Le critiche non piacciono a nessuno: uno stratagemma per gestire i conflitti

Le critiche non piacciono a nessuno, si sa, tuttavia possono contenere informazioni utili per chi le riceve. Anche se generano ostilità, sono preziose, perché gestire bene i conflitti può migliorare il rapporto sia tra adulti che tra adulti e bambini.

Non esiste famiglia dove non ci siano discussioni e liti: per questo i genitori sono modelli importanti nella gestione rispettosa dei conflitti che spesso partono proprio da una critica. Evitare uno scontro può essere una grande occasione per mostrare ai bambini un’altra via che li accompagnerà per tutta la vita.

Parola chiave: l’ascolto

Quando qualcuno ci muove un’osservazione o fa un commento negativo al nostro operato, nella maggior parte dei casi scatta il piano difensivo. Per prima cosa smettiamo di ascoltare, o perché siamo convinti di aver ragione o per nascondere la coda di paglia. Poi cerchiamo di rispondere alla critica (senza averla ascoltata fino in fondo e quindi spesso senza averla capita) magari interrompendo e prevaricando l’altro e spesso anche perdendo il controllo.

Prendere il tempo di ascoltare correttamente aiuta a disinnescare la maggior parte dei conflitti prima ancora che inizino. Ascoltare insegna ad ascoltare e ci rende ascoltati. L’ascolto va inteso nel senso più pieno del termine, cosa che richiede un po’ di pratica, ma non è difficile. Ascoltare mentre sbirciamo sul cellulare, mentre ci guardiamo intorno o pensiamo ai fatti nostri non vale, è ascolto finto.

L’ascolto vero ci vuole completamente concentrati sul nostro interlocutore, adulto o bambino che sia, aperti ad accogliere le sue parole.

Ascoltare completamente l’altro senza interromperlo o prevaricarlo, senza anticipare le sue conclusioni e senza smorfie ironiche, ascoltare e basta finché la sua carica non si è esaurita è il modo migliore per disarmare chi ci sta attaccando.

Se la critica è mossa in modo gentile, questo non costerà molto sforzo. Se l’interlocutore si fa aggressivo è utile concentrarsi sul partner della conversazione: tenere il focus su di lui e non su di noi ci rende meno bersaglio e più osservatore. Quando l’interlocutore ha terminato osserviamo anche la sua gestualità per capire se qualcosa è rimasto in sospeso. E prima di rispondere, concediamoci una breve pausa.

Utilizzare il metodo del coaching

Per comprendere e affrontare le dinamiche tra le persone, anche quelle conflittuali, esiste una metodologia, il coaching, che stimola la riflessione con un processo creativo e aiuta a utilizzare al meglio le proprie risorse in tutti gli ambiti della vita.

Il coaching consente una comprensione più profonda delle dinamiche personali e interpersonali e mantiene un’impronta molto pratica, orientata alla soluzione e scandita da continue verifiche con la realtà.

Praticare questo modello con e di fronte ai figli li renderà più sicuri di sé, poiché impareranno a essere padroni della situazione anche quando le cose si mettono male, si abitueranno a cercare di comprendere invece di fuggire o aggredire per difesa, sapranno cogliere e stimolare il contributo dell’altro creando intorno a sé un clima di fiducia e stima.

Dopo aver ascoltato, prima di rispondere

Dopo l’ascolto “neutro”, il coaching consiglia di rispondere duplicando l’altro: usiamo le sue stesse parole (non vanno cambiate né interpretate) per ripetere ciò che ci rimprovera. Capita spesso che, sentendosi come in una registrazione, chi ci attacca ridimensioni la sua critica, ma se ci inchioda ribadendo “è esattamente quello che ti ho detto” abbiamo una via d’uscita. Dopo aver ascoltato e colto il messaggio possiamo riconoscere che c’è un fondo di verità condivisibile (anche se tutto il resto può essere esagerato o falso). Ammetterlo è un buon inizio che aiuta a spurgare l’offesa. In molti casi l’interlocutore si sentirà spiazzato, o comunque gratificato dall’attenzione prestata alle sue obiezioni. Nella migliore delle ipotesi proverà ammirazione per noi e avremo acquistato un amico.

Il trucco è non dire niente su tutto quello su cui non siamo d’accordo, anche se fosse la maggior parte del discorso, perché innanzitutto occorre ricucire la frattura. Il riconoscimento della situazione che ha generato la critica è fondamentale perché l’altro si senta capito. “Ti riconosco – per esempio – che stai facendo un grande sforzo” è prendere onestamente atto del fatto che la ragione non sta mai tutta da una parte.

Spazi costruttivi

A questo punto tocca a noi esporre le nostre ragioni che non devono entrare in modalità conflittuale con l’altro, devono invece affiancarlo, creando lo spazio per una conversazione costruttiva. “E ho bisogno del tuo aiuto perché questa situazione non si ripeta” potrebbe essere la conclusione che invita il nostro interlocutore, ormai disarmato, a darci concretamente una mano, anziché remare contro. In questo modo si evitano scontri improduttivi e si attiva, anche nel partner più chiuso e agguerrito, un processo di crescita, assumendosi ciascuno la propria parte di responsabilità.

 

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