Aree giochi nei parchi

Marco ha 43 anni, è sposato e ha due bambini – Pietro di 7 anni e Luka di 2 -, e fa un lavoro bellissimo: progetta giardini, parchi e aree giochi. Come si inventa un’area giochi?

“Quello che faccio, insieme ai miei collaboratori, è progettare aree giochi inserite in un disegno architettonico. In un parco appena nato abbiamo cercato di individuare delle aree tematiche per ciascuna categoria di fruitori, ridisegnando tutti i percorsi, le aree di seduta e le sette aree giochi. Abbiamo approfondito aspetti pedagogici legati soprattutto alla collocazione dei giochi, che vanno raggruppati e collocati per fasce d’età. Poi bisogna considerare la posizione dei punti di osservazione per i genitori, perché il bambino deve essere libero di divertirsi, ma il genitore deve avere la possibilità di osservarlo in modo discreto, senza che lui si senta oppresso o limitato. Così, nelle sette aree distribuite sulla collina, il muretto di contenimento ha delle rientranze che fanno anche da seduta. Per la pavimentazione avevamo proposto un materiale di ghiaia rotonda, al posto dei tappetini di gomma che si vedono ovunque ed erano previsti giochi in legno, ma l’amministrazione comunale ha voluto la gomma e i giochi in metallo. Peccato! Perché la ghiaia corrisponde alla filosofia generale del parco e ha un costo sostenibile; ma bisogna fare i conti con l’apprensione dei genitori. E la gomma viene certificata, mentre la ghiaia no”.

Il gioco nei bambini è un modo per esplorare il mondo, scoprire se stessi e confrontarsi con le proprie capacità. E nelle aree gioco?
“Secondo me le aree gioco hanno una vera e propria funzione educativa: qui i bambini devono imparare quali sono i loro limiti, le cose a cui prestare attenzione per non farsi male, le regole da rispettare, perché fuori, nella vita quotidiana, ci sono dei rischi che devono essere sempre calcolati. Purtroppo, oggi, la tendenza generale è quella di far crescere i bambini in situazioni a pericolo zero. Penso sia diseducativo il fatto che i bambini giochino sempre in aree a sicurezza elevatissima e non imparino a giocare in contesti dove questa non c’è. Certo non dico che ci debbano essere dei pericoli, però è meglio se rimangono dei margini tali per cui si chiede al bambino di avere sempre un certo livello di attenzione. Ecco perché ci siamo opposti alla richiesta di recintare l’area giochi affinché i bambini non potessero scappare nel prato. È tutto un’area giochi, il parco! Un posto dove devono sentirsi liberi”.

E negli altri paesi com’è?
“Nel nord Europa la gomma colata non è molto diffusa, sotto i giochi si usano più spesso la sabbia, la ghiaia o la corteccia perché costano meno e sono materiali più belli. Mi sembra anche che i genitori siano meno attenti ad aspetti come la sicurezza e la pulizia e più sensibili al rispetto del verde e dei giochi. Anche da parte delle amministrazioni c’è molta più attenzione alla manutenzione. In Italia non esiste una legge specifica per la sicurezza delle aree giochi, esistono però delle normative UNI, delle buone pratiche costruttive che consentono di calcolare, per esempio, lo spessore del materiale della pavimentazione in funzione dell’altezza di caduta dai giochi. In tutta la progettazione del verde e dei parchi bisogna sempre prestare la massima attenzione agli aspetti di sicurezza, proprio a causa dell’apprensività dei genitori: ecco perché troviamo ovunque la gomma per terra, le recinzioni e le panchine quasi a ridosso delle altalene!”.

È cambiato qualcosa nel tuo modo di progettare le aree giochi rispetto a quando non avevi figli?
“La differenza che noto non riguarda tanto la composizione dell’area, quanto soprattutto la scelta dei giochi. Ora so quali sono quelli che piacciono e quelli che non piacciono e sono consapevole delle attenzioni che un genitore ha quando porta il bimbo al parco giochi. Ho notato che alcuni sono utilizzati meno: sullo scivolo i bambini ci vanno due o tre volte e poi si stufano. Certo non puoi non metterlo, però investirei di più in altro. Vedo che usano molto la ragnatela per arrampicarsi e l’altalena. Sono giochi dove metti alla prova te stesso, è per questo che piacciono. Generalmente cerco di fare delle scelte un po’ diverse dal solito, preferendo giochi che possano essere usati da soli, ma anche insieme agli altri, utilizzabili da bambini disabili e accessibili con le sedie a rotelle, ma soprattutto che stimolino la fantasia. Nel nuovo parco, per esempio, abbiamo costruito un labirinto di pali di legno tutti colorati. Di per sé non è un gioco e non è pensato per un uso specifico: è un’area in cui i bimbi possono inventarsi quello che vogliono, possono rincorrersi oppure giocare a ‘Strega tocca colore’. Per i miei ultimi progetti ho condiviso la scelta dei giochi con Pietro, il mio figlio maggiore. Gli ho fatto sfogliare dei cataloghi e gli ho detto: “Prova a sceglierli tu”. Appena i lavori sono finiti e l’area è utilizzabile porto subito i miei figli a testare i giochi. Pietro è molto orgoglioso: “Quest’area giochi l’ha fatta il mio papà!”.

[Isabella Guarino]

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