Il tabù della morte

Un tempo la domanda più difficile che un figlio poteva fare a un genitore era: “Cosa vuol dire fare l’amore?”. Oggi gli argomenti più scottanti non sono legati al sesso, ma alla morte, un evento naturale eppure un grande tabù dell’era moderna. L’accettazione sociale del lutto è così diminuita che la maggior parte dei genitori preferisce non affrontare l’argomento con i bambini, almeno fino a quando è possibile tenerli all’oscuro. Le ragioni del silenzio stanno nel tentativo di proteggere i piccoli dal dolore o dalla necessità di confrontarsi con la perdita, ma così facendo si obbliga sé stessi e gli altri a vivere la morte nel silenzio, senza la possibilità di condividere i rispettivi vissuti, senza conforto, senza strumenti, senza risorse culturali ed emotive. I bambini di oggi vivono la morte come un paradosso: a casa e a scuola ne sono tenuti per lo più all’oscuro e contemporaneamente sono martellati dai mass media che ne parlano, espongono immagini crude e trasformano la morte in uno spettacolo, contribuendo ad allontanarne la percezione dalla realtà.
Un tempo gli adulti affrontavano questo argomento con più naturalezza, perché oggi no? Probabilmente l’illusione di onnipotenza ci impedisce di accettare un limite così grande come “la fine di tutto”. La titubanza è dovuta anche a una maggior attenzione alla sensibilità dei bambini. Siamo diventati genitori iperprotettivi, ma dimentichiamo che, se va bene proteggere dalle emozioni negative troppo forti, non va bene eliminare tutto ciò che è faticoso da accettare. Cosa deve fare una famiglia che è colpita dalla scomparsa di una persona cara? La morte colpisce in maniera diversa. Talvolta arriva in una fase “prevista” nel ciclo di vita e per quanto attendibile, può risultare difficile da accettare. Quando invece colpisce una famiglia in modo traumatico, paradossalmente, i figli sono sempre coinvolti, o direttamente, attraverso la perdita della persona cara, o indirettamente, cogliendo il malessere e il dolore del genitore. Una fiaba o una storia possono essere d’aiuto. I bambini spesso non riescono a parlare direttamente e la metafora dà voce alle loro emozioni attraverso le vicende di personaggi immaginari. Ma soprattutto può essere necessario un aiuto esterno. Prima di parlarne con i bambini, sono gli adulti a dover elaborare la perdita, che solo dopo diventa comunicabile.

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Giovani Genitori

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