Il vaccino anti-meningococco

La meningite è una infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. Queste membrane si chiamano meningi e sono attaccate da numerosi microorganismi, sia batteri che virus, che possono causare diversi tipi di infezioni. La meningite virale è quella più comune e solitamente non ha conseguenze gravi. La meningite batterica è invece più rara, ma è estremamente più seria e può avere conseguenze anche letali. Tra i batteri delle meningiti, il più temuto è il Neisseria meningitidis (detto Meningococco) di cui esistono diversi ceppi che vengono distinti con le lettere: A, B, C, Y e W135. Altri agenti batterici che causano la malattia sono lo Streptococcus pneumoniae (Pneumococco) e l’Haemophilus influenzae tipo B.

L’infezione può colpire chiunque e a qualsiasi età, tuttavia i bambini sotto i 4 anni e gli adolescenti paiono più frequentemente contagiati. L’Istituto Superiore di Sanità ha calcolato che i casi di meningite in Italia stanno aumentando. Nel 2013 ne sono stati segnalati 1.203, mentre nel 2012 erano 997, il 17% in meno.

Il vaccino
Dall’inizio dell’anno è disponibile in alcune regioni d’Italia un vaccino contro il Meningococco B. Basilicata, Puglia e Toscana lo hanno inserito nel calendario vaccinale regionale, mentre la conferenza Stato-Regioni sta valutando il possibile inserimento nel Piano Nazionale. Anche la nuova edizione del “Calendario per la Vita” (uno strumento che racchiude tutta l’offerta vaccinale nazionale, dall’infanzia alla terza età, redatto tra l’altro dalla Sip, la Società Italiana di Pediatria) dà indicazioni a favore di questa nuova vaccinazione.

In rete però è scattato un allarme. La ditta che produce il vaccino Meningitec, la Nuron Biotech BV, ha ritirato tutte le dosi di un lotto di farmaco perché si è accorta che il liquido contenuto in alcune fiale aveva un particolare colore arancio-rossastro, con la presenza di microresidui metallici. L’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) ha preso atto del ritiro e ha verificato la denuncia di segnalazioni di reazioni fra i bambini a cui è stato somministrato quel preciso lotto di vaccino. Il risultato è confortante: non ci sono state reazioni avverse e nessun operatore ha segnalato di aver trovato colorazioni sospette nelle fiale effettivamente utilizzate nei vaccini. Probabilmente le fiale “colorate” erano appena uscite di fabbrica e non sono mai giunte ai centri per i vaccini. Cosa ci insegna questa vicenda? “Il controllo sui vaccini è fatto molto seriamente – dichiara la rivista UnPediatraPerAmico (Uppa), un mensile scritto e diffuso dai pediatri -. La ditta stessa che li produce, pur non avendo ricevuto alcuna segnalazione di effetti collaterali e senza essere stata sollecitata dall’Autorità Sanitaria, ha deciso, a sue spese, di ritirare il vaccino, anche se solo poche siringhe sono risultate inquinate. Certo, sarebbe meglio se il processo produttivo di un farmaco tanto delicato non fosse soggetto a questo genere di inconvenienti, però si conferma che il sistema di sorveglianza sulle vaccinazioni funziona e anche il più piccolo rischio viene prontamente rimosso”.

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