Il viaggio di Norm

Un orso polare di nome Norm, ballerino a tempo perso e conoscitore di idiomi umani, parte alla volta di New York. Scopo del suo viaggio: scongiurare la distruzione del suo habitat (e di quello di tutti i suoi amici e conoscenti) da parte di un losco costruttore di grattacieli. L’uomo d’affari è infatti intenzionato a costruire palazzi di lusso in mezzo ai ghiacci polari, fatto che metterebbe in pericolo la vita e la sopravvivenza di quei luoghi e di chi li abita. Nella sua disperata impresa Norm è accompagnato da tre lemming, scelti dopo una serrata selezione tra gli abitanti polari. Ma arrivati nella Grande Mela le cose prendono delle direzioni inaspettate; l’orso polare diventa la mascotte dell’azienda promotrice del dannoso progetto e le motivazioni iniziali sembrano svanire. Il film d’animazione diretto da Trevor Wall e prodotto dalla Lionsgate, si colloca tra L’era glaciale e Madagascar, pellicole alle quali il lungometraggio sceneggiato da Jack Donaldson e Derek Elliott deve sicuramente molto. Il viaggio di Norm è divertente e adatto a tutta la famiglia, ma non rinuncia ad affrontare un tema spinoso. La storia tratta un argomento attuale, la distruzione di ambienti selvaggi da parte dell’uomo e in particolare la devastazione dell’habitat degli orsi polari, sempre più spesso minacciati dal surriscaldamento globale e il conseguente scioglimento del ghiacci, il loro ambiente naturale di caccia senza il quale la loro sopravvivenza è minacciata.

[Mario Bettas Valet]

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