In vacanza da soli

Sono la mamma di Marta che ha 9 anni. Ora che l’estate è alle porte sto pensando di mandarla in un campo estivo, per una settimana. I miei genitori dicono però che è ancora presto, che non bisogna bruciare le tappe. Che magari gli altri bambini al campo sono più grandi e alla fine lei rischia di trovarsi male, magari anche restarne traumatizzata. A me sembra un’esagerazione, la bambina è matura, responsabile, molto socievole, un’esperienza in un campo mi sembra formativa, oltre che divertente. Lei che ne pensa?
Grazie mille e saluti
Roberta

Cara Roberta,
non posso che trovarmi in pieno accordo con te! L’esperienza delle vacanze lontani da casa, in contesti costruiti su misura per l’età e le competenze dei bambini, è senza dubbio un ottimo lavoro sulle autonomie. Gestire giorno per giorno la scelta del proprio abbigliamento, organizzare gli spazi condivisi con i coetanei, interagire e apprendere attraverso le attività proposte dagli educatori, tutto questo comporta grossi sforzi che stimolano sia gli aspetti cognitivi che emotivi. Intelligenza null’altro è che la capacità di sapersi adattare all’ambiente, di trovare possibili soluzioni ai problemi e alle difficoltà che si presentano ogni giorno: il campo estivo è un ottimo allenamento. Ne consegue che la gratificazione fa sentire capaci, competenti, in grado di cavarsela; insomma, si tratta di un percorso sull’autostima di tutto rispetto, in cui il discorso che recepisce il bambino è: non sono grande perché me lo dicono gli altri, ma perché io mi sento grande e capace di muovere alcuni passi senza mamma e papà.
Vivere queste emozioni a stretto contatto con altri bambini stimola nuove amicizie, conoscere e farsi conoscere dagli altri senza timori permette di creare legami duraturi. Le ansie e le paure che la lontananza comporta sono più dell’adulto che del bambino. Se tua figlia è contenta di fare questa esperienza vuol dire che è pronta per farla. Se invece si tira indietro, prima di desistere si può provare a proporre un soggiorno più breve, magari di tre giorni, per vedere come li vive. Tranquillizzerei i nonni, sottolineando che esperienze come queste sono organizzate per gruppi omogenei di età (nella tua lettera non è chiaro, ma credo che il gruppo possa essere dagli otto ai dieci anni circa). Marta potrà interagire con suoi coetanei o con bambini poco più grandi, sarà seguita da educatori capaci anche di comprendere un suo eventuale disagio e comunicarlo a voi. Escluderei qualsiasi ipotesi traumatica, nel peggiore dei casi tornerà a casa prima del tempo. Come mamma conosci bene tua figlia: non lasciarti intimorire dalle preoccupazioni dei nonni, che del resto si sa fanno il loro mestiere – accudire e proteggere figli e nipoti. Crescere significa anche misurarsi con nuove sfide!

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