Sposarsi conviene? La risposta dell’avvocato

Il “tasso di nuzialità” in Italia è in calo costante, un po’ per la crisi economica e un po’ per alcuni cambiamenti culturali. Resta la domanda: sposarsi conviene?

“Sposarsi o non sposarsi non è importante. In ogni caso te ne pentirai”, affermava Socrate.  E pare che gli italiani siano d’accordo: il numero di matrimoni nel nostro paese è in calo da anni. Nell’arco del’ultimo decennio, dal 2006 al 2016, le coppie che si sono sposate sono diminuite del 17,4%.

Siamo uno dei Paesi europei con il più basso tasso di nuzialità; per non parlare della scelta del rito religioso (rispetto a quello civile) che è calata al 50% (mentre dieci anni fa si assestava sul 67%). Dunque sembra che la risposta alla domanda: “sposarsi conviene?” sia negativa, visto che nessuno lo vuole più fare. Ma scendiamo nei dettagli.

Quanto costa sposarsi? 

Certo l’inizio di una vita matrimoniale comporta spese. A partire dalla celebrazione, tra banchetto di nozze, location, abiti e organizzazione, i costi sono difficili da contenere. Ma se sposarsi costa, divorziare costa ben di più: vivere sotto lo stesso tetto, tutti i giorni, soffoca gli spazi dei singoli, allontana la coppia, mina le reciproche libertà… e il patatrac è sempre dietro l’angolo. Si finisce così col rivolgersi a un legale (che certamente lavora per la fama e per la gloria ma ha l’ardire di chiedere un compenso!) e ci si presenterà in Tribunale dove un giudice ci dirà quanto bisogna versare ogni mese all’ex coniuge per il mantenimento suo e dei figli.

Sposarsi conviene se ci sono figli 

È bene tenere presente che, se ci sono figli, anche le coppie non sposate devono affrontare la medesima trafila quando si lasciano. Magari hanno risparmiato, non dovendo affrontare tutte le spese legate alla cerimonia, ma, se si lasciano, devono comunque presentarsi in Tribunale con un legale per decidere delle sorti dei figli (e quindi per discutere dell’assegno mensile).

Si tende a pensare che i figli delle coppie sposate siano più tutelati, ma di fatto da qualche anno non è più così. Il legislatore ha parificato, a ogni effetto di legge, lo stato di figlio naturale a quello di figlio legittimo (cioè quello nato in costanza di matrimonio).

Inoltre, oggi i conviventi (il cui legame sia attestato da una certificazione redatta ad hoc) acquisiscono diritti e doveri reciproci: il diritto di visita e assistenza, di nominare l’altro quale proprio tutore e/o rappresentante in caso di malattia, di continuare ad abitare nell’abitazione comune per un periodo di tempo determinato in caso di premorte dell’altro, di gestire e partecipare agli utili dell’impresa familiare, di succedere nel contratto di locazione intestato al compagno.

In definitiva perché sposarsi?

Al di là di quelle che sono le legittime credenze religiose di ciascuno, il matrimonio è l’unione materiale e morale fra due persone: ci si obbliga al rispetto reciproco, alla fedeltà, alla collaborazione, all’assistenza, alla coabitazione. Non è solo un contratto. Si diventa ufficialmente testimoni l’uno della vita dell’altro. Anche dal punto di vista successorio (diritto che le coppie non sposate non acquisiscono). Se non si è pronti ad assumersi questo impegno, allora no: sposarsi non conviene.

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