Giochiamo insieme: giochi di società con i bambini

Le giornate si accorciano e a scandire i pomeriggi ci sono i compiti, la cena, un po’ di televisione. Che tristezza! Lo spleen – quell’umore tetro e malinconico tipico che caratterizza gli scrittori romantici – ci prende per mano, ci fa compagnia e non ci abbandona. Siamo prigionieri tra le mura di casa. Per combattere lo spleen ci sono poche soluzioni. Charles Baudelaire, il poeta maledetto, consigliava di ubriacarsi, ma con i bambini in giro per casa come si fa? Tocca cercare un’alternativa, o magari concedersi una birretta – non di più – giusto per essere allegrotti mentre si tira fuori l’asso dalla manica: un fantastico gioco di società.

Non sapete quale scegliere? Vi proponiamo la nostra “top 20”, i giochi migliori e più divertenti. Non in ordine di importanza, ma riuniti per argomento, suggestione e filo logico. Anche se il minimo comune denominatore è uno solo: stiamo giocando per divertirci, tutti, grandi e piccini. Solo così il gioco è davvero tale. Con un’unica regola – ferrea: mentre si gioca si tengono spenti videogame, consolle e telefonini.

 

Divertimento in scala

Ve la ricordate l’estate? Quando siete stati ore sulla spiaggia infuocata giocando a biglie? Sì. Togliete la sabbia, il sole e il mare e tirate fuori la scatola di Pitch Car (prodotto da Ferti), un gioco che permette di costruire una pista da biglie con tanto di bordi laterali su cui far correre automobili grosse come tappi di bottiglia, muovendole a colpi di schicchera. I pezzi della pista sono modulari, quindi ogni volta si può creare un tracciato diverso. E anche la noia finisce fuori strada.

Un altro gioco che, per eccellenza, simula quel che si può fare all’aria aperta è il caro, vecchio Subbuteo (prodotto da Giochi Preziosi): panno verde a fare da campo, porte, accessori. Ma soprattutto giocatori e palla: una via di mezzo tra il collezionismo di miniature e lo sport. In Italia è così amato che sono connazionali i vincitori dell’ultima edizione del Campionato Mondiale “di categoria”. Chissà che tra i nostri piccoli non si nasconda il re del Subbuteo di domani.

Richiede una buona dose di esercizio fisico anche un altro grande classico che, nella sua semplicità, garantisce una varietà pressoché infinita di partite e un’attività tutt’altro che sedentaria. Parliamo di Twister (della Habro) che con il suo tipico tappeto a pois abbina un piede o una mano a un colore, generando intrecci e incastri laocoontici tra i giocatori (se vi state chiedendo chi era Laocoonte, è quello della statua conservata nei Musei Vaticani, lo avete studiato a scuola).

 

Il potere della mente

Appartengono alla categoria dei giochi “inesauribili” quelli che, a fronte di una struttura di regole piuttosto semplice, aprono a un utilizzo pressoché illimitato e a prova di noia o ripetitività. Alcuni sono dei superclassici, altri sono più recenti, ma tutti sono uniti dalla loro infinita capacità di rigenerarsi. Per i più piccoli, per esempio, è immancabile il Memory (pubblicato da Ravensburger anche nella deliziosa edizione del Gruffalò, ma le varianti sono infinite). Memory allena le capacità dei piccoli di ricordare dove sono le carte con cui formare le coppie ed è considerato uno dei giochi più utili anche per i nonni con problemi di memoria. Qui i bambini sfidano davvero gli adulti e anche i più piccoli hanno serie chance di vittoria.

Un po’ come in NasconDino, della Red Glove, gioco simile al memory ma più di nicchia, dove i personaggi sono gli antichi animali preistorici mimetizzati dietro alberi e cespugli: bisogna riconoscerli e abbinarli, senza lasciarsi ingannare dai travestimenti.

Dedicati ai più grandicelli sono i giochi dove bisogna avere imparato a scrivere (o avere la collaborazione di un adulto). E qui ci si può scatenare con Saltinmente (Hasbro), che dà forma e regole al classico “nomi, cose, animali” cui tutti abbiamo giocato almeno una volta, se non proprio con il gioco in scatola, almeno durante le lezioni di scuola.

Oppure c’è Scarabeo, di Spin Master, inventato nel 1955 dal giornalista e scrittore Aldo Pasetti, lanciato da Editrice Giochi e diventato un vero e proprio fenomeno di costume. Come funziona lo sappiamo tutti (e se siete diventati pazzi con l’app di Ruzzle siete anche piuttosto allenati): si abbinano le tessere delle singole lettere per formare le parole più lunghe e meglio posizionate. Obiettivo: fare punti a manetta.

Chi non vuole scrivere, ma preferisce disegnare, trova in Pictionary (Mattel) o in Visual Game (Hasbro) il suo passatempo ideale, con lo stimolo di far indovinare il soggetto ai compagni di squadra.

Senza scrivere nulla, invece, c’è Taboo (Hasbro) dove a essere vietate sono solo alcune parole.

Tra le proposte più rivoluzionarie degli ultimi tempi troviamo senza dubbio il premiatissimo Dixit (Asterion) un gioco dove dobbiamo far capire a qualcuno (ma non a tutti) cosa abbiamo davanti. È un gioco paradossalmente infernale: bisogna descrivere una scena senza farla comprendere a tutti e se tutti indovinano non si ottiene alcun punto, proprio come se nessuno riesce. Insomma, attività superstimolante per la fantasia, l’espressività e la potenza narrativa, non a caso è nato nel 2002 dall’idea di uno psichiatra infantile francese, Jean-Louis Roubira, specializzato nella relazione madre-bambino.

 

Strategia e dintorni

Ci sono giochi che chiedono qualcosa in più rispetto al semplice gusto ludico o alla fantasia creativa. Qui bisogna avere un piano. Ma soprattutto metterlo in pratica. Per i più piccoli, ad esempio, c’è Three Little Pigs (Tre Porcellini, di Orchard Toys), che rifacendosi alla fiaba sfida i cuccioli a costruire le proprie case di paglia, legno e poi di mattoni, al riparo dal soffio del lupo che vuole buttarle giù.

Decisamente più noto è Scotland Yard, di Ravensburger, che in una Londra fatta di intrighi e corse in taxi, affida a un concorrente i panni di Mister X e agli altri quelli dei detective, disposti a tutto pur di acchiappare il fuggitivo.

Strategia matematica è invece quella richiesta da un gioco come Coyote (Kidadultgame) che tra fascette da mettere in fronte e penne da indiano scatena la corsa all’addizione, sperando di indovinare la cifra giusta di “indiani” senza sballare. Un gioco molto semplice, ma divertentissimo.

Strategia e brividi, infine, con Lupus in Tabula, della Dv Games, che scandisce il gioco in notte (quando i lupi attaccano) e giorno, quando le bestiacce si mescolano agli uomini del villaggio che danno loro la caccia, cercando di sviare i sospetti.

E per concludere, uno scatenato Soqquadro, della giovane e intraprendente Cranio, casa creatrice di giochi dalle grafiche strepitose. Questo è l’incubo dei genitori e il divertimento assoluto per i bambini: una scatenata caccia al tesoro da fare a casa (o anche fuori), alla ricerca velocissima di oggetti dalle specifiche qualità (ruvido, rosso e via dicendo).

 

I super classici

I capisaldi del gioco in scatola sono così classici da essere diventati, in alcuni casi, anche tascabili, ottimi per i viaggi. Tra tutti, il più immediato è Forza 4, che regala una terza dimensione (e l’influenza della forza di gravità) al più classico “Tris”. E rappresenta, curiosamente, uno dei rari casi di gioco da tavola che è riuscito ad affrancarsi e a trovare un suo spazio anche all’aria aperta (in tanti parchi giochi, o addirittura nelle spiagge attrezzate, si possono trovare delle riproduzioni in scala aumentata di questo gioco).

Imperdibile e indimenticabile pure Indovina Chi, titolo che sembra non sentire lo scorrere degli anni, così come i personaggi rappresentati sulle carte del gioco, pronti a lasciarsi descrivere e individuare dai concorrenti. Dal sito www.hasbro.com si possono scaricare e stampare nuove schede di personaggi con cui giocare: i “Dinosauri” sono sicuramente i nostri preferiti.

Richiede una superficie piana, ma offre in cambio divertimento e scariche di adrenalina, un prodotto ormai storico come Il Pirata Pop Up (prodotto da Grandi Giochi) un gioco evergreen che chiede di infilare le spade nelle apposite fessure, fino a quando la lama giusta non fa schizzare verso l’alto il filibustiere nascosto all’interno della botte.

Una dinamica – quella del “troppo pieno” – che si ripete in Orazio il maialino mai sazio. Qui si tratta di girare una ruota per contare quante calorie mangia il nostro maialotto domestico. E quando la pancia scoppia, la partita è persa!

Gioco da viaggio, adatto a essere usato ovunque, anche in spazi limitati e in assenza di tavoli o superfici piane, è infine Dobble, che su proposta di Asterion si articola in una serie di carte tonde piene di disegni, pronte a stimolare colpo d’occhio, spirito di osservazione e velocità di pensiero nell’abbinare i vari simboli.

E per concludere non fatevi mai mancare una partita a Trivial Pursuit (Hasbro). Nella versione Harry Potter noi adulti non abbiamo possibilità di vincere, in quella “Family Edition” ci si sfida sulla cultura generale, ma con domande separate per grandi e bambini.

 

Per piccoli intenditori

Meritano un discorso a parte invece quei giochi in scatola che forse non vedrete mai in uno spot televisivo o in altri tipi di promozione pubblicitaria. Non sono titoli famosissimi e si collocano fuori dalla cerchia: sono giochi, per così dire, da intenditori, ma non per questo complessi o difficili da organizzare. Spesso bastano poche tessere, un dado e alcuni segnalini. Ne scegliamo due, entrambi prodotti da Haba ed entrambi ispirati al mondo dei motori rombanti. Sono A tutta birra e Monza e prevedono, con i dadi e una sequenza di colori, lo scatenarsi di una sfida all’ultima curva, con i nostri bimbi pronti a far sfrecciare i loro bolidi sul rettilineo finale. E qui servono concentrazione e strategia. Anche se un po’ di buona sorte non guasta. Come in ogni gioco. In attesa che torni l’estate.

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