La plastica che inquina e ingrassa

I neuroni ipotalamici coinvolti nell’accumulo di tessuto adiposo possono essere “malfunzionanti” per cause genetiche ma non solo. A volte è colpa della plastica. Vediamo perché.

I disturbi del metabolismo e del comportamento alimentare (obesità e anoressia nervosa) sono sempre più frequenti in Europa e nel mondo e spesso coesistono con disturbi della maturazione sessuale e della fertilità. “Questa correlazione – si legge sul Forum di Ricerca FRidA, un progetto dell’Università di Torino e di Agorà Scienza – è dovuta al malfunzionamento dei neuroni ipotalamici coinvolti nel controllo neuroendocrino della riproduzione e dell’accumulo di tessuto adiposo. Il malfunzionamento di questi neuroni può essere causato da fattori genetici, ma più frequentemente dipende da fattori ambientali quali l’esposizione, fin dal momento della gestazione, a molecole inquinanti che modificano la loro maturazione e attività funzionale”. Abbiamo chiesto alla professoressa Patrizia Bovolin di spiegarci meglio di cosa si tratta.

La ricerca

Nell’ambito dello studio “Fattori ambientali e genetici che contribuiscono all’obesità e ai disturbi della fertilità condotto dai Dipartimenti di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi e di Biotecnologie Molecolari e Scienze per la Salute dell’Università di Torino, vengono valutati gli effetti dei più comuni inquinanti presenti negli ambienti domestici, in particolare le molecole rilasciate dalle plastiche, sulla propensione a  sviluppare  obesità. “Il nostro studio più recente -spiega la docente Bovolin- riguarda gli effetti dell’esposizione ad alcuni plastificanti sulla capacità delle cellule a diventare “adipociti”. La presenza di questi plastificanti nel periodo critico in cui devono decidere se rimanere fibroblasti o trasformarsi in adipociti, spinge le cellule a programmarsi in senso adipocitario, e successivamente fa aumentare la quantità di lipidi prodotti da ciascuna cellula. Abbiamo avuto modo di osservare questo processo in test su cellule coltivate in vitro e stiamo facendo studi in vivo nella larva di zebrafish, il pesce zebra molto utilizzato nella ricerca sperimentale”. Sono anche stati studiati gli effetti dei plastificanti sui neuroni GnRH (un gruppo di neuroni ipotalamici che controllano la riproduzione). È stato dimostrato che un’esposizione a plastificanti quali gli ftalati durante il periodo dello sviluppo fa aumentare la probabilità di sviluppare nell’adulto problemi legati alla riproduzione e il rischio di obesità e malattie metaboliche. “Purtroppo -conclude la professoressa- gli effetti si vedono molti anni dopo, e non sono quindi facili da evidenziare attraverso gli studi epidemiologici, ma alcuni dati al riguardo sono già stati pubblicati sia in Europa che negli USA”.

Le plastiche killer

Queste molecole, chiamate “interferenti endocrini” o “metabolici”, sono doppiamente rischiose in quanto insospettabili. “Gli inquinanti ambientali che possono interferire col sistema endocrino sono rilasciati da molti materiali e beni di consumo (contenitori di plastica e imballaggi per gli alimenti, vestiti, prodotti per la cura della persona, giocattoli), ma sono anche dispersi nelle acque di fiumi e mari, nell’aria di ambienti interni ed esterni, nei prodotti agricoli. Gli inquinanti di cui parliamo possono contaminare l’ambiente durante la produzione, l’utilizzo e lo smaltimento. Possono essere sostanze chimiche “persistenti” (cioè rimanere intatte per molti anni) e che si possono bioaccumulare negli organismi, ad esempio nei tessuti grassi o proteici; oppure possono essere rapidamente eliminate dall’organismo. Anche in quest’ultimo caso però possono avere effetti dannosi se l’esposizione è continua e prolungata (mesi o anni)”. Per entrare nello specifico, le sostanze chimiche più diffuse che agiscono da interferenti endocrini sono: i plasticizzanti quali gli ftalati, bisfenolo A, organo fosfati, molto usati nei contenitori per alimenti e cosmetici, e in alcuni giocattoli di plastica soprattutto di origine extra-UE; i POPs, inquinanti organici persistenti in gran parte ormai vietati; gli idrocarburi policiclici aromatici, che si generano durante le combustioni incomplete dei materiali organici sia industriali che domestici; i composti fenolici alogenati, utilizzati spesso come ritardanti di fiamma; alcuni pesticidi che si accumulano anche nei suoli e nelle acque.

Le vittime

In Italia, più di 3 adulti su 10 risultano in eccesso ponderale; in particolare, il 32% è in sovrappeso e l’11% è obeso (Fonte). Sempre in Italia, circa il 10% dei bambini fra i 6-10 anni sono obesi. Inoltre alterazioni del timing della pubertà sono registrati in 1/5000 bambini, con netta prevalenza nelle femmine. “C’è ormai unanime accordo – commenta la professoressa Bovolin- che l’aumento di obesità, diabete e sindrome metabolica non può più essere spiegato solo da una dieta ipercalorica e dall’insufficiente attività fisica. Studi americani evidenziano che negli adulti lo stesso introito calorico e livello di attività fisica si associano in anni recenti a un maggiore accumulo di tessuto adiposo rispetto a qualche anno prima, ad esempio è maggiore quello registrato negli adulti nel 2006 rispetto a quello registrato nel 1988. Questo aumento è dunque imputabile a fattori ambientali, quali l’esposizione a interferenti endocrini e metabolici”.

In Europa studi recenti hanno dimostrano che l’esposizione prenatale a BPA avrebbe una probabilità del 20-69% di causare 43.000 nuovi casi di obesità infantile all’anno; mentre l’esposizione agli ftalati avrebbe una probabilità del 40-69% di causare 54.000 casi di obesità e 618.000 nuove fecondazioni assistite nell’adulto. In Italia gli studi sono ancora pochi. In questo momento è in corso il progetto Life Persuaded, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e finanziato dall’Unione Europea. La ricerca si concentra sugli effetti degli ftalati e del bisfenolo A in fasce d’età (infanzia e pubertà) che rappresentano fasi cruciali dello sviluppo.

I consigli

È uscito alcuni anni fa un Decalogo per il cittadino, intitolato “Conosci, riduci, previeni gli interferenti endocrini a cura del Ministero dell’Ambiente e dell’Istituto Superiore di Sanità. Il decalogo spiega in modo facile quali sono le molecole pericolose e dove si trovano. Due tabelle raccolgono i consigli sui comportamenti, per adulti e per l’infanzia. Qualche esempio? Non riutilizzare contenitori in plastica per alimenti e bevande usurati o “monouso”; limitare l’utilizzo di utensili da cottura antiaderenti se il rivestimento è usurato o evitare il consumo di alimenti affumicati o con parti carbonizzate/bruciate. Per i piccoli: lasciare che i liquidi caldi si raffreddino prima di travasarli in contenitori di plastica non destinati all’uso ad elevate temperature; evitare materassi per lettini con rivestimento o telo impermeabile non conforme alle norme vigenti e comunque evitare rivestimenti per materassi in PVC morbido contenente DEHP; limitare l’uso di capi di abbigliamento per l’infanzia con trattamenti opzionali idrorepellenti o antimacchia.

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