’, sul fianco ‘dialoghiamo’, sulla schiena ‘tu mi segui’”. La fascia è il supporto più indicato dalle consulenti, poiché si adatta alla crescita del bambino e lo segue dalla nascita per anni.

Analogamente alla fascia rigida c’è quella elastica, che però ha un tessuto più cedevole ed è consigliata fino ai 7 kg di peso. Quando il peso cresce, la mamma o il papà potrebbero sentire la necessità di sostenere il bambino con le mani e questo indica che il supporto non è più adatto.

Il Mei Tai e la fascia ring

Al secondo gruppo di supporti, quello dei semistrutturati, appartiene il Mei Tai.

Il Mei Tai permette di portare il bimbo davanti, sul fianco e poi sulla schiena a partire dai tre mesi. Questo supporto, che si ispira alla tradizione asiatica, consiste in un pezzo di stoffa quadrata con quattro lunghe bende, cucite in corrispondenza degli angoli, che servono per allacciare il bimbo intorno al corpo del genitore”.

Un altro modello che appartiene al gruppo dei semistrutturati è la fascia Ring. Si tratta di un tessuto di circa due metri, opportunamente cucito alle estremità, che si regola tramite due anelli di metallo.

Indicata dai tre mesi di vita, permette di portare il bimbo sul fianco fino ai 2 – 3 anni. Per la maggior parte dei genitori è una seconda fascia. In commercio esistono fasce ring  prodotte con lo stesso tessuto della fascia lunga.

Il marsupio e il fasciupio

Il terzo gruppo, quello dei supporti strutturati, comprende i marsupi ergonomici che garantiscono una corretta divaricazione delle gambe del bebè.

“Il pannello che si posiziona tra le gambine del bambino deve essere abbastanza largo, circa 30 centimetri. Questo permette lo scarico del peso sul sederino anziché sui genitali del bimbo”.

Il marsupio si può utilizzare dopo il quarto mese di vita, non prima perché il pannello non è regolabile. 

Ultimo nato nel mondo dei portabebé è il fasciupio. Questo supporto è un ibrido tra una fascia, un mei tai e un marsupio. E’ molto avvolgente e contenitivo, ma allo stesso tempo è semplice e intuitivo da indossare.  Si utilizza nella posizione “pancia a pancia”

A renderlo più sostenitivo di una semplice fascia elastica è il pannello rinforzato (come quello dei mei tai o dei marsupi) che sostiene il corpo del bambino offrendo contenimento naturale e comfort.

La composizione è generalmente di tessuto morbido che si adatta bene al corpo del neonato. Si usa fino al raggiungimento dei 10 chilogrammi.

Le regole base per scegliere

La prima regola, importantissima, è che il supporto garantisca una protezione idonea della testa del bambino. Questo è tanto più importante quando il bimbo è piccolo e non ancora sviluppato da poter reggere la testa in autonomia.

La posizione più adatta va scelta in base al peso del bambino: 

È fondamentale mettere in atto comportamenti che non creino rischi né per il genitore né per il piccolo, perciò si consiglia sempre di evitare la fascia in macchina, in bici o in acqua”.

Ugualmente importante è prestare attenzion16e ai movimenti del bambino, alla respirazione. Portando bisogna evitare di piegarsi se questo comporta il rischio di caduta e regolare il vestiario del bebè considerando il calore prodotto dal contatto con il corpo del genitore.

Infine, anche se sembra quasi ovvio sottolinearlo, è necessario individuare il supporto più idoneo, assicurandosi che soddisfi tre aspetti fondamentali.

Primo: il tessuto deve essere traspirante, colorato con colori atossici (fondamentale poiché spesso i bimbi si ritrovano a ciucciare le fasce)

Secondo: la seduta deve essere ampia e la legatura sicura, in modo che il peso possa essere distribuito accuratamente per evitare fastidi sia al portatore che al portato.

Terzo: non devono esserci frammenti di plastica, di metallo o altre parti ingeribili.

Portami, papà. Portami soprattutto tu

Portare non è solo un affare da mamme. Anche i papà sono bellissimi con fasce e marsupi

Questo perché i lati positivi del portare non riguardano solo il bambino, ma anche l’adulto che entra nel rapporto “a stretto contatto”. 

Il contatto forte e simbiotico permette al papà di avvicinarsi al tipo di contatto che hanno, biologicamente, il bambino e la sua mamma. 

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