Il Consiglio d’Europa chiede ai Paesi di parlare di violenza ostetrica

La Risoluzione europea qualifica la violenza ostetrica e ginecologica come violenza contro le donne nel quadro normativo della Convenzione di Istanbul. I Paesi ne devono parlare: questo l’invito del Consiglio d’Europa.

Il Consiglio d’Europa ha adottato durante la Sessione Autunnale 2019 la Risoluzione 2306/20191. Così chiede agli Stati membri di affrontare il problema della violenza ostetrica e ginecologica. L’invito è di assicurarsi che l’assistenza alla nascita sia fornita nel rispetto dei diritti e della dignità umana. La Risoluzione è stata votata quasi all’unanimità; con tre voti contrari.

Violenza ostetrica: di cosa si tratta

“La violenza ostetrica e ginecologica -si legge- è una forma di violenza rimasta nascosta per molto tempo e tutt’ora spesso ignorata. Nell’ambito privato della consultazione medica o durante il parto le donne sono vittime di pratiche violente o che possono essere percepite come tali. Sono inclusi gli atti inappropriati e non acconsentiti, come le episiotomie e le palpazioni vaginali senza consenso, o interventi dolorosi eseguiti senza anestesia. Sono stati riferiti anche comportamenti sessisti durante le visite mediche”.

Per una nascita rispettosa e dignitosa

Nonostante le condizioni di lavoro difficili e le risorse limitate delle strutture sanitarie, l’Assemblea sottolinea la necessità di un’assistenza alla nascita basata sull’umanità, sul rispetto e sul trattamento dignitoso. Tutto il percorso deve rispettare i diritti umani della donna. Gli operatori devono essere messi in condizione di poter fornire questo tipo di assistenza con maggiori risorse dedicate al percorso nascita.

La violenza ostetrica anche in Italia

Il Consiglio d’Europa riafferma il proprio impegno nella promozione dell’uguaglianza di genere in tutti gli ambiti. Interventi specifici devono essere messi in campo per prevenire ogni forma di violenza contro le donne, inclusa la violenza ostetrica e ginecologica. All’Assemblea la senatrice Maria Rizzotti della Delegazione italiana, ha affermato che il fenomeno è stato portato alla luce in Italia dalla campagna  #bastatacere3 e dall’Osservatorio sulla Violenza Ostetrica. Dai dati è emerso che il 21% del campione intervistato ha subito violenza ostetrica

Basta silenzio. Servono azioni concrete

“La risoluzione del Consiglio D’Europa chiarisce l’obbligo giuridico di tutti gli Stati Membri di garantire la protezione delle donne partorienti da qualsiasi forma di maltrattamento fisico o verbale durante l’assistenza al parto. Il comportamento silente delle istituzioni italiane di fronte ai dati Doxa del 2017 non è più conforme”. Questo il commento dell’avvocato Alessandra Battisti, esperta in tema di violenza ostetrica e nella difesa dei diritti umani nella nascita. “La risoluzione chiede agli Stati di intervenire a favore delle donne. Ci aspettiamo azioni concrete in cui i diritti e la libera scelta delle donne siano la priorità assoluta”.

Monitorare il fenomeno e prevenirlo

L’Assemblea invita gli Stati Membri e i Ministeri della Salute a produrre dati sulla violenza ostetrica e ginecologica e a renderli pubblici. È necessario, nell’ottica di una maggiore umanizzazione della nascita, introdurre i temi legati alla violenza ostetrica nella formazione del personale sanitario. Vanno affrontati anche i temi legati agli aspetti relazionali, al consenso informato, al rispetto delle diversità e al sessismo.

Dal punto di vista legale

La presente risoluzione invita gli Stati Membri a prevedere meccanismi che permettano di effettuare denunce relative alla violenza ostetrica e ginecologica, istituendo sanzioni per operatori e valorizzando la figura del difensore civico. È necessario inoltre provvedere all’assistenza idonea alle donne vittime di violenza ostetrica e ginecologica.

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