Il test di paternità

da | 23 Apr, 2021 | Lifestyle, Soldi e Diritti

In cosa consiste il test di paternità e che valore ha il test del DNA per scoprire il padre biologico?

Quando, per svariate ragioni, si hanno dubbi sulla paternità di un figlio, è possibile effettuare un test del DNA per confermare (o escludere) la compatibilità biologica tra i codici genetici. Si tratta del famoso test di paternità, che nei fatti è un’analisi del sangue (o di altro materiale biologico come unghie, capelli, urina, saliva) del padre e del figlio e, se possibile, anche della madre.

L’analisi normalmente è fatta in vita, ma può essere richiesta anche dopo la morte del genitore, purché ovviamente il cadavere non sia stato cremato. Si è assistito a riconoscimenti di paternità post-mortem in alcuni fatti di cronaca. La notevole evoluzione delle tecniche di analisi fa sì che oggi i risultati siano affidabili fino al 99,99%. Per avere il risultato del test bastano pochi giorni di attesa e il costo è di poche centinaia di euro.

Che valore ha il test

A chiedere il test può essere uno dei due genitori o il figlio stesso, purché maggiorenne. Il test può essere effettuato in forma anonima, ma acquisisce valore legale solo se viene richiesto ufficialmente. 

Se dunque un padre, una madre o un figlio vuole effettuare il test per conoscere la propria discendenza biologica, può acquistare liberamente il servizio e prelevare in autonomia dei campioni di materiale biologico.

Il risultato di questo test, però, ha solo valore informativo e non legale. Non può quindi essere prodotto in tribunale in una causa, per esempio, di riconoscimento o mantenimento del figlio.

Per vie legali

Perché abbia valore legale, il test deve essere effettuato ufficialmente in un laboratorio accreditato, con un prelievo dei campioni che segue procedure più complesse e richiede la presenza di un perito.

L’accertamento legale della paternità passa attraverso il tribunale ordinario del luogo di residenza del presunto genitore, a cui ci si rivolge tramite un avvocato. Occorre il consenso esplicito di entrambi i genitori e, se il figlio ha più di 14 anni, occorre anche il suo consenso. Un eventuale rifiuto del figlio è insindacabile. A sua volta, il padre presunto può rifiutare di sottoporsi al test del DNA (in Italia non è obbligatorio) ma questa decisione diventa essa stessa un elemento di prova. 

Se però il padre ha meno di 16 anni, non è possibile ottenere una dichiarazione di paternità.

Da ultimo, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che una volta riconosciuta la paternità biologica questa non può più essere negata al padre. 

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