La tassa sulle merendine è un falso problema

Dilemma sulle merendine: tassa o non tassa? Non è questo il punto. Il punto è mangiarle o non mangiarle 

La tassa sulle merendine è una scelta politica, così come è politico il desiderio di utilizzare i soldi che ne derivano per pagare l’aumento di stipendio agli insegnanti. In linea di principio questo meccanismo potrebbe funzionare, ma la trasformazione di un consumo in un puro atto economico rischia di far perdere di vista i danni che le merendine e la cattiva alimentazione fanno alla salute. 

La tassa sulle merendine funziona o non funziona?

La Sugar Tax, sul breve periodo, ha ottimi motivi di esistere. In Francia e nel Regno Unito, dove è stata introdotta da pochi anni, sta funzionando bene. Ha aumentato la consapevolezza dei consumatori e ha spinto i produttori di bevande e snack a ridurre sensibilmente il contenuto di zucchero. 

La Danimarca invece, che ha introdotto la tassa 80 anni fa, sta sperimentando i limiti di questa scelta. All’inizio funzionava, ma dopo un po’ ha perso di significato, fino a essere abrogata totalmente nel 2014. Il motivo? I consumatori non hanno smesso di comprare bevande e merendine, semplicemente si sono spinti fino in Svezia e Germania per portare a casa gli stessi prodotti a prezzo ridotto. Con un danno, per di più, all’economia locale. 

Siamo sovrappeso

Intanto una fotografia degli italiani. Nel 2018 si è calcolato che il 47.5% della popolazione – una persona su due – pesa più di quello che dovrebbe. Il 31.6% è in sovrappeso e il 10.9% è obeso. 

A essere grassottelli si comincia presto: dai 6 ai 9 anni. Gli stili di vita sedentari hanno la loro influenza, ma quello che non funziona sembrano essere soprattutto le abitudini alimentari, con buona pace di chi pensa che in Italia si mangi molto bene.

“Il 36,3% dei bambini consuma quotidianamente bevande zuccherate – spiega Felicina Biorci, biologa nutrizionista e docente presso la Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Torino -. Più di un bambino su tre consuma una colazione e uno spuntino a metà mattina non adeguati. Il sano va poco di moda, con il 20% dei bambini che non mangiano frutta o verdura neanche una volta al giorno”.

Due conti sugli zuccheri

L’Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia che i bambini non superino i 20 grammi di zucchero al giorno. “La quota presente nelle merendine varia dai 6 ai 12 grammi per ogni singolo pezzo – continua Felicina Biorci -. Il quantitativo massimo di zuccheri si supera immediatamente consumando anche solo una bibita o un succo di frutta: 33 cl ne contengono in media 35 grammi”. Bibita e merendina, insieme, sono un’accoppiata decisamente minacciosa.

Le merendine non sono sane

Oltre agli zuccheri, le merendine contengono grassi di tipo industriale, troppo sale e troppi conservanti che le mantengono fresche a lungo. Tra i cibi industriali sono nella top ten di quelli da evitare. Peggio ancora per le bevande gassate e i danni sul sovrappeso infantile sono importanti.

“Tuttavia togliere merendine e bevande per passare al fai-da-te non sempre è la soluzione ideale. Se sostituiamo gli snack pronti con tranci di pizza o panini imbottiti di salumi non miglioriamo l’alimentazione dei bambini”. 

Dunque niente merendine e neanche pizzette. “Il nostro organismo non ha bisogno di così tante calorie e così tanti zuccheri. Dobbiamo rassegnarci alla consapevolezza che siamo efficienti e che abbiamo bisogno di meno cibo di quanto ci piacerebbe. Non serve supernutrire i bambini per stare a scuola, né supernutrire noi adulti per lavori spesso sedentari. Il cervello non consuma così tanto, altrimenti le diete non esisterebbero e basterebbe leggere e studiare per dimagrire”. 

La realtà è che abbiamo bisogno di cibi sani e semplici. “E quindi, a metà mattina e al pomeriggio, la merenda deve essere a base di frutta fresca, pomodorini, carote crude, mandorle, olive. E acqua”. Il resto?  “Il resto è in più”.

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