Istat: gli italiani vorrebbero più figli

da | 9 Set, 2021 | Lifestyle

Secondo il rapporto ISTAT 2020, il numero di figli effettivo che le persone riescono ad avere non riflette il diffuso desiderio di maternità e paternità presente nel nostro Paese

L’Italia è un Paese a permanente bassa fecondità: a partire dai primi decenni del secolo scorso Il numero medio di figli per donna per generazione continua a decrescere. 

Si va dai 2,5 figli delle donne nate nei primissimi anni ’20, ai 2 figli nel secondo dopoguerra, a 1,56 della generazione del 1965, 1,43 nel 1978 per raggiungere oggi il minimo storico di 1,29. Restano le differenze tra il nord (con un tasso di fecondità minore) e il sud. 

Ormai le coppie che desiderano la famiglia numerosa con 4 o 5 figli, difficilmente conciliabile con opportunità e ritmi di lavoro, sono poche.

Eppure, da una recente indagine pubblicata nel rapporto annuale ISTAT 2020 sulla situazione del paese, pare che gli italiani desiderino più figli di quelli che riescono, nella realtà, a mettere al mondo.

La famiglia con due figli resta il modello ideale

Secondo l’indagine, gli individui tra i 18 e i 49 anni che affermano di non avere la maternità/paternità nel proprio progetto di vita sono solo 500 mila.

A fronte di una fecondità reale in costante calo dal 2010, il numero di figli desiderato resta fermo a due. Ben più alto della media, dato che evidenzia che ciò che si desidera non corrisponde a quanto si riesce a realizzare. 

Oggi, sono oltre 2 milioni 600 mila le persone con figli che ne vorrebbero altri.

Il modello con due figli resta in prevalenza quello ideale e si tratta di un’idea omogenea a livello nazionale. Ben il 46,0% delle persone infatti, desidera avere due figli, mentre il 21,9% ne vorrebbe tre o più, e solo il 5,5% ne desidera uno solo.

Gli “ostacoli” lungo il percorso

Perché gli italiani non raggiungono l’obiettivo auspicato? E per quale le ulteriori nascite trovano difficoltà e ostacoli nella realizzazione? 

La posticipazione del primo figlio ha cambiato il calendario riproduttivo. Il desiderio di avere figli resta elevato anche dopo i 40 anni.

Per questo motivo le coppie che si rivolgono alla fecondazione assistita (omologa ed eterologa) sono in crescita costante. In Italia le coppie che hanno fatto ricorso alla PMA nel 2017 sono state 78.366 con 13.973 bambini nati.

Ma non è solo colpa del calendario riproduttivo. La conciliazione dei tempi di vita dei genitori è ancora un miraggio e in particolare per le donne è alta, anche se non maggioritaria, la diffusione dei cosiddetti orari antisociali.

Nidi e servizi integrativi sono ancora carenti, le coppie con impiego irregolare sono troppo vulnerabili e chi ha visto l’introduzione dello smartworking ha in parte aiutato ma ha anche visto diventare labile il confine tra tempo di vita e tempo di lavoro aumentando lo stress.

Effetto Covid: altro che boom

Recenti simulazioni, che tengono conto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, preannunciano un’ulteriore accelerazione nella caduta della natalità.

Un calo che dovrebbe mantenersi nell’ordine di poco meno di 10mila nati all’anno. 

Altro che boom da lockdown quindi. Nel 2020 c’è stato un freno nella natalità. Una ricerca condotta nelle città di Torino, Milano e Genova ha registrato fino al 55% in più di culle vuote. 

Ma forse, se vogliamo ridurre l’impronta ecologica e cambiare rotta, non serve focalizzarsi sulla decrescita demografica europea, in questo periodo evidentemente irreversibile, ma ripensare a un nuovo modello sociale e di sviluppo. 

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